
Dev Team ha finalmente reso disponibile l’atteso Pwnage 2.0, lo strumento per praticare l’attivazione, il jailbreak e l’unlock sulla prima generazione di iPhone e sugli iPod Touch. Come già preannunciato, invece, ci sarà da attendere ancora un po’ per l’unlock di iPhone 3G.
Il processo di per sé non appare eccessivamente complicato, merito anche dell’interfaccia raffinata e “fumettosa” del programma. Sostanzialmente, dopo il download del Pwnage 2.0 e del bootloader file, è necessario semplicemente scaricare il nuovo firmware 2.0 (a mano o tramite iTunes), modificarlo con l’applicazione creata dal Dev Team ed infine installarlo sull’iPhone. A quel punto, almeno in teoria, con pochi clic e un po’ d’attesa, dovremmo avere praticato unlock, jailbreak e attivazione del dispositivo.
Una guida in inglese molto ben fatta si trova a questo indirizzo e certamente molte altre stanno nascendo in giro per il Web. Il consiglio, come sempre in questi casi, è di non avere fretta e aspettare qualche giorno, se non una o due settimane, così da dare il tempo di risolvere gli eventuali problemi che inevitabilmente nasceranno. Un buon metodo per prepararsi potrebbe essere l’attenta lettura di due o tre guide diverse, e un’occhiata ai forum, così da essere preparati nell’eventualità che si presentino incidenti di percorso.
[Grazie delle segnalazioni]

Nuovo annuncio sul blog del Dev Team. Il lavoro procede speditamente ma c’è un’amara sorpresa: al momento del rilascio del cosiddetto PwnageTool 2.0, saranno possibili molti hack, tranne uno: l’unlock dell’iPhone 3G.
A quanto pare, l’elegante strumento software su cui stanno lavorando permetterà nello specifico:
Il problema sembrerebbe di scarsa entità, se consideriamo che in Italia è possibile acquistare un iPhone e usarlo con qualunque operatore senza necessità di pericolosi hack al firmware. Ma certamente romperà le uova nel paniere a quanti avevano in progetto una visita nella vicina Svizzera, dove iPhone 3G costa meno ma è vincolato, per l’appunto, per mezzo del SIM lock.
[Grazie per le segnalazioni]

Sembra che il nuovo iPhone OS 2.0 non sia inviolabile come molti temevano. Stando a quanto riportato da Gizmodo, infatti, sul neonato firmware sarebbe già stato praticato il jailbreak e l’unlock. Il merito? Sempre loro, i ragazzi dell’iPhone Dev Team.
Secondo l’autore del post, infatti, ci si aspetta che un Pwnage tool venga rilasciato al più presto così che tutti possano aggiornare e “sbloccare” il proprio iPhone di prima generazione. Il problema è, semmai, che l’obbligatorietà della stipulazione d’un contratto all’atto dell’acquisto del telefono 3G potrebbe rendere questa opzione non molto interessante, e di certo, meno interessante che un anno fa.
Resta tuttavia una procedura utile in almeno un paio di casi. Chi viaggia molto, ad esempio, potrebbe preferire comprare delle SIM locali piuttosto che sostenere i costi del roaming. E poi, c’è sempre qualcuno che desidera installare applicazioni non ufficiali che magari permettano funzioni non contemplate nel rigido contratto del SDK.
[Via Gizmodo]
Nel corso della settimana appena trascorsa ha fatto il giro della rete italiana una interessante analisi di un gruppo italiano, denominato DarkApples, riguardante le prospettive di violabilità del nuovo firmware 2.0 di iPhone e iPhone 3G che, come sappiamo, sarà rilasciato il prossimo venerdì.
La base di questo ragionamento risiede nella presenza, tanto nel modello originale quanto in quello che sta per essere lanciato, della tecnologia TrustZone.
“L’integrità del sistema viene protetta da manomissioni e falsificazioni grazie a una sofisticata tecnica crittografica che impedisce a emulatori software (ad esempio driver) di avviare una transazione sicura con un programma, un dispositivo hardware o un sistema remoto. Ciò sarà realizzabile mediante una coppia di chiavi RSA a 2048 bit che identifica univocamente ogni TPM. Tale coppia di chiavi, detta Endorsement Key (”Chiave di approvazione”), è diversa per ogni chip e viene generata al momento della produzione del chip. In alcuni casi, ma non sempre, è revocabile (e dunque modificabile) solo con una password fornita dal produttore. Il TPM è realizzato in modo che non esistano funzioni in grado di estrarre direttamente tale chiave, e lo stesso dispositivo hardware (secondo le specifiche) riconoscerà di essere stato manomesso. All’atto dell’instaurazione di una transazione sicura, i TPM coinvolti dovranno firmare un numero casuale per certificare la loro identità e la propria adesione alle specifiche TCG. Ciò potrà, ad esempio, impedire la falsificazione dell’IMEI di un cellulare rubato.
Le credenziali di Approvazione, Conformità e Piattaforma possono generare, su richiesta del proprietario, una Attestation Identity Key (AIK, “chiave di attestazione dell’identità”) univoca da sottoporre a una Autorità di Certificazione Questa funzionalità potrà estendersi fino alla creazione di una vera e propria infrastruttura a chiave pubblica (PKI) hardware e all’identificazione univoca di ogni dispositivo conforme alle specifiche TCG.”
Queste le premesse; le conclusioni sono categoriche:
Continua a leggere: Il firmware 2.0 di iPhone è inviolabile. Scommettiamo?

