
Dall’unione di due tecnologie Google che funzionano già bene potrebbe nascerne una terza che ha il potere di rivoluzionare il modo di comunicare. I due prodotti da far convergere sono Google Translate e Google Voice. L’ibrido futuristico - ma ormai realizzabile - è un traduttore istantaneo universale e automatico.
Una tecnologia del genere ad equipaggiare uno smartphone - ovviamente con Google Android installato sopra - è uno dei motivi per cui Apple deve temere di più il rivale di Mountain View. Produrre web applications di ogni tipo (dalla biblioteca di Babele di Books Search, fino alla webmail sempre affinata e perfezionata di Gmail), è un conto. Magari da far ottimizzare per iPhone e sfruttarne anche commercialmente la compatibilità. Un altro conto è produrre sistematicamente device sempre più perfetti e integrati fra le loro parti, fra di essi e con una madre Google sempre più efficiente nel foraggiarli di multimedialità e intelligenza artificiale (applicata ad essa).
Il traduttore universale con input e output vocale è solo una prima occasione per Google di mostrare ad Apple che può essere vulnerabile proprio dove sembrava invincibile fino a qualche anno fa: la convergenza fra hardware e software. Apple deve contrattaccare con molta attenzione.

Retrevo ha condotto alcuni sondaggi su un campione di 1000 utenti statunitensi, intervistati prima e dopo l’annuncio dell’iPad.
Ne emerge una situazione articolata che evidenzia una minor propensione all’acquisto dopo la presentazione dell’iPad, con la percentuale degli utenti, che pur conoscendo il prodotto non sono disposti ad acquistarlo, che passa dal 26% al 52%.
A fronte di questo dato si registra l’aumento delle persone che invece si dichiarano intenzionate all’acquisto con una percentuale che passa dal 3% al 9% dopo la presentazione dell’iPad.
Tra questi ultimi solo il 12% degli intervistati si dichiara disposto a sborsare 130$ in più per la versione 3G, mentre il 59% si dice sicuro di poter far a meno del 3G e si accontenta del solo WiFi.



[via retrevo]

Con un comunicato stampa, Canon ha fatto sapere di aver rilasciato il Canon EOS E1 video plug-in per Final Cut Pro, il software professionale di video editing di Apple. Questo nuovo plug-in permette il trasferimento semplice e facile di contenuti video dalle macchine Canon EOS DSLR direttamente in Final Cut Pro.
In particolare il video plug-in supporta le funzioni Log e Transfer di Final Cut Pro, permettendo così di selezionare i video prima di copiarli effettivamente sul Mac, aggiungere metadati personalizzati e inserire clip in background in modo che il montaggio possa iniziare immediatamente.
EOS E1 video plug-in è compatibile con Final Cut Pro 6 o superiore e supporta attualmente Canon EOS 5D Mark II, EOS 7D e fotocamere EOS 1D e presto sarà disponibile anche dalla pagina di download Apple.
[via Clickblog]

Apple doterà il suo nuovo iPad di un connettore VGA, che restituirà un segnale video da 1024 x 768 pixel, sfruttabile per presentazioni e quant’altro, magari basate proprio su documenti elaborati grazie alla speciale versione per iPad di Keynote.
Il connettore non è popolarissimo fra i nostri lettori e con una ragione fondamentale, che ne contiene un’altra: introduce un nuovo standard (29 euro in più da spendere) che, paradossalmente, in realtà è già obsoleto. Infatti, connettori VGA come questi se ne vedono fin dalla metà degli anni ‘80. Allora, perché Apple ha realizzato un connettore come questo (oltre al motivo solito del lancio di qualunque prodotto: guadagnarci)?
AppleInsider prova a dare una risposta a questo quesito. Un punto di vista è quello della compatibilità con il maggior numero possibile di proiettori. Quasi tutti supportano una risoluzione 1024×768 su porta VGA, molti meno risoluzioni superiori su porte HDMI o DVI.
Semplicemente, un connettore VGA è il modo più economico e universale di distribuire contenuti video in locale da un iPad. Ci crediamo? Si poteva chiedere di più? Tutto sommato, per delle presentazioni a partire da immagini o video elaborate su un tablet da meno di 10 pollici, forse no.

Domani 9 febbraio 2010 si apriranno le porte del Macworld Expo 2010, l’evento tecnologico che si svolge presso il Moscone Center di San Francisco. Apple e il keynote di Steve Jobs (o chi per lui) sono i grandi assenti di questa edizione del MWSF 10.
Il cambio di tendenza e la decisione di non dedicare le proprie risorse ad una presenza da protagonista in fiere ed eventi tecnologici da parte di Apple era giunta a gennaio dello scorso anno. La scelta da allora è stata quella di focalizzarsi nell’inaugurazione di un sempre più elevato numero di Apple Store e la creazione di apple event mirati, conferenze stampa appositamente create per la presentazione di nuovi prodotti made in Cupertino.
Quest’anno il Macworld Expo è stato posticipato a febbraio per evitare conflitti con il CES, l’altro grande evento tecnologico che si è svolto a Las Vegas e conclusosi da alcune settimane.
Il MacWorld San Francisco 2010 terminerà sabato prossimo 13 febbraio.

