Condizionatore, non serve potente: il tecnico mi ha confidato cosa cliccare per la funzione "gelo" che non grava in bolletta

La modalità che molti ignorano si chiama Dry, la deumidificazione. Promette di rinfrescare consumando meno, ma il risparmio dipende quasi tutto da come si usava il condizionatore prima.
La modalità che molti ignorano si chiama Dry, la deumidificazione. Promette di rinfrescare consumando meno, ma il risparmio dipende quasi tutto da come si usava il condizionatore prima.
Condizionatore, non serve potente: il tecnico mi ha confidato cosa cliccare per la funzione

La funzione si chiama Dry, ed è la deumidificazione. Sul telecomando è indicata dalla scritta “DRY” o dall’icona di una goccia d’acqua; su molti modelli ci si arriva premendo il tasto MODE e scorrendo finché non compare il simbolo. Secondo le stime diffuse dai produttori e dai comparatori (2024), usarla al posto della modalità Cool può ridurre la spesa elettrica tra il 15 e il 25 per cento.

Il principio è semplice. La Dry non raffredda attivamente l’aria: ne estrae l’umidità. Il fastidio del caldo estivo dipende più dall’umidità che dalla temperatura in sé, e abbassando il tasso di acqua nell’ambiente la sensazione di afa cala anche senza far precipitare i gradi. In termini di consumo, un climatizzatore che in Cool assorbe oltre 2 kWh l’ora in Dry può scendere intorno a 1,4 kWh, con un risparmio quotidiano nell’ordine di un euro e mensile sopra i 28.

Come usare correttamente il condizionatore

Qui però conviene fermarsi, perché il “segreto del tecnico” ha un rovescio che i titoli omettono. Dal punto di vista fisico, in entrambe le modalità è lo stesso compressore esterno ad accendersi e a consumare corrente. Il risparmio della Dry non nasce da una tecnologia diversa, ma da un errore d’uso molto comune nella modalità Cool.

Come usare correttamente il condizionatore-melablog.it

Molti impostano il raffrescamento a 18 o 20 gradi in piena estate: una temperatura che in casa non si raggiunge quasi mai, e che costringe la macchina a girare al massimo senza fermarsi, prosciugando la bolletta. Passando alla Dry, la scheda elettronica spesso autolimita la potenza del compressore o lo fa lavorare a cicli brevi. Ne consegue che la Dry consuma meno di un Cool impostato male — ma un Cool regolato con criterio, intorno ai 26 gradi, può essere altrettanto efficiente, perché raffreddando deumidifica comunque.

C’è anche un limite tecnico che pochi conoscono. Una vera deumidificazione controllata richiederebbe una sonda di umidità e una batteria di post-riscaldamento: molti split domestici ne sono privi, e in Dry di fatto raffrescano lavorando con la ventola al minimo, raccogliendo condensa come effetto collaterale. Per questo alcuni installatori restano scettici sull’idea della Dry come modalità “magica”.

Sul fronte salute la prudenza è doppia. Tenere la deumidificazione attiva per ore in un ambiente già asciutto può seccare le mucose e dare disagio respiratorio. L’indicazione corrente è di usarla quando l’umidità supera il 55 per cento e di alternarla al raffrescamento secondo le condizioni reali della stanza, non di lasciarla sempre inserita.

Il dato laterale che ridimensiona l’intera questione riguarda l’apparecchio, non il tasto: un condizionatore in classe A+++ spende dal 30 al 40 per cento in meno di uno in classe B, e filtri sporchi alzano i consumi a prescindere dalla modalità scelta. Prima ancora di decidere cosa cliccare, insomma, pesa cosa si ha appeso al muro — e da quanto non lo si pulisce.

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