Stavo passeggiando in un giardino botanico con mio figlio di sei anni quando gli ho allungato una piccola compatta economica, di quelle senza schermo, pensate apposta per i più piccoli. Lui l’ha presa con un sorriso e ha annunciato il suo programma con la naturalezza disarmante della sua età: voleva fotografare tutte le cose belle, e in quell’elenco, ha tenuto a precisare, c’ero anche io.
Essere inserita d’ufficio tra le cose belle mi ha strappato un sorriso. Ma è stato dopo, guardandolo lavorare, che qualcosa mi ha colpito davvero. Per lui non esistevano soggetti scontati o indegni di un fotogramma. Si accovacciava davanti a un fiore qualsiasi, si avvicinava a una foglia, inquadrava un dettaglio che io avrei attraversato senza nemmeno vedere. La sua selezione di cose belle non escludeva quasi nulla.
La fotocamera e gli scatti più belli: così rivive il vintage
È esattamente lo sguardo che la fotografia, quando funziona, dovrebbe restituirci, e che con gli anni rischiamo di perdere. Chi fotografa da tempo finisce per inseguire l’immagine tecnicamente corretta, la luce giusta, la composizione che soddisfa un occhio ormai esigente. Un bambino, invece, non ha ancora costruito quella gerarchia tra ciò che merita e ciò che non merita. Per lui un soffione vale quanto un panorama, e questa assenza di filtri è una piccola lezione.

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C’è anche un aspetto più concreto che rende interessante l’esperimento. La fotocamera che gli ho dato non ha uno schermo su cui rivedere subito gli scatti. Niente anteprima, niente possibilità di cancellare e rifare all’infinito. Si inquadra, si preme, e si scopre il risultato solo dopo. Per un adulto abituato al display dello smartphone è quasi un disagio, per un bambino è semplicemente il modo in cui funzionano le cose, e lo libera dall’ansia del controllo continuo.
Non è un caso isolato, peraltro. Le compatte di questo tipo stanno vivendo una stagione di sorprendente popolarità, sostenuta anche da una certa stanchezza verso lo smartphone come unico strumento per fotografare. Tornare a un oggetto che fa una cosa sola, e la fa senza distrazioni, ha un suo fascino che attraversa le generazioni, dai bambini agli adulti nostalgici.
Quando siamo tornati a casa e ho guardato le sue foto, molte erano mosse, storte, fuori fuoco. Eppure raccontavano un pomeriggio attraverso occhi che trovano meraviglia ovunque, senza pretendere che sia perfetta. È la parte della fotografia che si impara da piccoli e che, a quanto pare, si può anche reimparare, basta farsi prestare lo sguardo giusto.