
Molti analisti hanno seriamente sottovalutato la quantità di denaro che iPhone ha generato nelle casse di Apple, dice Vicent Rech della Societe Generale. Rech sottolinea che molti analisti avevano previsto un ritorno dell’investimento iPhone in due anni ignorando il trend positivo che il prodotto ha effettivamente registrato. Il guadagno lordo della vendita di un iPhone è stimano attorno al 60%, lontano dal 33% dei restanti prodotti Apple.
Ciò rende il melafonino estremamente lucrativo, tanto da rappresentare il 38% dei guadagni totali di Apple nel 2009, e più del 40% per il 2012 (si tratta di proiezioni). Se il guadagno lordo di iPhone dovesse abbassarsi al 50% per qualunque ragione, gli introiti generati rappresenterebbero comunque il 36% del 2009 ed il 39% nel 2012.
A quanto pare non esiste un altro prodotto, nel settore tecnologico, che abbia numeri neanche lontanamente paragonabili a quelli di iPhone. Solo merito del marketing?
[Via MacNN]
La valutazione, da parte di Morgan Stanley, circa il prezzo di riferimento delle azioni Apple è stata rivista al rialzo. Il gruppo di consulenza finanziaria, ha fissato il prezzo obiettivo dai precedenti $ 105 a $ 180, assegnandole un consistente coefficiente di sovrappeso. Kathryn Huberty, analista del gruppo, ha dichiarato:
“Apple è all’avanguardia nell’accesso mobile ad Internet ed i prossimi due anni potrebbero portare una crescita nel comparto iPhone. Il motivo del nostro aggiornamento al rialzo è che il successo di iPhone e gli alti margini inizieranno a mutare l’assetto fondamentale di Apple a scapito del comparto Mac/iPod.”
In termini economici, il business di Apple attualmente è per il 38% legato all’accesso mobile via Internet: il 5% in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.
L’analista suggerisce che gli investitori abbiano sottostimato la domanda di iPhone nella seconda metà del 2009, così come faranno nel 2010. Il prodotto potrebbe arrivare a generare la bellezza del 50% dell’EPS entro il 2010, in contrasto al 30% registrato nel 2008.
“Noi pensiamo che un taglio di prezzo per l’attuale generazione di iPhone possa determinare un incremento alla domanda che vada dal 50% al 100% (da 2 milioni a 4 milioni di unità). I nostri dati suggeriscono che il 15% degli attuali possessori di iPhone possa aggiornarlo al nuovo modello.”
Stando così le cose, nei prossimi anni si preannuncia un cambio radicale dell’assetto economico: una nuova Apple non più Mac/iPod-centrica ma iPhone-centrica. Personalmente ritengo che la valutazione sia un po’ troppo ottimistica, specie perché non considera affatto l’attuale crisi ed i suoi strascichi nei prossimi due anni.
[Via MacNN]

Con il rilascio della nuova versione di iTunes, Apple ha introdotto una piccola miglioria all’interno del sistema dedicato alla votazione delle applicazioni di App Store.
Da ieri, l’utente può esprimere la sua soddisfazione per ogni specifica versione di un’applicazione. Questo sistema si è rivelato indispensabile al fine di superare un piccolo limite: tutte le applicazioni aventi versioni iniziali mal votate venivano penalizzate (nel ranking) anche se le ultime versioni avessero ottenuto ottimi voti.
L’acquirente ha ora a disposizione il voto medio per ogni versione dell’applicazione rilasciata ed uno globale. La modifica rappresenta senz’altro un passo avanti, anche in termini di trasparenza.
[Via iSpazio]
Secondo alcune voci, non confermate ufficialmente da Cupertino ma provenienti da fonti ritenute affidabili, Apple avrebbe fatto piazza pulita di una intera divisione “enterprise sales” dislocata ad Austin, in Texas.
Ai dipendenti, circa 50, sarebbe stata consegnata la lettera di licenziamento nel corso di una riunione convocata all’uopo, e sarebbe stata data loro l’opportunità di fare domanda per altre posizioni lavorative all’interno dell’azienda.
In questo periodo di crisi un taglio di personale non farebbe certo notizia, soprattutto trattandosi di un numero così esiguo (relativamente alle migliaia di dipendenti di Apple): ciò che desta scalpore sono le modalità e le motivazioni di tale mossa.
Continua a leggere: Apple licenzia 50 dipendenti texani: non per la crisi ma per scarso rendimento?