Nelle scorse ore, su una pagina di Chromium Notes, uno sviluppatore del progetto Open Source alla base di Chrome e Safari, ha pubblicato un interessante grafico che mostra il numero di contributi forniti a WebKit. E sembra che, almeno dal punto di vista meramente matematico, Google (in verde) batta Apple (in blu) di parecchio.
Al di là delle ovvie considerazioni, bisogna sottolineare che il grafico si limita a contemplare la quantità di interventi: dunque non tiene minimamente conto della qualità e dell’importanza degli stessi, né conta quali interventi correggano interventi precedenti. Senza contare che non vengono annoverati neppure contributi di altra natura, rispetto a quelli software.
Fatte le debite premesse, appare però chiaro che nel 2009 Google ha sorpassato Apple nel numero di interventi intrapresi sul codice, con un divario che sembra poter crescere ulteriormente nel tempo. I picchi di Cupertino, corrispondono al rilascio di ogni major release di Safari, ed è quindi possibile che il futuro riserbi nuovi sorpassi.
Di per sé, e per tutte le osservazioni fatte, il grafico non è di gran valore: siamo appena al livello di piccola curiosità. Resta però interessante notare come in generale le grandi società (quindi anche Nokia e BlackBerry) stiano sempre più destinando risorse significative al progetto. Il che, dal punto di vista dei consumatori, significa soltanto maggiore concorrenza, più compatibilità su una piattaforma comune, meno sprechi nello sviluppo e software più stabile.

Con un tempismo perfetto, ecco a tutti iTablet. Lo produce X2 e si avvale dell’ultima versione del Sistema Operativo di Redmond, Windows 7.
Passati praticamente inosservati fino alla presentazione dell’iPad, all’improvviso i tablet sembrano il futuro possibile a detta di gran parte degli addetti ai lavori. E così, X2 ha presentato la sua variante al tema chiamata, manco a farlo apposta (anzi, a farlo aposta) iTablet.
Il dispositivo possiede un processore Intel a 1,6 GHz, 250GB di hard drive, connettività 802.11b/g, Bluetooth e 3G opzionale, più 3 porte USB e webcam a 1,3 Megapixel. E a controllare tutto questo hardware, ovviamente, ci sarà Windows 7. Per il resto, si parla di output HDMI extra, display nella varianti da 10,2″ e 12,1″, dimensioni 252×192x35mm e colori a scelta tra nero, bianco, blu, giallo, rosso e rosa.
Difficile dire se un prodotto del genere cambierà la storia del computing, ma è probabile che, con 1,18 Kg di peso e 3,5 cm di spessore, forse non sarà questa gran rivoluzione. Il nome però era carino.

Nel week-end appena trascorso è apparso su Geekbench il benchmark di un presunto MacBook Pro con Intel Core i7. La pagina specifica che si tratta di un MacBookPro 6,1, identificativo di un modello non ancora annunciato da Apple e presente in OS X 10.6.2.
Precisamente, il processore di questo interessante computer è un Intel Core i7 M620. Il più potente della famiglia Arrandale, l’ultima piattaforma Intel nel settore mobile presentata al CES 2010.
Inoltre, un altro particolare da osservare è l’utilizzo nel benchmark di una build di OS X 10.6.2, la 10C3067, che è da considerarsi come una compilazione interna e non rilasciata ufficialmente da Apple. Sarebbe stato più comprensibile l’utilizzo di una build in sviluppo di OS X 10.6.3.
Continua a leggere: Presente in Rete il benchmark di un MacBook Pro con Core i7
Implode! è un gioco sviluppato da IUGO Mobile Entertainment Inc. per iPhone ed iPod touch. L’obiettivo è quello di piazzare cariche di esplosivo al fine di demolire la costruzione in uno spazio limitato.
Il gioco vanta ben 140 livelli complessivi per i quali è possibile utilizzare diversi tipi di esplosivo. La grafica è molto ben curata ed anche i suoni, nella loro semplicità, sono all’altezza dell’applicazione. I commenti che il titolo ha ricevuto sono molto positivi ed il gruppo di sviluppatori responsabile del titolo ha dimostrato di ascoltare le richieste dei propri utenti (che dall’inizio hanno chiesto sempre più livelli).
Implode! è disponibile attraverso App Store al prezzo di € 1,59 in lingua inglese. Per tutti gli utenti che vogliano provarlo prima di acquistarlo è disponibile gratuitamente una versione Lite. Buon divertimento.
Elasty HD è un software per Mac che consente di modificare e personalizzare video. Elasty HD è stato pensato per essere utilizzato sia dagli utenti più esperti che dai “casual user” che si trovano ad elaborare video per la prima volta.
Tra le azioni più basilari che il software consente, troviamo la possibilità di ruotare, tagliare e ribaltare i video e immagini da inserire nei video. L’applicazione consente però anche l’editing più avanzato:
Continua a leggere: Elasty HD: modificare e personalizzare video sul Mac