
Come da copione, ora che la versione definitiva di iOS 4 è nelle mani degli utenti, gli industriosi membri del Dev Team si sono dati da fare e hanno sfornato una prima build del loro software per effettuare il jailbreak. Versa ancora in stato di beta ed è compatibile con i modelli più vecchi, ma novità potrebbero arrivare molto presto.
Se ci erano voluti giorni per produrre un tool che effettuasse il jailbreak della Golden Master di iOS 4 (mela|blog ci ha fatto una esauriente guida all’installazione), questa volte sono state necessarie pochissime ore per vedere comparire sul Web una versione preliminare di Redsn0w capace di fare altrettanto. Purtroppo, però, al momento risulta compatibile con i soli iPhone 3G ( jailbreak/hacktivation) ed iPod Touch 2G.
Sul blog ufficiale, il Dev Team ammonisce e rassicura:
Stiamo lavorando duramente su una release dei nostri strumenti che permetterano il jailbreak dei vostri dispositivi (o che vi forniranno iOS 4 attraverso il treno del jailbreak) oltre ovviamente al carrier unlock. Fin tanto che questi strumenti verranno rilasciati, dovreste stare alla larga dagli aggiornamenti dei dispositivi fino a che non abbiamo testato i nostri strumenti sui i dispositivi opportuni. Se dipendente dalla hacktivation o dal carrier unlock (ultrasn0w), allora non dovreste aggiornare […].
Per il momento, in effetti, Ultrasn0w è stato aggiornato per supportare iOS 4 ed effettuare l’unlock dei baseband 4.26.08, 05.11.07, 05.12.01 e 05.13.04. Ad ogni modo, vista la situazione, probabilmente il consiglio è di prendersi un paio di giorni prima di gettarsi nel grande cimento: di qui a quarantott’ore, sarà un profluvio di commenti, esperienze e guide che impazzeranno per il Web.

Secondo gli ultimi dati pubblicati da Quantcast, la maggior parte della navigazione mobile USA avviene attraverso un dispositivo di Cupertino. E mentre Android si prende qualche rivincita, iPad ha già raggiunto BlackBerry e si prepara al sorpasso.
Per quanto concerne l’intero accesso al Web statunitense (non soltanto mobile, quindi), al momento iPad smuove qualcosa come lo 0,1% degli accessi a Internet, parimerito con BlackBerry, assieme ad una pletora di “altri dispositivi mobili” che includono tra l’altro WebOS, Brew, Java, Symbian e Windows Mobile. Tutti i telefoni Android prendono uno 0,25 di share, mentre ai dispositivi Apple è dovuto l’1%.
Se invece circoscriviamo l’area di studio al solo Web Mobile, a dominare la categoria ci sono al solito iPhone ed iPod touch, e la percentuale di traffico in mobilità prodotto dai dispositivi dotati d’una qualche versione di iOS si attesta complessivamente al 58,8%. Seguono, parecchio più indietro, Android col 19,9% e RIM BlackBerry col 10,9%. Il fenomeno è interessante: se da una parte lo scarto tra Google e Apple è ancora notevole, d’altro canto Google ha visto salire il proprio market share mentre Apple ha perso 8 punti percentuali in pochi mesi, e ciò contemplando anche il traffico prodotto da iPad ed iPod touch.
Curiosamente, il segmento mobile del traffico Web stilato da Quantcast non tiene conto dell’iPad perché, a detta della società, non può essere considerato un “dispositivo mobile nel senso stretto del termine” e per questo non verrà considerato neppure in futuro. Strano, perché con più di due milioni di iPad venduti sin’ora i grafici di Quantcast mostrerebbero un’ulteriore, sostanzioso vantaggio sulla concorrenza per i prodotti di Cupertino. Parliamo infatti di un gingillo che, da solo, sta cambiando gli equilibri dell’intero segmento dei netbook.

