“Ciao, potresti prestarmi 700 euro? Devo pagare l’avvocato e ho problemi con la carta. Te li restituisco stasera.” È il testo che diversi utenti WhatsApp hanno ricevuto a inizio 2026, segnalato dalla Polizia Postale (2026). A scriverlo non è uno sconosciuto: è un contatto in rubrica, un amico o un parente, il cui account è stato preso in mano dai truffatori.
La cifra cambia da un caso all’altro. In alcune segnalazioni è 700 euro, in altre 875, altrove 880 per il dentista o 985 per il notaio. La variazione non è casuale: una somma dispari e specifica suona più credibile di una tonda, perché sembra rispondere a una spesa reale e improvvisa. È la stessa logica per cui il messaggio promette la restituzione “stasera” — fissa una scadenza ravvicinata che disinnesca il sospetto.
La nuova allerta dalla Polizia Postale
Il punto che il titolo lascia intendere merita una precisazione tecnica. Il link non preleva denaro dal conto di chi lo riceve. Serve a un’altra cosa: a impadronirsi dell’account di chi lo apre. Si clicca, si finisce su una pagina che chiede il codice di verifica arrivato via SMS, e quel codice consegna ai criminali il controllo del profilo. A quel punto la rubrica della vittima diventa l’elenco dei bersagli successivi. I soldi, semmai, li perde chi crede al messaggio e invia un bonifico o una ricarica verso conti non intestati al contatto reale. Spedita la somma, ogni comunicazione si interrompe.

La nuova allerta dalla Polizia Postale-melablog.it
La Polizia Postale parla, per questo effetto a catena, di “catena di Sant’Antonio”: ogni profilo violato moltiplica le richieste, e mentre i messaggi partono il titolare legittimo spesso non riesce nemmeno ad accedere al proprio account per avvertire gli altri. È il dettaglio che rende la frode efficiente. Chi riceve la richiesta non sta dialogando con un numero estero dall’italiano sgangherato — segnale d’allarme classico — ma con il nome e la foto di una persona di cui si fida.
Tra le vittime registrate c’è anche il direttore di una testata locale toscana, costretto a denunciare l’accaduto. Un indizio su quanto poco c’entri l’ingenuità: a cadere nel meccanismo non sono solo utenti distratti.
Gli accorgimenti indicati dalla Postale ruotano attorno a un gesto unico, la verifica diretta: di fronte a una richiesta di denaro, chiamare la persona su un altro canale prima di muovere un euro. Poi attivare la verifica in due passaggi, il codice personale a sei cifre che WhatsApp richiede a ogni nuovo accesso, e segnalare e bloccare i messaggi sospetti dentro l’app. A chi ha già perso il controllo del profilo, gli esperti suggeriscono di disinstallare e reinstallare l’applicazione, scollegando i dispositivi collegati.
Quel codice via SMS resta la chiave di tutto: non va consegnato a nessuno, nemmeno a un amico che giura di averlo inviato per sbaglio.