Sapevate che il nuovo Mac Mini integra un lettore di memorie SDXC? Utilizzando l’applicazione Utility Disco viene mostrata la voce “Apple SDXC Reader”.
Un lettore di questo tipo è migliore (meno limitante) rispetto a quello installato negli altri Mac: solo SDHC. Lo slot è in grado di leggere schede da 32Gb a 2Tb di dimensione ed adotta un transfer rate molto più veloce dei precedenti modelli: fino a 832Mbit per secondo.
L’aggiornamento di tale componente indica che con tutta probabilità arriverà anche sugli altri computer della mela. L’iMac è attualmente il modello più vecchio della linea Apple con un lettore SD e potrebbe essere il primo a beneficiare del nuovo lettore. Anche i MacBook Pro da 13″ e 15″ sono candidati all’aggiornamento, ma non in tempi brevi come gli iMac essendo stati aggiornati da poco.
[Via Electronista]

Dopo le dichiarazioni di Raymond Soneira, malgrado siano state a volte travisate, la tecnologia Retina Display ha portato sul mercato display con una densità di pixel per pollice mai immaginata.
L’aumento della densità di pixel, a prescindere dal fatto che superi o meno le capacità ottiche umane, comporta un miglioramento nella resa grafica oltre che colori più profondi e luminosità più forte.
Le immagini che abbiamo raccolto per la comparazione ritraggono da una parte il display di un classico iPhone 3GS e dall’altra quello del nuovo iPhone 4. Sebbene siano state tutte scattate con fotocamere reflex di alto profilo, è incredibile come sia difficile da notare il reticolo di pixel nel nuovo display.
[Via MobileCrunch | 9to5Mac]

Imagination dopo il successo di iPhone 4 ha svelato il futuro dei chip grafici per smartphone e chiaramente anche quello di Apple.
Il chip SGX544 è quello più potente dell’intero settore dei dispositivi a basso consumo energetico ed è veloce abbastanza da poter essere utilizzato non solo per il mobile: riesce a gestire l’accelerazione hardware richiesta sia da DirectX 9 che da OpenGL 2.1 in ambiente desktop, oltre che OpenGL ES 2.0 per le piattaforme mobili.
Supporta nativamente OpenCL ed è in grado di ripartire ottimamente i carichi di lavoro, riconoscendo e disattivando i task inutilizzati “al volo”. Il dispositivo ha 4 pipeline grafiche che possono essere combinate in configurazioni multi-core, fino ad un massimo di 16 core, o 64 pipeline singole.
Non sono state rivelate la date di vendita che sono completamente indipendenti dalla produzione di qualsiasi dispositivo mobile, desktop o tablet di qualsiasi azienda. Probabilmente Apple non utilizzerà immediatamente il chip presentato limitandosi al recente SGX535 dell’iPad e probabilmente (ancora non si sa) del nuovo iPhone 4, ma potrebbe pensare al salto di qualità per un futuro aggiornamento della linea. Potrebbe altresì essere utilizzato fin da subito dalle altre piattaforme concorrenti; Imagination supporta ufficialmente Android, Bada, MeeGo, webOS ed altre.
[Via Electronista]
Come era lecito aspettarsi, iFixit ha provveduto a smontare i nuovi MacBook recentemente aggiornati e, nel caso ce ne fosse bisogno, conferma: quello non è altro che un MacBook Pro in incognito.
Alla pagina dedicata sul sito di iFixit si nota che, rispetto al modello procedente, a questo nuovo MacBook sono stati sostituiti soltanto CPU, GPU e batteria, ed è proprio qui l’aspetto più interessante. Il form factor di quest’ultima è infatti rimasto invariato nonostante un aumento di capienza di ben 350 mAh: ciò significa che una sostituzione in garanzia della batteria sulla penultima generazione potrebbe probabilmente portare all’installazione della variante più capace, quella responsabile delle 10 ore d’autonomia dichiarate.
Per il resto, l’abbiamo detto, siamo di fatto di fronte ad un MacBook Pro. Fatta esclusione per il guscio in alluminio, i 2 GB di RAM in più, la FireWire 800, la tastiera retroilluminata e lo slot SD (c’è persino la MiniDisplayPort che ora veicola il segnale audio), si intende; ma se tali differenze saranno sufficienti per giustificare il divario di prezzo sarà il mercato a deciderlo spontaneamente.
L’iPad ha finalmente compiuto il suo primo passo nel mercato e fioccano le testimonianze reali circa le sue potenzialità ed anche circa le sue pecche. Il carattere di tali testimonianze è quanto mai variegato: c’è chi ne immortala lo spacchettamento, chi misura le performance, chi lo smonta e chi si diverte a triturarlo o meglio ancora a distruggerlo con una mazza da baseball.
Quello che vedete in alto è il video che una collega, Stacey Higginbotham, ha realizzato per GigaOM. Stacey ha intervistato David Carey, vice presidente della divisione tecnica di UBM TechInsights, il quale ha analizzato l’hardware del dispositivo commentandolo in maniera molto chiara. Il risultato è una video-intervista estremamente interessante.
Mr. Carey mostra le varie componenti hardware del dispositivo, essenzialmente si tratta del pannello di vetro capacitivo, il pannello LCD e la main board. Relativamente a quest’ultima componente, l’intervistatrice chiede delucidazioni in merito al processore (il nuovo Apple A4) ed il tecnico gli risponde che non è possibile capire in quale misura il processore sia il frutto dell’acquisizione di PA Semi o di Apple.