Finalmente ci siamo. Skype 2.0 per iPhone si è deciso ad introdurre il supporto alle chiamate VoIP su rete 3G. In cantiere, tuttavia, un piccolo abbonamento mensile che potrebbe entrare in vigore tra qualche mese.
La quantità di novità è piuttosto interessante, e include tra l’altro:
Alcune di queste novità, benché apprezzabili, portano con sè qualche neo. Ad esempio, non è ben chiaro cosa si intenda per “piccolo abbonamento mensile” e soprattutto se sarà inglobato negli abbonamenti attraverso accordi specifici con i carrier. Alcuni gestori, come ad esempio 3 Italia, già includono nel piano dati un numero di minuti Skype (di solito, 600) compreso nel prezzo: forse, è questo lo scenario che dobbiamo aspettarci tra qualche mese. Qualcuno azzarda comunque che tutto questo temporeggiamento sia necessario per investigare sulle possibili opzioni tariffarie, ma la speranza è che non si finisca poi per dover pagare ulteriori balzelli oltre quello per la connettività mobile.
Infine, c’è da sottolineare che il protocollo audio ad alta qualità è disponibile solo su iPhone 3GS ed iPod touch di seconda generazione, semplicemente perché sui dispositivi precedenti non c’è abbastanza potere computazionale. Ultimo in ordine di tempo a permettere le chiamate VoIP su 3G (in seguito alle novità di SDK 3.2 a gennaio, Fring e molti altri hanno subito aggiornato le proprie app in tempi record), Skype 2.0 per iPhone è e resta gratuito, scaricabile seguendo questo collegamento ad App Store.

Mentre negli USA Walmart taglia di 100 dollari il prezzo degli iPhone 3GS da 16 GB, pare che in generale nel mondo le scorte di iPhone 3G stiano cominciando a scarseggiare. Dall’Australia ai negozi statunitensi di At&T, il modello entry level del listino smartphone con la mela diventa introvabile: segno che non è più - o cesserà a breve di essere - in produzione.
Tutto torna, e la matematica non è un opinione. Il WWDC 2010 è alle porte, la produzione della prossima generazione di iPhone procede a gonfie vele, i modelli vecchi vengono velocemente dismessi e i magazzini vanno ripuliti dalle giacenze. E per accelerare tale processo, Walmart ha deciso di portarsi avanti col lavoro: a partire da domani praticherà un congruo sconto sul modello intermedio che passerà dagli $197 a $97, con contratto biennale obbligatorio, si intende. E così, mentre l’iPhone 3G diventa storia, l’iPhone 3GS si appresta a prenderne il posto, collocandosi probabilmente nella solita fascia di prezzo da $199/$299 + contratto biennale.
Nel frattempo, non soltanto Apple ha smesso di rifornire di entry level gli store At&T, ma negli Apple Store di molti paesi come ad esempio Australia e UK, tali modelli risultano sostanzialmente irreperibili. E come potrebbe essere altrimenti: dopotutto, al 7 giugno non mancano che pochi giorni.

Sapevamo già che Apple sta attentamente valutando la possibilità d’un qualche tipo di integrazione nativa di Facebook nell’iPhone SDK, e un recente brevetto emerso sulla rete sembra proprio confermare la direzione presa. Il documento, intitolato “Workflows” descrive diversi processi che automatizzano e semplificano alcuni compiti come la creazione e manutenzione di una rubrica, oppure la gestione condivisa di calendari, note e liste.
Immaginate di dover aggiungere un nuovo contatto su iPhone o iPod touch. Occorre fare tap sulla app dedicata ai contatti, aggiungere i dati richiesti, selezionare una suoneria, entrare nell’applicazione che attiva la fotocamera e magari scattare una fotografia; tutto ciò, ripetuto per ogni contatto. Con questo brevetto, invece, sarà il telefono stesso ad inviare una richiesta all’utente che intendiamo aggiungere e, una volta accettata, tutte le informazioni saranno automaticamente attinte da Facebook o altro social network, e sincronizzate ad intervalli di tempo prestabiliti.
Stesso discorso per condividere note, liste della spesa, o dei regali, e perfino i calendari, e tra gli esempi esplicitamente fatti nel documento figurano non soltanto ambienti domestici ma perfino scolastici, in cui tale tecnologia può essere utilizzata per distribuire i compiti agli studenti.
Ovviamente, requisito fondamentale affinché tutto funzioni resta la connessione permanente ad Internet, anche se il brevetto contempla la possibilità che il ricevente non sia connesso. In quel caso, viene generato un file xml che simula una schermata di Facebook e che consente di accettare o declinare la richiesta di amicizia; l’inoltro online effettivo avviene quindi solo una volta ricevuta la risposta sul primo dispositivo.
Originariamente depositato nel terzo trimestre del 2008, questo brevetto porta la firma di Michael Rosenblatt, Gloria Lin, Sean Mayo e Taido Nakajima per Apple.

