
Il 2008 potrebbe, passare alla storia come l’anno d’oro di Apple: e il bello è che il merito non sarà del fin troppo chiacchierato iPhone (dal quale, comunque, ci si aspettano vendite straordinarie) ma dal caro e vecchio Mac.
3 milioni di calcolatori venduti in un trimestre fiscale, con una previsione di oltre 10 milioni di computer venduti nel costo del 2008: le proiezioni sono di Mike Abramsky, analista di RBC, che prevede una crescita year-over-year di oltre il 40%.
Il merito della straordinaria forza della piattaforma Mac sul mercato è da ricercarsi in diversi fattori: la debolezza di Windows Vista non è da sottovalutare, ma sono soprattutto le promozioni per gli studenti e l’effetto halo di iPod e iPhone a trainare la “voglia di Mac”, oltre all’azzeccatissima campagna pubblicitaria Get-a-Mac.
Il sorpasso dei notebook rispetto ai desktop, poi, non è più una novità in casa Apple: oltre il 50% dei Mac venduti sarà, infatti, un laptop.
A questa analisi si aggiungono le più che rosee previsioni di Merryl Linch sul titolo AAPL che, nonostante il difficile momento dei mercati internazionali, dovrebbe raggiungere nuovamente i $200 entro la fine dell’anno.
In coda a questi numeri arriva anche la chiosa dei uno dei più noti analisti del mondo Apple, Gene Munster, secondo cui il rinnovamento di Apple iniziato nel 1997 con il ritorno di Steve Jobs si può considerare compiuto, con Cupertino tornata a contare anche nei numeri di vendita di computer.
Chi ricorda i tempi bui di MacOS 7, dei Performa e dei Quadra faticherà davvero a credere a queste cifre…

Morgan Stanley ha ritoccato verso l’alto il price target del titolo AAPL quotato a Wall Street, passando dai precedenti $185 a $210. Secondo la famosa banca d’affari di New York il nuovo prezzo base dell’iPhone 3G da 8Gb ($199 con contratto AT&T) consentirà almeno di raddoppiare il numero di unità vendute finora: nel 2009 Morgan Stanley si aspetta che Apple possa arrivare a vendere 27 milioni di dispositivi in tutto il mondo.
Il ricavo medio per dispositivo dovrebbe aggirarsi attorno ai $550: una cifra superiore al prezzo di listino e dovuta alle quote pagate ad Apple dai carrier e alla debolezza del dollaro.
L’analisi di Morgan Stanley dovrebbe spegnere le polemiche dovute alla preoccupazione degli investitori dopo il WWDC: si temeva, infatti, che la riduzione del prezzo del dispositivo potesse abbassare i profitti dell’azienda e, di conseguenza, i dividendi.
[Reuters]

Se diamo un’occhiata ai Mac presenti nel catalogo Apple, notiamo che la maggior parte è posizionata nella fascia di prezzo che parte da $1000 (o poco meno di 1000€, nel caso del marcato italiano). Questa “scelta di campo” è da anni al centro della discussione, tra gli utenti Mac, tra gli utenti PC (che la pongono come principale handicap della mela) e perfino nel consiglio di amministrazione di Cupertino, che proprio per la volontà di avere in catalogo un prodotto low cost commissionò a Steve Jobs il Mac mini.
In ogni caso, mettendo da parte ogni polemica, è inoppugnabile che il core business della piattaforma Mac sia proprio questo. Ed è dunque interessante vedere come se la cava Apple in questo settore.
eWeek, riportando dati NPD, mostra come la quota di mercato di Cupertino nel mercato dei PC high-end sia quasi 5 volte superiore rispetto alla quota di mercato totale. Tra i PC sopra i 1000$ venduti in ambito retail negli USA (sono dunque escluse dalla ricerca vendita online e educational, storici cavalli di battagli di Apple) il 66% hanno una mela morsicata sopra.
Ragionando su questi dati, è possibile notare alcune curiosità molto interessanti. Se si considera il settore desktop, ad esempio, la quota di Apple è ancora più alta (70%): ma Apple ha soli due prodotti in questa fascia di mercato, iMac e Mac Pro. Considerando i numeri di quest’ultimo necessariamente limitati dal suo prezzo, è quasi incredibile, ma verosimile, pensare che il solo iMac venda quanto tutti gli altri PC desktop messi assieme: siamo davanti a numeri da iPod…
Dopo la “batosta” dell’inizio dell’anno e la freddezza con cui sono stati accolti i risultati fiscali pur record, il titolo di Apple quotato a Wall Street sembra riprendere lentamente quota, dando segnali di ripresa importanti.
Lo stabilizzarsi della crescita di Cupertino, sostengono la maggioranza degli osservatori, sta facendo riacquistare fiducia agli investitori tenendo contemporaneamente lontano la speculazione, attualmente orientata su “altri lidi”.
I titoli tecnologici, infatti, sono stati tra le vittime più colpite dall’ondata di perdite che hanno seguito la ben nota crisi dei mutui e, tra questi, soprattutto quelli che nell’anno precedente avevano segnato i maggiori rialzi (tra gli altri, assieme ad Apple, Google) sono stati presi maggiormente di mira dagli speculatori, causando pesanti contrazioni.
Il lento ritorno alla normalità significa pure maggiori aspettative per le performance del titolo, il cui rating è di nuovo stabilmente sul “buy”.
Alla chiusura di ieri AAPL segnava $175,05 in rialzo dell’1,63%, mentre nel momento in cui scriviamo la previsione di apertura è fissata a $175,66, dunque in leggero rialzo.

