MacBook Neo sorprende anche con Windows: i test gaming mostrano un lato inatteso del portatile Apple

MacBook Neo sorprende anche con Windows: i test gaming mostrano un lato inatteso del portatile Apple

Apple non ha mai presentato il MacBook Neo come un portatile da gioco, eppure i test più recenti mostrano che questo modello entry-level può spingersi oltre quanto molti si aspettavano.

Il punto interessante non è soltanto che il MacBook Neo riesca ad avviare Windows 11 ARM, ma che in alcuni casi riesca anche a far girare giochi Windows con risultati sorprendentemente solidi per una macchina nata soprattutto per attività quotidiane, studio, scrittura e produttività leggera. È un dettaglio che cambia il modo in cui si guarda a questo portatile, perché suggerisce una flessibilità più ampia del previsto, soprattutto per chi vive già dentro l’ecosistema Apple ma ogni tanto vorrebbe usare software o giochi che normalmente restano legati al mondo Windows.

Il test che ha riacceso l’attenzione su questo tema è quello realizzato da ETA Prime, che ha provato il Neo con Parallels Desktop, il software che consente di virtualizzare Windows su Mac. In questa configurazione, il sistema ha eseguito Windows 11 ARM con accelerazione grafica 3D, lavorando su un modello con 8 GB di RAM e dedicandone 5 alla macchina virtuale. Già questo basterebbe a ridimensionare le aspettative, perché non si tratta certo di una configurazione pensata per il gaming. E invece i risultati sono stati migliori del previsto.

Alcuni giochi girano davvero meglio di quanto ci si aspetterebbe

Secondo i test riportati, Dirt 3 è riuscito a mantenersi intorno ai 75 frame al secondo a 1200p su impostazioni alte, mentre Portal 2 ha superato i 100 fps con dettagli medi. Anche Skyrim si è mosso attorno ai 60 fps a 1200p con impostazioni medie, e Marvel Cosmic Invasion è riuscito a stare vicino ai 60 fps alla risoluzione massima. Per un portatile di questo tipo, e soprattutto in un ambiente virtualizzato, sono numeri che fanno riflettere.

Va però chiarito subito un punto: non tutto gira bene. Titoli più pesanti o meno adatti a questa configurazione mostrano in fretta i limiti del sistema. GTA V, per esempio, in Parallels non risulta davvero giocabile, anche se altri test suggeriscono che con strumenti diversi, come Crossover, la situazione possa migliorare. Questo significa che il MacBook Neo non diventa improvvisamente una macchina da gioco nel senso classico del termine, ma mostra piuttosto un margine di adattamento che pochi gli avrebbero attribuito in partenza.

Il vero significato del test va oltre il gaming

La parte più interessante, in fondo, non è nemmeno il numero di giochi che riesce a far partire. Il punto è che un portatile Apple economico, basato sul chip A18 Pro, sta dimostrando di poter reggere scenari d’uso misti con più disinvoltura del previsto. Chi lavora ogni giorno su macOS ma ha bisogno saltuariamente di aprire applicazioni Windows, strumenti non disponibili su Mac o qualche gioco poco impegnativo, oggi può guardare al Neo con occhi diversi.

Questo cambia anche la percezione della fascia entry-level di Apple. Per anni l’idea di fondo è stata abbastanza semplice: i modelli più accessibili servono a studiare, scrivere, navigare e fare lavoro leggero. Adesso, invece, emerge un quadro un po’ più sfumato. Il MacBook Neo non smette di essere un portatile essenziale, ma comincia a suggerire che la definizione di “base” dentro il mondo Apple potrebbe diventare più elastica nei prossimi anni.

Resta un esperimento interessante, non una nuova identità

Naturalmente i limiti restano molto chiari. Gli 8 GB di memoria sono ancora il collo di bottiglia più evidente, soprattutto appena si esce dai giochi più leggeri o si prova a usare Windows e macOS in modo più intenso nello stesso momento. C’è poi anche il costo del software: Parallels Desktop richiede un abbonamento, e questo aggiunge una spesa che va considerata se l’uso di Windows non è solo occasionale.

Ma proprio qui sta il valore del test. Non nel trasformare il Neo in qualcosa che non è, bensì nel mostrare un lato inatteso di una macchina che Apple ha collocato all’ingresso della sua offerta. Se la virtualizzazione continuerà a migliorare e se le prossime generazioni porteranno più RAM, il confine tra Mac economico e notebook Windows versatile potrebbe diventare meno rigido di quanto sembri oggi. E per un prodotto nato lontano dall’idea di gaming, è già un risultato che merita attenzione.

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