A giudicare dallo schema fornito il brevetto in questione sembrerebbe piuttosto complesso, e invece si spiega con poche parole. In pratica Apple sta pensando ad un servizio di geolocalizzazione molto potente che consente, in modo assolutamente automatico e trasparente, di mostrare all’utente informazioni pertinenti sulla sua posizione, e di abilitare applicazioni momentanee secondo necessità.
Immaginate di sostare davanti ad un ristorante; a quel punto, sul vostro fido iPhone comparirà l’icona di una app in grado di mostrarvi menu e piatti forti di quell’attività. Spostandovi verso la biblioteca, invece, l’app Menu sparirà per lasciar posto al catalogo dei libri della biblioteca stessa, il tutto senza interazione esplicita o la necessità di installazioni. E lo stesso fenomeno potrebbe accadere davanti una scuola, un teatro, un cinema e così via: parliamo insomma di pubblicità utile e affatto invasiva proprio quando serve di più.
I telefoni di oggi sono sempre più intelligenti, in grado di conoscere istante per istante la propria posizione e agganciarsi automaticamente alle sorgenti di connettività presenti sul territorio, ma con questa interessante novità non sarà più necessario stiparli di app che magari servono una volta nella vita, e della cui esistenza, probabilmente, l’utente è pure ignaro.
Come sempre, non è dato sapere se e quando questa tecnologia sfocerà in un prodotto reale, ma una cosa è certa. Rendendo la pubblicità tanto intelligente e legata all’utente, l’invadenza tipica del marketing di oggi si dissolve d’un sol colpo, lasciando spazio ad una ventata di servizi che sembrano persino utili e graditi. Dopotutto tutto, questo brevetto potrebbe essere declinato perfettamente tanto come un servizio iAd per gli inserzionisti, quanto come una interessante opzione per utenti sempre in giro. E’ insomma un modo elegante di far combaciare i bisogni di due realtà diametralmente opposte, chi vende e chi desidera acquistare.

Visa e DeviceFidelity sono al lavoro assieme per creare un cosiddetto sistema di contactless payment su iPhone. Il progetto, certificato da Cupertino e non troppo dissimilmente da esperimenti simili, descrive un sistema per pagare i servizi in una frazione di secondo ed in modo sicuro. In arrivo tra pochi mesi.
Nelle intenzioni di Visa, in futuro gli utenti pagheranno il loro conto al ristorante o la tariffa del taxi (o molto altro ancora, le possibilità sono infinite) semplicemente sfiorando il terminale di pagamento con il loro iPhone 3G o 3GS. Sul telefono tuttavia sarà presente un case protettivo che ospita una secure memory card ed una applicazione dedicata, chiamata Visa payWave, il cui avvio volendo può essere protetto da una password. E’ chiaro che, in caso di smarrimento di quest’ultima, occorrerà contattare la banca e bloccare immediatamente telefono e codice: il sistema corrisponderà infatti in tutto e per tutto ad una carta di credito tradizionale.
Questa tecnologia funzionerà oltretutto con qualsiasi altro smartphone dotato di uno slot per la memory card; in linea puramente teorica, qualunque telefono sufficientemente evoluto in cui viene inserita la secure memory card può infatti servire allo scopo, e qualcosa del genere è già esistente e funzionante in paesi come Malesia e Giappone.
Il sistema sarà pronto entro l’estate, ma attualmente non sono noti né i costi né i dettagli tecnici; e inoltre, occorrerà aspettare di vedere questo particolare case per iPhone.