Nel corso del weekend ha tenuto banco la notizia secondo cui in Cina sarebbero attivi ben 400.000 iPhone sbloccati: il dato è stato riportato da Fortune, riprendendo dati che arriverebbero direttamente dal principale carrier del paese, quella stessa China Mobile le cui contrattazioni con Apple per portare lo smartphone all’ombra della muraglia sono state smentite dallo stesso Steve Jobs.
La cifra fa certamente impressione, considerando che rappresenterebbe quasi la metà, a livello mondiale, dei dispositivi che si stima siano stati sbloccati (nonché il 10% del totale) e supererebbe il numero di quelli piazzati in Europa, ma desta anche numerose perplessità.
In primo luogo non è chiaro da dove provengano questi telefoni; sono dispositivi venduti in USA e successivamente reimportati in Cina? Oppure sono usciti direttamente dalle fabbriche degli assemblatori?
Quest’ultima ipotesi è la più inquietante per Apple, in quanto non avrebbe ricevuto un centesimo dalla vendita di questi telefoni, immessi sul mercato senza il controllo di Cupertino.
Alcuni, poi, sostengono che si tratti di un numero gonfiato ad arte dalla stessa China Mobile, in modo da spaventare Apple e chiudere velocemente un contratto.
L’ipotesi più probabile sta, come spesso accade, nel mezzo.

L’iPhone “sbloccato” che Orange permette di acquistare ad una cifra di 649€, non è sbloccato completamente: il gioiellino di Cupertino sembrerebbe essere fornito di una tecnologia country lock che permette l’utilizzo di SIM di carrier operanti su suolo francese.
In altre parole, l’utilizzo di una SIM straniera su uno di questi iPhone al di fuori dei confini francesi avviene esclusivamente tramite roaming internazionale, con relativo costo (elevato) per ogni servizio utilizzato.
Un iPhone parzialmente sbloccato con SIM straniera non è in grado di effettuare chiamate, di inviare SMS, ecc.
Tale limite tecnologico sembrerebbe essere una forma restrittiva adottata da Apple per monitorare la “fuga” di iPhone sbloccati dal suolo francese verso altri stati.
Sinceramente trovo tale “mossa” al limite del legale, un “silenzio interessato” che fa un po’ troppo comodo ad Apple (si pensi a quanto sarebbero diversi i numeri di vendite relativi agli iPhone sbloccati).
Attendiamo ulteriori chiarimenti a riguardo.

Tantissimi lettori ci stanno segnalando la presenza sempre maggiore di iPhone in vendita in negozi di telefonia mobile italiani. La foto che vedete qui sopra arriva da un centro autorizzato di Sassari di una nota catena in franchising (Grazie Manlio!) ed è davvero esemplificativa.
A parte il prezzo, sul quale non ci soffermiamo nemmeno (questi iPhone sono spesso importati dagli USA e pagati, al cambio, circa 250 Euro), vale la pena di ribadire ancora una volta il fatto di trovarsi davanti a proposte che rasentano la truffa.
Molti di questi negozianti, illustrando agli ignari clienti le caratteristiche di iPhone, lo dichiarano libero dal blocco operatore, tralasciando però di sottolineare la natura artigianale dello sblocco. Gli stessi commercianti, poi, dichiarano che gli iPhone venduti sono coperti da garanzia Apple di 2 anni. Questo non corrisponde a verità: sugli iPhone sbloccati decade la garanzia di Cupertino (così come decade la garanzia del produttore sulle auto elaborate) e, per la legge italiana, sono gli stessi negozianti ad assumersi la responsabilità biennale della garanzia.
In più, raramente viene spiegato che gli aggiornamenti software renderanno probabilmente inutilizzabile il dispositivo.
Dunque il nostro invito è quello di fare estrema attenzione, di informarsi prima di acquistare, onde evitare spiacevoli esperienze e, soprattutto, buttare via un sacco di soldi…