Apple ha infranto la barriera dei $100 per azione, e gli analisti cominciano a riconsiderare l’importanza del CEO, Steve Jobs, nel futuro dell’azienda di Cupertino. Bill Fearnley Jr., analista di FTN Equity Capital Markets ha aggiornato il posizionamento delle azioni di Apple da Neutral a Buy con un obiettivo di $140, basandosi sul concetto che Jobs potrebbe non essere cruciale per il futuro dell’azienda come alcuni suggeriscono.
Lo stesso Fearnley ha poi dichiarato:
Abbiamo rivalutato le nostre tesi e ora crediamo che le possibili sospensioni di prodotto (o rallentamenti) dovuti all’assenza di Jobs saranno di scarsa rilevanza rispetto a quanto preventivato. Crediamo anche che gli investitori siano potenzialmente più preparati al cambiamento di CEO.
C’è da dire che come prima uscita da “reggente”, la performance di Tim Cook alla presentazione dei risultati fiscali non è proprio passata inosservata!
Sarà l’impressione suscitata dal vedere, per la prima volta dopo tanti anni, una Apple rappresentata da altri che Steve Jobs, sarà per la apparente incongruenza tra l’aspetto dimesso del COO e le sue parole fin troppo eloquenti, ma resta l’impressione che “The Captain” (nick che alcuni blogger americani gli hanno già affibbiato, a dire il vero senza troppa fantasia) abbia fatto breccia nei cuori tanto degli investitori quanto degli utenti.
Preciso almeno quanto Jobs nell’illustrazione delle vendite dell’ultimo trimestre, Cook ha rassicurato gli azionisti esponendo in maniera molto più chiara di quanto sia mai capitato prima la strategia dell’azienda per i prossimi mesi.
Alcuni non credevano alle proprie orecchie, sentendo un rappresentante di Cupertino dire: “questo sicuramente non lo faremo, a quest’altro ci stiamo pensando“.
L’entusiasmo, poi, si è trasformato in visibilio, quando Cook ha dichiarato in modo fermo che Apple ha intenzione di proteggere la proprietà intellettuale dei suoi prodotti: non ha fatto nomi, il capitano, ma tutti hanno pensato unanimemente alla stessa azienda.
Continua a leggere: Ed il capitano Cook partì all'arrembaggio...
Abbiamo seguito tutti, chi più e chi meno, i rumor e gli annunci sulle condizioni di salute di Steve Jobs, preoccupandoci di come sarebbero potute andare le cose per Apple in sua assenza, e così via.
A ogni annuncio, ufficiale o meno, le azioni Apple hanno subito cadute o risalite, fino ad arrivare alla recente comunicazione data da Steve Jobs in persona, riguardo la sua pausa da Apple fino a giugno per motivi di salute.
Stando a Bloomberg, la SEC (Securities and Exchange Commission), che si occupa di verificare la correttezza degli scambi economici negli Stati Uniti, è in procinto di avviare un’indagine, per valutare se siano nascoste o meno, da parte di Apple, informazioni in grado di influenzare il mercato azionario.
Continua a leggere: SEC investigherà sulle rivelazioni sulla salute di Jobs

Charles Elson, docente di Corporate governance (direzione d’azienda) presso la University of Delaware sostiene che Steve Jobs potrebbe non essere rieletto nella carica di consigliere di amministrazione della multinazionale Disney.
“La direzione di una multinazionale richiede almeno 250 ore di lavoro all’anno e se non è in grado di farlo per Apple, cosa ci fa pensare che lo sia per Disney?”
ha dichiarato il prof. Elson.La carica gli fu affidata quando vendette Pixar alla Disney in cambio di azioni, arrivando a possederne il 7,7%.
Continua a leggere: Steve Jobs potrebbe lasciare il consiglio di amministrazione di Disney