L’ottimo software di condivisione e sincronizzazione automatica dei file su Web DropBox si fa il lifting e sfoggia un’inedita interfaccia ottimizzata per il tablet di Cupertino, con tanto di pop-over ed esportazione dei documenti.
E’ interessante notare come in pochissimo tempo il successo di iPad stia portando nuova linfa all’App Store, tanto che alcuni sviluppatori fuggiti a causa del balletto di Apple sulle approvazioni ora stanno facendo ritorno: c’è un gran fermento e opportunità troppo grandi per farsele scappare.
E così, anche DropBox sale sul treno dell’iPad, dispositivo su cui è possibile ora leggere, editare, sincronizzare, scaricare, condividere ed eseguire l’upload di tutti i propri contenuti attraverso una comoda interfaccia studiata ad hoc. La schermata è divisa a metà, con l’elenco dei documenti sulla sinistra e l’anteprima sulla destra; i pop-over consentono un elegante e rapido accesso alle impostazioni, alle opzioni di condivisione e a molto altro.
La nuova versione 1.2 migliora il supporto alla modalità landscape sia per iPhone che per iPad, ed introduce in oltre la possibilità di esportare i file nelle applicazioni di terze parti, come ad esempio Pages o Keynote per iPad. Il download, come sempre, è e resta gratuito, ed è possibile tramite questo collegamento ad iTunes Store.

E’ da mesi che se ne parla e che vengono pubblicati promettenti video su Youtube. E ora, proprio nelle scorse ore, il Dev Team ha rilasciato la sua soluzione di jailbreak untethered per iPhone, iPod touch ed iPad, su firmware 3.1.2, 3.1.3 e 3.2. Con le solite note a margine.
Il software funziona su tutti questi dispositivi purché già attivati (niente hacktivation, insomma), e non fornisce alcun supporto per sbloccare iPhone 3G ed iPhone 3GS; ciò significa che i possessori di dispositivi provenienti dall’estero farebbero meglio a glissare per questa volta. C’è di buono che chi era costretto ad avvalersi di un jailbreak tethered ora potrà passare ad una soluzione più elegante e permanente, ma prima si renderà necessario un ripristino.
Attenzione inoltre ad iPad. Nelle note di rilascio si legge infatti:
Su iPad è tutto un po’ in beta. Qualche pacchetto di Cydia, che non è disegnato per iPad, potrebbe incasinare il sistema e richiedere un ripristino. Attenzione (e, no, l’aspetto di Cydia non è definitivo)
Il download di Spirit può essere eseguito a questa pagina, nella versione per Mac e Windows, e prima di cimentarsi è consigliata magari un’occhiata del blog del Dev Team.

Un interessante articolo del Wall Street Journal apre uno spiraglio su costi e meccanismi previsti da Apple con iAd, la nuova piattaforma pubblicitaria mobile con la mela sopra, nata dall’acquisizione di Quattro Wireless. Un business che, nel solo momento del lancio, vale già una valanga di soldi.
La qualità c’è e si paga, sembrano dire a Cupertino. Pare infatti che solo per rientrare nel manipolo delle fortunate agenzie di marketing al momento del lancio, occorrerà sborsare qualcosa come 10 milioni di dollari; una cifra esorbitante, considerato che per servizi equivalenti gli addetti ai lavori sono soliti pagare tra i 100.000 e i 200.000 dollari. Ed è tuttavia con interesse che viene vista la novità nel panorama pubblicitario; il direttore amministrativo di Mobext (agenzia che lavora con clienti del calibro di Volvo e Amtrak) afferma senza mezzi termini:
“E’ una faccenda grossa. Quello che sta facendo Apple qui è sicuramente superiore e al di là di qualunque cosa sia stata fatta nel passato”
Il sistema è semplice e noto, 60% agli sviluppatori e 40% ad Apple, e la scelta sta tutta nelle mani degli sviluppatori. Nei piani di Cupertino c’è la volontà di tariffare un centesimo per ogni sovraimpressione del banner pubblicitario, e 2$ ogni volta che l’utente ci fa tap sopra. Nei pacchetti più grossi, da 1 milione di dollari in su, tra tap e impressioni si possono raggiungere cifre veramente importanti, e ciò non sorprende affatto.
Continua a leggere: iAd: indiscrezioni su costi e caratteristiche

