
Parlando presso la Royal Institution ieri sera, il Google di CEO Larry Page avrebbe seraficamente affermato che l’odio di Steve Jobs nei confronti di Android era tutta “una scena.” Peccato che il biografo ufficiale dell’iCEO sia di tutt’altro avviso.
Ha il sapore di una di quelle faccende su cui la verità non emergerà mai. A dire di Larry Page, l’ostentata -quasi leggendaria- rivalità tra Apple (creatrice del concept originale dell’iPhone) e Google (rea di averlo rubato) sarebbe semplicemente frutto d’una sorta di gioco delle parti, tipo poliziotto buono-poliziotto cattivo, per capirci. Per Walter Isaacson, invece, di mezzo c’erano un’insostenibile sensazione di déjà vu e una rabbia definita addirittura “termonucleare.” Tant’è che per spiegare la disputa tra i due colossi dell’high tech, lo scrittore fa un parallelo con la storia delle interfacce grafiche, e della giustificazione fornita da Gates per l’aver preso spunto anche lui da Xerox:
“Bene Steve, penso che ci sia più di un altro modo di vedere la questione. Penso che sia più come se entrambi avessimo un vicino di casa molto ricco - chiamiamolo Xerox - e io gli fossi entrato in casa per rubargli la televisione, scoprendo poi che l’avevi già portata via tu.”
Dopo l’epurazione e il ritorno di Jobs, Apple ricominciò a produrre sistemi chiusi e altamente integrati. Arrivarono gli iPod, gli iPhone e gli iPad, e tutto riprese nel migliore dei modi, “e poi che succede? Google ruba tutto.” Isaacson spiega:
Continua a leggere: Larry Page: l'odio di Jobs per Android? "Tutta scena"

Il recente sondaggio condotto da Glassdoor.com per identificare i 25 CEO più apprezzati al mondo tra i propri dipendenti dimostra che Tim Cook piace al 97% della forza lavoro di Cupertino. Una percentuale più alta perfino dell’indimenticabile Steve Jobs.
È da tempo che l’informazione e i siti specializzati -noi compresi- si interrogano sul futuro di Apple ora che l’iCEO non c’è più; a maggior ragione se ripensiamo all’aria di cambiamento che si respira a Infinite Loop. Programmi di raccolta fondi, buoni sconti istituzionalizzati per i dipendenti, resoconti dettagliati e perfino dividendi staccati dopo ben 17 anni: la distanza tra Cook e Jobs non è mai stata tanto palpabile e profonda.
Ed è interessante notare come la differenza venga percepita anche tra gli impiegati della mela:
Mentre molti si chiedevano come sarebbe stato ricevuto dagli impiegati e come avrebbe diretto il gigante tecnologico, sembra che Cook si sia inserito già piuttosto bene.
Se infatti nell’esatto momento del congedo da Apple lo scorso agosto Jobs godeva del favore del 97% dei propri dipendenti, fino ad allora non si era mai sollevato oltre il 95%, contro il 97% conquistato in brevissimo tempo da Cook. Un primato piuttosto trasversale e che lo rende il CEO più apprezzato nel mondo dopo Paul Jacobs di Qualcomm col 95%, Larry Page di Google col 94%, Paul Otellini di Intel col 90%, Pierre Nanteme di Accenture col 91% e Paul Mantz di VMware col 90%.
Photo | AdWeek
Come probabilmente saprete, Tim Cook è in visita in Cina. Dopo aver visitato l’Apple Store di Pechino, il CEO di Apple si è recato anche presso gli stabilimenti produttivi Foxconn, principale fornitore di componenti per la costruzione dei dispositivi dell’azienda di Cupertino.
Le foto che ci arrivano tramite iFeng e 9to5Mac documentano per l’appunto la visita di Cook in una nuova area di Foxconn da poco aperta e completamente dedicata alla costruzione di parti per iPhone.
Dopo le polemiche che ancora vanno avanti sulle condizioni dei lavoratori in Foxconn, la visita di Tim Cook allo stabilimento produttivo è sicuramente un importante segnale, sul quale oltre alle foto riportate in questo post ci arriveranno probabilmente nelle prossime ore ulteriori dettagli.

