
Signori miei, questa volta sono davvero bocca asciutta: non credevo che la stupidità di una persona potesse arrivare a tanto, indipendentemente dal merito della questione. Tanto più che non è nemmeno la prima volta.
Di cosa sto parlando?
Semplice, ieri un sito (piuttosto incolore, a dire il vero) è stato attaccato da un cracker e messo fuori servizio per diverse ore. Nulla di così straordinario finché non si legge il messaggio di “rivendicazione” della azione:
Questo sito web è stato preso di mira per eccessivo fanatismo pro-Apple, ed è stato messo offline per 24 ore.
Per il resto della comunità Mac: avete mai sentito parlare di vergogna?
Smettetela e non verrete attaccati. Continuate e sarà battaglia aperta.
A questo si aggiungono altre dichiarazioni farneticanti (cancri, amputazioni ed amenità varie) sul blog del presunto autore dell’attacco.
Come dicevo, non è la prima volta. Capitò qualcosa di analogo alcuni anni fa, e fece ancora più scalpore perché venne preso di mira l’allora molto noto sito macosrumors.com.
Senza nemmeno andare a scomodare il principio base della libertà di pensiero, secondo il quale ognuno di noi è libero di divulgare le proprie opinioni (qualsiasi esse siano), lascia davvero perplessi tanto livore e astio nei confronti di chi, in fondo, si limita a parlare di un argomento che apprezza.
Tanto più che, in fondo, non si è di fronte a temi così importanti. Se ci pensate azioni di questo tipo a carattere politico o religioso sono, seppur ingiustificabili, almeno comprensibili vista l’importanza degli argomenti.
Ma qui si tratta di tecnologia, di computer e gadget!
Mi piacerebbe concludere questo articolo con una frase ad effetto, a contenuto morale e magari istruttivo: mi dispiace, non mi viene in mente nulla, sono ancora troppo stupito dalla pochezza mostrata da certa gente…
[Grazie per le numerosissime segnalazioni]
Quello della mela, tecnologicamente parlando, è sempre stato un mondo piuttosto chiuso. E, a seconda delle fasi della storia di Apple, i motivi di questa chiusura sono stati molteplici: scarso interesse dei prodotti concorrenti, crisi tecnologiche, congiunture di mercato, imposizioni dei partner, ecc. Ma mai, almeno fino ad ora, la chiusura è stata una precisa strategia commerciale.
Diciamo “fino ad ora” perché negli ultimi tempi siamo stati testimoni di alcune scelte abbastanza preoccupanti operate da Cupertino. Prima il chip TrustZone su iPhone, poi i nuovi iPod che, ad esempio, pare non possano funzionare con periferiche video non approvate da Apple: c’è un chip, dentro i nuovi player, che si occupa proprio di questa verifica. Sempre i nuovi iPod, poi, non potranno (almeno senza sostanziali interventi nel firmware) essere utilizzati con software diverso da iTunes: sono presenti alcune righe di codice criptato che hanno il compito di verificare la validità dell’impronta digitale fornita dal software residente sul computer e se la verifica non viene superata, l’iPod finge di non avere brani al suo interno.
Da Wikipedia impariamo che il “Trusted Computing è un insieme di tecnologie, hardware e software che, con l’intento dichiarato di rendere una piattaforma informatica più sicura, impone restrizioni su applicazioni ritenute non desiderabili dai produttori“.
Continua a leggere: La strategia del riccio ovvero Apple e il Trusted Computing