La crisi economica miete “vittime”, nel senso di posti di lavoro, un po’ i tutti i settori dell’economia ma il mondo dell’IT e della consumer electronic sembrano particolarmente colpiti.
Dopo Google e Adobe, che ha annunciato tagli riguardanti quasi il 10% della forza lavoro, anche Canon ha reso noto di non intendere rinnovare oltre 1100 contratti a termine. E le due aziende sono in buona, si fa per dire, compagnia visto che a fronte di previsioni di forte calo dei ricavi, molte altre aziende hanno annunciato tagli più o meno incisivi ad investimenti e nuove assunzioni.
Ovvio, in questo contesto, pensare che anche Apple risenta della pesante congiuntura, soprattutto in un momento della sua storia in cui larga parte delle vendite sono rappresentate da prodotti consumer, quel famoso superfluo che, in tempi di vacche magre, dovrebbe essere la prima voce da depennare dal bilancio personale.
Ma a Cupertino la crisi sembra non essere (ancora?) arrivata: nei giorni scorsi abbiamo avuto modo di parlare con un paio di amici italiani (i classici cervelli in fuga) che lavorano da tempo per la mela morsicata in California: l’atmosfera che si respira ad Infinite Loop sembra essere più serena che altrove nella Silicon Valley, non ci sono voci di tagli in vista e anche i contratti a termine non dovrebbero subire variazioni sostanziali.
Le uniche perplessità, paradossalmente, vengono dall’Europa.
Nella sede operativa principale di Apple nel Vecchio Continente, quella di Cork in Irlanda, la preoccupazione è maggiormente diffusa: pur in assenza di segnali provenienti da San Francisco, i dipendenti europei della mela sanno di essere tradizionalmente più “nel mirino” dei colleghi americani. In caso di crisi, dicono, i primi a saltare sarebbero loro.
Continua a leggere: La crisi economica non abita a Cupertino?

Paul Carton di ChangeWave, noto blog di finanza, ha pubblicato un avviso che prevede, per i prossimi trimestri, un calo delle vendite Mac dovuto principalmente alla crisi finanziaria globale. Nonostante questa previsione, Carton ha espresso fiducia in Apple Inc. dichiarando che la società di Cupertino uscirà dalla crisi col sorriso sul volto.
Nella presentazione dei risultati del Q4, Peter Oppenheimer, CFO di Apple, ha dichiarato che la stima di vendite per il quarto di Dicembre si assesta intorno ai 9-10 miliardi di Dollari. Ben al di sotto, quindi, dei 10,7 miliardi che erano stati anticipati in precedenza. Oppenheimer ha aggiunto che nel prossimo quarto ci si aspetta un utile per azione compreso tra 1,06$ e 1,35$, anche in questo caso un valore nettamente inferiore rispetto ai precedentemente previsti 1,62$.
A detta di Carton le stime di Apple sono state, giustamente, prudenti. I primi beni a soffrire della crisi globale nel prossimo periodo natalizio saranno proprio quelli del mondo dell’elettronica. È facile prevedere, dunque, che al quarto migliore della storia di Apple segua un calo generale di vendite in particolare per i Mac che, secondo Carton, sono il “tallone d’Achille” della società di Cupertino.
Chi usa Mac OS X sa che è molto raro dover ripristinare il sistema. In qualche caso può comunque capitare che, a causa di operazioni avventate o per motivi vari, il Mac non vada oltre l’azzurrina schermata di avvio. Ecco come comportarsi in queste situazioni.
La prima cosa da fare è non lasciarsi prendere dal panico. Azioni avventate, infatti, possono peggiorare situazioni inizialmente risolvibili. Cominciare ragionando con calma e, magari, evitare di fare il tutto a notte inoltrata sono fattori che possono aumentare la probabilità di scongiurare disastri.
Una buona prima mossa è avviare il Mac premendo Command + V in modo da fare partire la verbose mode: il computer mostrerà tutte le singole attività delle operazioni di avvio. Un utente molto esperto può dedurre da ciò che appare, l’origine di problemi dovuti a componenti che il sistema non “vede” oppure altri errori generali di configurazione.
Continua a leggere: Cosa fare se il Mac non vuole saperne di avviarsi

L’inchiesta aperta da SEC (Securities and Exchange Commission), organismo statunitense che ha la funzione di controllare le operazioni in borsa ed evitare speculazioni finanziarie, ha già portato all’origine del falso infarto di Steve Jobs. Il tutto sarebbe partito da un adolescente di diciotto anni che ha pubblicato la notizia senza chiare motivazioni.
La pubblicazione del falso scoop aveva causato in meno di un’ora la perdita di 4,8 Miliardi di $ di capitalizzazione Apple (poi recuperati in seguito). Secondo l’articolo pubblicato su iReport di CNN, Steve Jobs sarebbe stato trasportato d’urgenza al locale pronto soccorso a causa di un grave attacco di cuore.
Nonostante le cattive voci che girano sulla sua salute, il CEO di Apple sta bene e alla presentazione dei nuovi MacBook ha mostrato anche i suoi valori di pressione sanguigna aggiungendo, però, che non farà più dichiarazioni sul suo stato fisico.
[via AppleInsider]