Al di là dei programmi di raccolta fondi, dei buoni sconto ai dipendenti e dei dividendi, c’è un’altra differenza importante che sembra caratterizzare la gestione Cook dalla precedente. Il nuovo CEO di Apple è ora in viaggio in Cina, in visita all’Apple Store di Pechino.
Non è la prima volta che Tim Cook va in Cina. E’ già accaduto quando -su espressa richiesta di Jobs- dovette fare una capatina dall’altra parte del globo per i problemi con Foxconn; altre occasioni, invece, furono la negoziazione dei termini del supporto allo standard LTE oppure la querelle giudiziaria con Proview. In ogni caso, a differenza di quest’ultima incursione, mai come CEO.
La novità, seppur simbolicamente, è grossa e crea una certa frattura col passato. Jobs, si legge sulla biografia ufficiale, non ha mai messo piede nella terra di Confucio, mentre Cook -nel suo ex ruolo di come COO- è praticamente a casa sua. Ci si domanda semmai cosa sia andato a fare laggiù stavolta, e la risposta la fornisce il Wall Street Journal con un articolo recentissimo:
Cook, in Cina per la prima volta da quando è diventato chief executive a Cupertino, “ha avuto grandiosi meeting con le autorità oggi. La Cina è molto importante per noi e non vediamo l’ora di impegnarci in ulteriori investimenti e nella crescita, qui.” ha affermato la portavoce Carolyn Wu. La donna si è tuttavia rifiutata di identificare i personaggi coinvolti o di fornire ulteriori dettagli sulla natura degli incontri.
Per uno sguardo agli scatti degli iFan, date un’occhiata a questa pagina.
Quando non sapete come venire a capo di un problema, cercate l’aiuto della persona più influente possibile. Questa è la storia di un utente americano, lettore di 9to5Mac e possessore di un iPhone in contratto con l’operatore telefonico AT&T. L’utente è stato trasferito in Canada per lavoro e, deciso a portare con sé il proprio telefono, sbloccandolo dal vincono AT&T, si è rivolto all’operatore telefonico. L’operatore gli ha però risposto di rivolgersi ad Apple, ma i dipendenti Apple lo hanno nuovamente reindirizzato all’operatore telefonico, in una sorta di cane che si morde la coda. Dopo essere stato informato, da un dipendente AT&T, che l’unica soluzione era quella di “effettuare il jailbreak“, il lettore ha deciso di scrivere una lettera al CEO di Apple, Tim Cook:
Ciao Tim,
La mia famiglia ama molto il marchio Apple. Tutti e 4 i miei figli (di età compresa tra 2 a 8 anni) utilizzano iPod touch, iPhone, iPad e iMac da quando avevano un anno di età. La nostra televisione è un iMac da 27 pollici con EyeTV. I miei figli parlano con la nonna a giorni alterni via Skype su iMac. Tutti i nostri computer sono Mac (ne abbiamo 4 in casa). Apple ha toccato ogni aspetto della nostra vita e l’ha reso più ricca!
La mia azienda mi ha recentemente trasferito in Canada per un incarico di lavoro che durerà alcuni anni. Il contratto con AT&T legato all”iPhone 3GS di mia moglie è terminato, così le ho comprato un iPhone 4 il giorno ci siamo trasferiti in Canada. Ho preso il suo iPhone 3G e ho contattato AT&T per vedere come poterlo sbloccare in modo da poter utilizzare il telefono con un operatore canadese, sfruttando un piano “pay as you go” per l’uso occasionale (sono costretto a usare un Blackberry per la lavorare, ma io lo odio così mi piacerebbe usare l’iPhone per le telefonate). Qui sono iniziati i miei problemi.
Continua a leggere: Vuoi sbloccare l'iPhone? Scrivi a Tim Cook