Senza nulla voler togliere all’iPad, che di potenzialità per cambiare il mondo del personal computing ne ha tante, è da troppo tempo che Apple non aggiorna i suoi laptop. E finalmente, dopo rarissimi e flebili rumors a riguardo, sembra che qualcosa si stia effettivamente muovendo. A giudicare dagli approvvigionamenti della componentistica a Taiwan, Apple Daily suggerisce (qui la traduzione dal cinese) che entro la fine del mese tutte e tre le linee di portatili con la mela verranno finalmente aggiornate. Fosse vero.
Il motivo della lunga attesa sembrerebbe essere Intel: i chip forniti, infatti, non erano in grado di soddisfare le richieste di Cupertino, anche se ora la situazione nella catena delle forniture sembra normalizzata. Tra le novità ventilate, si parla di generosi aggiornamenti per gli hard disk (fino a 640GB), SSD opzionale fino a 248 GB e 8 lunghe ore di autonomia per tutti i modelli. Tale risultato è reso possibile dall’efficiente piattaforma NVIDIA Optimus, in grado di passare secondo necessità il carico computazionale dalla GPU dedicata al processore grafico integrato nei Core i3, i5 ed i7.
A differenza del MacBook, aggiornato “appena” (si fa per dire) lo scorso ottobre, MacBook Pro e MacBook Air non vedono l’ombra di una novità da ben 302 giorni, con un ciclo di aggiornamento medio di 200 per il primo e di 255 per il secondo. L’annuncio potrebbe arrivare persino la settimana prossima, ma chissà perché ormai non fa più effetto: è da gennaio che i portatili “saranno aggiornati da un momento all’altro”.

I tecnici di iFixit hanno realizzato una grande grafico che sintetizza le differenze hardware tra un iPhone 3GS ed un Nexus One. Il grafico, molto ben realizzato, è diviso in due (per i due dispositivi) e denota con un carattere in grassetto arancione, il risultato migliore per ciascuna caratteristica.
Ci sono informazioni circa il processore, RAM, statistiche sui costi, quantità vendute nel primo mese di vendita, capacità e sostituzione della batteria, costo di riparazione del vetro, precisione dell’interfaccia touch-screen ed un’approfondimento sulla main board.
Quella che vedete in alto è solo la prima parte del grafico; l’immagine, nella sua interezza, è disponibile dopo il salto.

Eppur si move, verrebbe da dire. Stando alle indiscrezioni raccolte da MacRumors, infatti, pare che le scorte di MacBook Pro siano improvvisamente calate. E a conferma di un possibile, imminente aggiornamento arriva pure una laconica mail da Steve Jobs, che però vuol dire tutto e niente.
Se c’è una cosa che infastidisce più delle solite slavine di rumors spesso in contrasto tra loro, è l’assenza più totale della pressoché minima informazione su novità e cambiamenti lungamente attesi. E’ il caso dei MacBook Pro, rinnovati per l’ultima volta ben 288 giorni fa e di cui, tra iPad e tutto il resto, non si parla praticamente più.
Ora sembra che le scorte scarseggino d’improvviso, il che suona come un segnale molto promettente. Inoltre, alla sconsolata mail di un utente che recitava:
Comprendo la necessità di segretezza etc, ma è veramente sconfortante l’assenza di prospettive per MBP e Mac Pro. Non mi aspetto un responso, ma avendo personalmente convertito a Mac dozzine di persone, questa è per me una mail veramente triste da comporre.
Sarebbe giunta una risposta da parte di Steve Jobs in persona che lo rassicurava:
Non c’è da preoccuparsi.
Come dire, preparate fiduciosi la carta di credito. Oppure no, visto che al momento su Apple Store Online le consegne rimangono fissate in 24 ore.
Immaginate di poter aprire la porta di casa tramite il vostro telefono cellulare. Potrebbe sembrare un’idea futuristica ma Apple ha recentemente brevettato un sistema che consente ad iPhone di comunicare con dispositivi esterni: porte comprese. Dietro quest’idea si cela la tecnologia RFID.
Senza attendere che Apple, se mai lo farà, ci sveli la sua creazione, un assegnista di ricerca del centro CASA della University College London è riuscito a costruire un lettore RFID esterno per iPhone. Le istruzioni per costruire l’accessorio realizzato da Benjamin Blundell, questo il nome del ricercatore, sono spiegate in maniera molto approfondita sul suo blog personale. Per il momento l’accessorio è in grado di leggere codici RFID ma non di scrivere: per aprire una porta è già sufficiente.
Già lo scorso anno alcuni ricercatori della Oslo School of Architecture & Design (OSAD) avevano realizzato lo stesso apparecchio, poi trasformato in un prodotto commerciale chiamato iCarte. Purtroppo i ragazzi norvegesi non avevano fornito alcuna documentazione per la realizzazione di tale accessorio (per ovvi motivi).
[Via Recombu]