“I telefoni dovrebbero essere aperti a tutto”.
Questo è il nuovo slogan di Nokia, che approfitta del firmware update di iPhone per lanciare la sua nuova campagna NSeries/Open, puntando sulla possibilità di personalizzazione della piattaforma software Symbian S60.
Non sono disponibili dati sufficientemente precisi o aggiornati per valutare un eventuale contraccolpo alle vendite dello smartphone di Cupertino a seguito dell’update 1.1.1, ma è piuttosto improbabile: su circa un milione di utenti di iPhone, si stimano essere circa 20.000 coloro che hanno sbloccato lo smartphone. E’ una cifra ragguardevole in valore assoluto, ma certo poco incisiva in percentuale; è decisamente più forte la spinta data dal taglio di prezzo.
Tornando all’advertising, va sottolineato che non è la prima volta che Apple è sotto l’attacco della pubblicità dei concorrenti. Già diversi lustri fa, quando il mercato era quello dei personal computer e il competitor Commodore, si poteva assistere a spot come quello qui sotto, dal messaggio semplice: il C64 ha più memoria e costa la metà di Apple ||…

Il momento della verità è giunto: dopo le dichiarazioni di Phil Schiller, Apple ha rilasciato un corposo software update per iPhone. Questo nuovo firmware 1.1.1 apporta numerose nuove funzioni, come iTunes WiFi Music Store, e risolve diverse imperfezioni dello smartphone di Cupertino.
Le prime segnalazioni riportano come questo aggiornamento renda inutilizzabili le applicazioni di terze parti installabili su iPhone e ripristini il blocco SIM nei dispositivi in cui è stato rimosso. Nonostante Apple continui a mettere in guardia gli utenti sulla possibilità che tale aggiornamento renda inutilizzabili gli iPhone sbloccati, sembra che gli unici utenti che corrono davvero questo rischio siano coloro che hanno modificato iPhone a livello hardware.
Le informazioni disponibili, tuttavia, sono ancora scarse e tutti i gruppi di sviluppatori che si occupano dello sblocco dello smartphone consigliano di attendere ad effettuare l’aggiornamento fino a che non sarà studiato più a fondo.
[via]

A poche ore dal rilascio del software commerciale per il SIM-Unlock di iPhone, ecco arrivare l’alternativa completamente gratuita sviluppata dal gruppo di lavoro di iPhone Dev Wiki.
L’applicazione, iUnlock, è sotto licenza OpenSource ed è scaricabile, assieme ai sorgenti, da una nutrita lista di mirror.
Gli sviluppatori di iPhone Dev Wiki, così come nel caso di iPhoneSIMFree, non garantiscono il funzionamento dello sblocco con i successivi update rilasciati da Apple. Visti lo sforzo e il tempo richiesto per lo sviluppo, chi utilizza iUnlock dovrebbe prendere in considerazione una donazione al team di sviluppo, mentre è possibile partecipare alla discussione relativa alle tematiche tecniche sia sul forum dedicato sia su IRC (#iphone @ irc.osx86.hu).
[Grazie ad Americanboy per la segnalazione]
Jon Johnansen, quel “DVD Jon” balzato agli onori delle cronache per aver violato il sistema di protezione dei DVD video e (con meno successo) quello di protezione dei brani di iTunes, ha dichiarato l’intenzione di mettersi al lavoro per tentare di violare il sistema di attivazione di iPhone.
Per ora il buon ventiquattrenne norvegese, che ha fatto alcune prove con l’iPhone di un amico, è fermo alla decrittazione del certificato di attivazione, i cui dati criptati appaiono così:

Sì, è vero, di unlocking ve ne abbiamo già parlato, ma stamane abbiamotrovato qualcos’altro di interessante.
Un sito offre 1000$ a chi per primo presenterà un metodo funzionante per sbloccare iPhone dall’operator lock imposto dall’accordo con AT&T.
Nei commenti, un anonimo utente, oltre ad aver linkato il già citato iphoneunlocking.com, segnala questo articolo di GIZMODO che spiegherebbe che, tramite una sorta di bug del software di attivazione, con due iPhone a disposizione, uno dei due verrebbe sacrificato per la causa attivandolo con AT&T, mentre l’altro risulterebbe attivato, ma senza un numero di telefono e un account AT&T.
Ovviamente è una pura supposizione difficilmente verificabile, però è una delle possibilità offerte del web.
Continuando le ricerche, sono poi arrivato a iPhone unlocked che ci spiega come ottenere il codice IMEI dell’iPhone (digitando *#06#) per poi inviarglielo via e-mail, per fare delle prove…
Anche questo sconosciuto losco figuro, fa promesse, ancora non realizzate, ergo non verificabili.
Della serie fidarsi è bene, non fidarsi è meglio.
Vi terremo aggiornati!