Dell’aria di cambiamento che spira a Cupertino dopo il passaggio di consegne dell’anno scorso abbiamo già parlato in un’altra occasione. Eppure, nonostante la divergenza tra Cook e Jobs, evidentemente quest’ultimo non aveva paura di mettere la società nelle mani d’un successore tanto lontano dalle proprie convinzioni, e una delle differenze più grandi tra i due CEO forse sta proprio nella recente questione dei dividendi.
Organizza programmi di raccolta fondi, istituzionalizza buoni sconti per i dipendenti, parla di più agli azionisti e pubblica dettagliati resoconti sugli impianti di produzione; in questo, e molto altro, il nuovo CEO di Apple si differenzia per stile e inclinazioni dall’illustre predecessore. E ora, con la decisione di staccare dividendi, la cesura col passato diventa pressoché lampante.
Sull’argomento infatti Jobs manteneva un approccio nettamente più conservatore e cauto, probabilmente per via della situazione trovata in azienda al suo ritorno nel 1997:
“Il denaro contante ci dà un’incredibile sicurezza e flessibilità. Quando corri dei rischi, è un po’ come se saltassi in aria: è bello sapere che quando tornerai giù c’è del terreno ad aspettarti. Gestiamo la nostra società in modo conservatore dal punto di vista finanziario poiché non si sa mai quale opportunità riservi il futuro… Siamo tanto fortunati che se decidessimo di acquisire qualcosa potremmo scrivere un assegno e via, senza dover chiedere prestiti a nessuno.”
E quando gli azionisti gli fecero pressioni per ricevere più dividendi, la sua risposta lasciò tutti di stucco per la deliziosa sfacciataggine:
Continua a leggere: Cook VS Jobs: la differenza sta anche nei dividendi

All’evento Apple dedicato alle “decisioni concernenti il denaro cash in cassa” di cui parlavamo solo poco fa, Tim Cook e Frank Oppenheimer hanno confermato che buona parte di quei 98 miliardi di dollari verranno usati per staccate cedole da 2,65 dollari ad azione, oltre a 10 miliardi di dollari di buyback e 45 miliardi di investimenti.
Rotto il salvadanaio con la mela, un discreto dividendo accontenta le richieste degli azionisti con un versamento di 2,65 dollari ad azione previsto per il quarto trimestre fiscale dell’anno; il buyback da 10 miliardi, ovvero il riacquisto delle azioni Apple, avverrà nell’anno fiscale 2013 che parte a settembre 2012, e infine moltissimo sarà destinato alla ricerca:
“Abbiamo usato un po’ delle nostre riserve per fare grandi investimenti nel nostro business in ricerca e sviluppo, acquisizioni, aperture di punti vendita, pre-pagamenti strategici ed espansioni di capitale nella nostra catena di fornitura, e nella costruzione della nostra stessa infrastruttura. E nonostante questi investimenti, riusciamo mantenere una riserva per le opportunità strategiche, oltre ovviamente a mandare tranquillamente avanti gli affari ordinari. Ecco perché diamo il via ad un programma di dividendi e di riacquisto delle azioni.”
L’ultimo dividendo di Apple risale al 1995, ovvero prima del ritorno di Jobs in azienda; da allora, l’iCEO si era sembra ben guardato dal redistribuire le scorte dei forzieri di Cupertino. Cook, invece, non ha mai fatto segreto di avere altre inclinazioni a riguardo, e gli ultimi fatti confermano la sensazione.
La gigantesca liquidità a disposizione deriva non tanto dal Mac, quanto e soprattutto dall’iTunes Store e dai dispositivi mobili, ovvero iPhone ed iPad; un’escalation di successi che ha portato Apple ad una invidiabile posizione di primato tra i competitor, fino a trasformarla nella società col maggior valore di Borsa al mondo: 454 miliardi di dollari, seguita dalla compagnia petrolifera Exxon Mobil coi suoi 407 miliardi.