Secondo gli ultimi dati rilasciati da AdMob (qui il collegamento al PDF), si evince che nonostante l’indiscutibile predominio di iPhone nel mondo e nel mercato domestico, Android abbia inizia col dare filo da torcere alla mela negli USA. Questo mese sono in calo iPhone, iPod touch ed iPad col 39% del traffico Web mobile, in contrasto con il Sistema Operativo Mobile di Mountain View che ha ottenuto invece il 46%. Non sempre i numeri raccontano tutta la verità.
Innanzitutto, occorre ricordare che in linea di massima la penetrazione di iPhone nel mercato statunitense è al 25% contro il 9% dei 34 dispositivi Android disponibili. Per quanto concerne il traffico online misurato dal gigante del mobile advertising, questo mese abbiamo assistito ad un vero e proprio exploit di Android seguito da iPhone OS; il terzo posto di RIM Blackberry è fisso al 7%, mentre Palm lotta per un piccolo 3%.
Inoltre, snocciolando meglio i dati e dividendoli per piattaforma, si scopre che Motorola Droid si è accaparrato da solo un buon 32%, mentre il Nexus One appena il 2%. Nel comparto Apple, scopriamo che iPhone 3GS segna invece il 39% del traffico USA dell’OS, seguito dalla seconda generazione di iPod touch col 25%, l’iPhone 3G al 20% e il 2G con appena il 2%.
Ciò non deve tuttavia trarre in inganno: si tratta dell’andamento del traffico sul solo network di Google, che per fortuna non è l’unico, e comunque limitatamente agli USA. Non appena l’offerta di iAd sarà perfezionata e resa disponibile, questi numeri si ispessiranno ancora di più in favore di Android, ma è nel suo complesso che andrà visto il quadro. Certo, tutto dipenderà dal futuro di iAd, ma siamo pronti a scommettere che dalle ceneri di Quattro nascerà una vera e propria spina nel fianco di Google.
L’assillo più grande per i possessori dei dispositivi mobili di Cupertino è rappresentato dalla dalla necessità di connetterli ad un computer vero. Tuttavia, se Apple sarà clemente, d’ora in avanti questa è un’operazione che potremo effettuare totalmente in WiFi e senza strani artifici, grazie ad una apposita applicazione.
Diciamo la verità: dover collegare alla USB (”dov’è il cavo?Hai preso tu il mio cavo? L’ultima volta ti ho visto prendere il mio cavo”) il proprio iPhone, iPod touch ed iPad è la più grande seccatura dei gingilli con la mela, e la sincronizzazione con Google Sync o Mobile Me è solo un palliativo che ci permette quantomeno di ridurne la frequenza.
E’ dal 2007 che Microsoft ha introdotto tale funzionalità sullo Zune e, da allora, gli utenti Apple soffrono ancora con la seccatura della USB nonostante l’ubiquo WiFi garantisca ormai velocità più che adeguate allo scopo. Ora comunque, grazie a WiFiSync, le cose potrebbero cambiare; lo sviluppatore alla base dell’applicazione fa infatti sapere di aver inviato ad App Store il software e che è attualmente in fase di approvazione.
Peccato. Peccato, perché verrà probabilmente bocciata. Un po’ perché a Cupertino non gradiscono le ingerenze su iTunes e i meccanismi che dominano la sincronizzazione, e un po’ perché prima o poi verrà presentata una feature ufficiale simile, magari in concomitanza col lancio dei vociferati servizi cloud. Davvero peccato.