Ancora una volta a far scalpore è un annuncio di lavoro di Apple, sul sito americano. L’azienda di Cupertino cercherebbe un ingegnere capo nella sede centrale che diriga un team di professionisti per “portare iPhone OS su nuove piattaforme”.
Cosa possa significare quella frase virgolettata è un mistero. Si parla di un team di ingegneri specializzati operante a basso livello: firmware, core driver, hardware, sicurezza ed architettura della piattaforma. Dal momento che l’annuncio non specifica altro, è chiaro che tutto il resto sono, purtroppo, soltanto speculazioni.
Ciò che è verosimile, tuttavia, è supporre che Apple si prepari in grande stile a mettere a frutto i suoi investimenti sull’architettura ARM. Dopo la notizia circa il miliardo di dollari speso in ricerca, questa lettura potrebbe avere un fondamento di verità.
[Via MacRumors]

Contrariamente a quanto si possa credere, il processore Apple A4 che ha debuttato nel nuovo iPad non è stato progettato da ingegneri della PA Semi, a dichiarlo è una fonte molto autorevole di VentureBeat. Apple avrebbe commissionato il servizio di progettazione ad aprile 2009, e a giugno dello stesso anno Steve Jobs ha ammesso che lo scopo era quello di realizzare processori per iPhone ed iPod.
In realtà, la fonte dichiara, il processore A4 è il frutto del lavoro di un team di progettazione precedente. Apple, è cosa nota, ha una lunga esperienza nel settore, ad esempio con la creazione dei northbridge per i suoi Mac con processori G4 e G5. La CPU A4 è il primo processore interamente costruito in casa che ha comunque in parte beneficiato delle competenze acquisite da PA Semi.
Alcuni ingegneri hanno cominciato ad ipotizzare (nessuno di loro ha ancora messo le mani sul processore) che il maggior pregio di tale processore possa essere la capacità di abbassare o spegnere completamente il consumo di elettricità di alcune parti della CPU; ciò spiegherebbe le 10 ore di autonomia che Steve Jobs ha dichiarato durante la presentazione di iPad.
In maniera simile, il chip potrebbe essere in grado di trasferire il lavoro del processore grafico, evitando problemi di surriscaldamento con l’abbassamento controllato della velocità di clock. Gli esperti, infatti, sottolineano che tutti i dispositivi concorrenti attualmente tengono le GPU in stato di idle (inattività) per molto del tempo operativo, consumando comunque energia elettrica.
[Via MacNN]

Sebbene il fatto che il nuovo iPad abbia capacità 3G non sia propriamente una novità, la scelta di adottare un nuovo formato per la scheda SIM lo è senza ombra di dubbio. La scheda SIM, contenente i nostri contatti e le informazioni del gestore telefonico, è un pezzo di plastica delle dimensioni di 15 x 25mm. Il formato adottato da Apple per il suo nuovo iPad è, invece, il Micro SIM (formato ISO noto come Mini-UICC): una versione ridotta di 12 x 15mm, circa il 52% più piccola.
Inutile dirlo, non è fisicamente compatibile con i nostri telefoni cellulari. Questa scheda è stata sviluppata dal ETSI (European Telecommunications Standards Institute) per offrire un maggior spazio di memorizzazione (per le applicazioni dei carrier), aumentare le funzionalità di controllo e sicurezza. Il formato più piccolo aiuta l’installazione del chip in dispositivi più ridotti.
Francamente, non si può definire l’iPad un dispositivo “ridotto” e al momento non si riesce a trovare una spiegazione plausibile che giustifichi il cambio di formato, a meno del “voler essere diversi” (dopo tutto si tratta dell’azienda che ha introdotto il Mini DisplayPort). E’ molto probabile tuttavia che la spiegazione sia più semplice del previsto. Il formato Micro-SIM non è tra le priorità delle industrie che operano nel settore GSM, questo fatto si traduce nell’impossibilità degli utenti di trovare alternative commerciali al carrier imposto/scelto da Apple.
Se ragionassimo in prospettiva di AT&T, per esempio, il nuovo formato è sicuramente meglio di un blocco software: non è più possibile scaricare del software per sbloccare il dispositivo e passare ad un altro operatore. Sono davvero così cattivi? Probabilmente no. Il 6 gennaio 2010 T-Mobile (in partnership con Lok8u GPS) ha annunciato di voler adottare lo stesso formato in USA. Ci vorrà del tempo per iniziare la distribuzione dei chip, ma negli States qualcosa si muove. E nel nostro paese? Quali sono le probabilità di commercializzare l’iPad 3G?
Aggiornamento: I nostri lettori ci hanno prontamente segnalato che non vi sono differente funzionali e tecniche tra una Micro SIM ed una classica SIM. L’unica differenza è d’ingombro: basta tagliare parte della plastica di una normale scheda SIM per tramutarla in Micro-SIM. ETSI, l’ente europeo che ha ratificato il nuovo formato di scheda, ha confermato ciò che i nostri utenti sostengono.
[Via Engadget]