Ricorderete senza dubbio il gran clamore causato dalla sistematica violazione della privacy messa in atto da Path e da diverse altre app senza il consenso esplicito degli utenti. Stando ad un articolo di Bloomberg Businessweek (intitolato sagacemente “Anarchia nell’App Store”), sembra che Tim Cook in persona abbia poi convocato il fondatore di Path nel proprio ufficio di Cupertino per -traduzione letterale- “metterlo alla graticola.”
Non sarà un mega-scoop ma di sicuro è una di quelle imperdibili note di colore per il resto di noi:
… in gioco c’era la violazione delle regole di Apple. Un ingegnere di Singapore ne ha parlato sul proprio blog a febbraio, e per tutta risposta il co-fondatore di Path Dave Morin è stato trascinato nel quartier generale di Apple per essere messo alla graticola dal CEO Tim Cook e altri dirigenti, secondo le persone vicine all’incontro ma non autorizzate da Apple a discuterne.
In seguito alla deflagrazione dello scandalo, in ogni caso, molte cose sono cambiate rapidamente: Apple, Google, Microsoft e altre importanti società si sono infatti imposte autonomamente un pentalogo minimo di regole comuni da rispettare, mentre un senatore democratico USA ha scritto alla FTC invitando gli enti preposti ad aprire un fascicolo a riguardo. E presto, assicurano da Cupertino, arriveranno controlli più sofisticati nelle Preferenze di iOS per gestire nel dettaglio quali app accedono a quali dati. Un bel cataclisma, insomma, causato da un’app con un séguito tutto sommato molto modesto.

Secondo quanto si legge su questa pagina della U.S. Securities and Exchange Commission, qualche ora fa Tim Cook avrebbe venduto 20.178 delle sue azioni Apple, a seguito d’una serie di transazioni finanziarie portate a termine negli ultimi due giorni. Totale incassato, 11,1 milioni di dollari.
Esercitando l’opzione su di un pacchetto da 37.500 azioni, Cook ne avrebbe vendute la maggior parte tra sabato e lunedì, con un prezzo che partiva da $547 e che ha raggiunto il suo massimo di $551 durante l’ultima transazione. Un ottimo risultato, dovuto in una certa parte alla gestione del nuovo CEO che ha consentito ad Apple di diventare una delle Public company (ovvero società che consentono la vendita al pubblico dei loro titoli mobiliari attraverso la Borsa) di maggior valore al mondo. E ora che sono usciti i nuovi iPad, tutti gli analisti si aspettano un ulteriore balzo in avanti.
Le 37.500 azioni di cui parliamo, Cook se l’è guadagnate -assieme a 5 milioni di dollari cash- come ricompensa per il lavoro svolto durante l’assenza di Jobs per motivi di salute. Per questa ragione, gli restano in tasca appena 13.817 azioni, cui si aggiungeranno le 200.000 promesse a settembre 2008 come retention award (ovvero come incentivo a restare, garantite anche ad altri dirigenti), e le 500.000 Reserved Stock Unit (RSU) come premio per i suoi cinque anni come CEO. Se Cook completerà il decennio nel medesimo ruolo, si porterà a casa un totale di un milione di azione RSU, per un valore di oltre mezzo miliardo di dollari al cambio attuale. Molto però dipenderà dalle mosse che intende adottare da qui al futuro.

