Il problema è che molte di queste funzioni restano mezzo nascoste: nomi diversi, menu secondari, percorsi che cambiano da un modello all’altro. Risultato: ci sono, funzionano, ma tanti utenti non le trovano mai.
Per arrivare alla sezione della personalizzazione dei gesti Android, il percorso più comune parte da Impostazioni, passa da Sistema e finisce su Gesti. Sui Pixel di Google la voce è abbastanza facile da individuare. Su Samsung, Xiaomi, OnePlus e Motorola, invece, può essere infilata altrove: Funzioni avanzate, Schermata di blocco, Accessibilità o Impostazioni aggiuntive.
Una piccola caccia al tesoro, insomma. Per fortuna non infinita. Il modo più veloce è usare la ricerca interna delle impostazioni e scrivere parole come gesti, tocchi, scorciatoie, movimenti o navigazione. Spesso il telefono porta subito alla voce giusta, senza costringere a saltare tra tre o quattro schermate. “L’ho trovato cercando doppio tocco, non sapevo nemmeno ci fosse”, raccontano spesso gli utenti nei forum di supporto dei produttori. Il punto è proprio questo: le funzioni esistono, ma al primo avvio quasi mai vengono messe in evidenza.
Dove si trova il menu nascosto per personalizzare i gesti
Tra le impostazioni più utili ci sono i gesti di navigazione, quelli che mandano in pensione i tre tasti virtuali e fanno usare il telefono con movimenti dal bordo dello schermo: swipe verso l’alto per tornare alla Home, gesto laterale per tornare indietro, movimento più lungo per aprire le app recenti.

Dove si trova il menu nascosto per personalizzare i gesti-melablog.it
Dopo qualche giorno, per molti diventa naturale. Per altri serve un po’ di rodaggio. Su alcuni smartphone si può attivare anche il doppio tocco sul retro per aprire la fotocamera, accendere la torcia, fare uno screenshot o richiamare l’assistente vocale. Google lo chiama spesso Tocco rapido, altri marchi scelgono nomi diversi. Poi ci sono i comandi legati al movimento: girare il telefono per silenziare una chiamata, sollevarlo per riattivare lo schermo, portarlo all’orecchio per rispondere, disegnare una lettera sul display spento per aprire un’app.
Piccole cose, certo. Ma nell’uso di tutti i giorni si sentono. Da controllare anche gli screenshot con gesto, spesso attivabili con tre dita sullo schermo o con la classica combinazione tra tasto laterale e volume. Alcuni modelli permettono inoltre di avviare la fotocamera con doppia pressione del tasto di accensione: una scorciatoia molto comoda quando bisogna scattare al volo, magari in strada, con una mano sola e il telefono ancora bloccato.
La forza dei gesti personalizzati è tutta lì: tagliano passaggi. Accendere la torcia senza sbloccare il telefono, aprire la fotocamera senza cercare l’icona, tornare all’ultima app con uno swipe. Azioni semplici, quasi banali. Ma ripetute decine di volte al giorno fanno la differenza. C’è poi una questione pratica: gli schermi sono sempre più grandi, spesso oltre i 6,5 pollici, e arrivare con il pollice nella parte alta del display non è sempre comodo.
I comandi rapidi Android aiutano proprio in questo. Portano le funzioni più usate su movimenti più naturali, più vicini alla mano. Non trasformano lo smartphone in un dispositivo nuovo, ma lo rendono meno macchinoso. E nell’uso quotidiano conta. Per chi lavora spesso dal telefono, queste scorciatoie possono incidere anche sul ritmo delle attività: aprire un’app per le note, avviare il registratore vocale, chiamare Google Assistant o Gemini, mettere la modalità non disturbare prima di una riunione. Tutto con un gesto. “Ho tolto due passaggi ogni volta”, è uno dei commenti che si leggono spesso tra chi usa queste funzioni non per curiosità, ma per lavoro.
Non tutti gli smartphone Android offrono le stesse opzioni. Va detto subito. Le funzioni dipendono dal produttore, dalla versione del sistema operativo e dall’interfaccia installata: Android 14 e Android 15, per esempio, possono avere menu simili ma non identici. Samsung One UI, Xiaomi HyperOS, Nothing OS e OxygenOS sistemano le scorciatoie in punti diversi. Anche un aggiornamento può spostare una voce o cambiarle nome. Prima di attivare tutto, meglio controllare tre cose: batteria, tocchi involontari e compatibilità con cover o pellicole.
Il doppio tocco posteriore, per esempio, può funzionare peggio con custodie molto spesse. Alcuni gesti sul display possono dare fastidio nelle app di gioco, con certe tastiere o con alcune funzioni di accessibilità. In questi casi conviene procedere con calma: una modifica alla volta, qualche giorno di prova, poi si decide se tenerla. Ultimo punto, la privacy.
Se un gesto apre la fotocamera, il registratore o un’app di messaggistica anche dalla schermata di blocco, bisogna capire che cosa resta accessibile senza impronta o codice. Di solito Android permette di limitare queste aperture, ma il controllo va fatto a mano. La personalizzazione dei gesti è utile, veloce e spesso sottovalutata. Resta però una scorciatoia. E, come tutte le scorciatoie, va impostata con un minimo di attenzione.