Il nuovo iPad sarà disponibile in Italia dal 23 marzo, una settimana dopo il debutto statunitense ed europeo, ma dall’indagine di ComScore l’Italia risulta il terzo paese europeo per incremento di vendite dell’iPad posizionandosi alle spalle di Regno Unito e Francia, ma davanti a Germania e Spagna. Come mai Apple non include anche l’Italia tra le nazioni europee dove il lancio di un nuovo prodotto avviene in concomitanza con il primo giorno di commercializzazione negli Stati Uniti?
Il nostro lettore patavino ha pensato di scrivere direttamente al CEO di Apple, porgendogli la domanda in maniera molto schietta:
Caro Tim,
mi chiedo come mai non vi piaccia l’Italia, io penso che siamo dei buoni clienti per voi ma non lo apprezzate.
Guarda questa, siamo il secondo paese in Europa (siamo dietro all’UK!)
In particolare:
1) Siri non è ancora stato rilasciato in italiano (piuttosto strano dopo 6 mesi)
2) Non siamo più nel gruppo del “primo giorno” di lancio di un prodotto dall’iPhone 4 (ci sono alcune nazioni che non sono al nostro livello)Grazie
Mike
La risposta di Tim Cook non si è fatta attendere:

Diciamolo subito. Alla conferenza annuale con gli investitori di ieri non ci sono stati né scoop né coup de théâtre. Tutto, nonostante qualche contrattempo inaspettato, è filato nel più scorrevole -e tedioso- dei modi. Sul tavolo, il rapporto con Facebook, un’accenno alla iTV e la questione dei dividendi.
Con 98 miliardi di dollari a disposizione nei propri forzieri (cash e in liquid asset), Apple potrebbe ripianare il debito pubblico di parecchi stati europei. Ecco perché, con riferimento all’infografica comparsa sul Web qualche settimana fa, Cook ha goliardicamente affermato di non aver intenzione di acquisire la Grecia. Cosa se ne faranno però di tanto denaro, neppure è dato sapere: di certo non verrà ripartito in dividendi, come da principio devono aver sperato in molti tra analisti e azionisti. Le parole di Cook sono chiare:
Il mio messaggio è che il comitato e il team di gestione stanno seriamente pensando alla questione. E faremo quel che riteniamo sia nel migliore interesse per gli azionisti.
Qualcuno tra i giornalisti ha avuto il cuore di domandare se non fosse meglio dare indietro la televisione HD da 60″ che aveva appena acquistato in occasione del Super Bowl (”ho 60 giorni di tempo per restituirla. Dovrei farlo?), ma la risposta -tra lo scrosciare delle risate del pubblico- è assomigliata tanto ad un garbato e laconico no-comment.
Parlando invece del controverso rapporto con Facebook, anzi l’amico Facebook, le parole di Cook sono state rassicuranti:
Ho sempre pensato che le nostre due società potrebbero fare molto assieme.
Indubbiamente vero; peccato soltanto che in iOS 5 e Mountain Lion il collante sociale sarà apportato da Twitter, e non dal portalone blu. Ma evidentemente va bene a tutti così, visto che il 98% degli astanti si è espresso a favore della leadership di Cook durante la votazione per i membri del consiglio d’amministrazione.

Con un breve comunicato stampa, Apple fa sapere che Tim Cook prenderà la parola alla Goldman Sachs Technology and Internet Conference che si terrà fra qualche ora. L’evento sarà trasmesso in streaming live, per chi fosse interessato.
Non è la prima volta che Cook parla alla conferenza, ma di certo è la prima in qualità di CEO della mela; i temi trattati, per quanto se ne sa, dovrebbero vertere verso “attesissime dichiarazioni su argomenti caratterizzati da un alto tenore di rischio e incertezza.” E chissà che nel novero non ci finiscano anche le recenti polemiche sulle condizioni di lavoro nelle fabbriche cinesi partner di Cupertino: dopotutto, più “ad alto tenore di rischio e incertezza” di così si muore.
Di sicuro, fatta esclusione per eventuali conferme dirette o indirette all’evento del prossimo 7 marzo relativo ad iPad 3, c’è da scommettere che verranno fuori interessanti dettagli sull’attuale operato di Apple in generale. L’evento avrà luogo all’incirca alle 12:30 p.m. PT, ovvero alle 21:30 nostrane; a questa pagina, invece, i collegamenti al Webcast audio.