In un ambiente, quello della borsa, che non dimentica mai le proprie “giornate nere”, c’è da scommettere che il “mese nero” di Apple sarà ricordato a lungo.
Il titolo di Cupertino, come vi abbiamo già riportato, ha lasciato sul campo qualcosa come $70 per azione, stabilizzandosi sui $130: se per alcuni grandi investitori questo ha significato una cospicua perdita (ma anche grandi guadagni per gli speculatori), parecchi piccoli risparmiatori hanno visto andare letteralmente in fumo i propri risparmi.
Questa situazione ha spinto il CEO di Apple, Steve Jobs, a scrivere a dipendenti ed investitori, cercando di fare il punto della situazione.
Nella sua mail, diffusa da AppleInsider, Jobs esordisce con amara ironia: “Wow, questi ultimi sono stati giorni che non dimenticheremo facilmente, […] le nostre azioni sono state oggetto di manovre molto più grandi di noi“.
L’iCEO tenta poi di rassicurare: “Continuo a credere che i nostri punti di forza, i nostri straordinari dipendenti, la nostra strategia chiara e attenta, la nostra pipeline di prodotti, i nostri 200 e più retail store, i 18 miliardi di dollari di liquidità senza debiti, ecc. ci faranno comodo e ci aiuteranno a superare questa situazione nei prossimi mesi“.
Steve Jobs ostenta fiducia, forte di una azienda che continua a crescere nonostante la congiuntura che si profila all’orizzione e che ha una immagine invidiabile e un know-how di tutto rispetto.
Conclude: “Sono convinto che gli investitori che resteranno con noi saranno ricompensati non appena il mercato recupererà la fiducia in sé stesso“.
E, se è fiducioso lui che, in quanto maggiore singolo azionista di Apple, in questo mese ha perso una cifra vicina al mezzo miliardo di dollari…
Da quanto ce ne siamo occupati per l’ultima volta, mercoledì scorso, il titolo Apple quotato a Wall Street è rimasto sostanzialmente stabile, sebbene nel mercato after hours del weekend sia dato in contrazione di un ulteriore mezzo punto percentuale.
Molti investitori hanno valutato la caduta progressiva di AAPL dall’inizio dell’anno (-35%) come una decisiva inversione di tendenza rispetto ad un 2007 di crescita arrembante.
Contro questa previsione si stanno invece schierando i grandi analisti che, anzi, avvertono coloro che intendono investire “scommettendo contro” AAPL.
Morgan Stanley, ad esempio, ha pubblicato una analisi approfondita sullo status di Apple e sulle prospettive di crescita e guadagno.
Secondo gli analisti Katy Huberty e Alice Hur è possibile attribuire al titolo di Cupertino un price target di $185: Apple continua sulla strada di rinnovamento dei propri prodotti e nel corso del 2008 (entro la primavera/estate) si assisterà ad un importante ricambio generazionale nella gamma di prodotti/servizi.
Gli investimenti operati in ricerca e sviluppo non sono mai diminuiti in questi anni, e tutto fa pensare che Apple sia in grado di mantenere il tasso di innovazione avuto finora: questo elemento è giudicato, infatti, la condizione chiave per un futuro sereno, almeno in termini borsistici.
Parafrasando un celebre motto sportivo si può affermare, ancora una volta, che Apple è condannata ad innovare.
Nonostante i ricavi record, già il mercato after-hour non prometteva nulla di buono, ma all’apertura di Wall Street il titolo Apple appare in caduta libera, in contrazione di quasi 14 punti percentuali.
Ma una performance così drammatica non si spiega solo con la sfiducia che imperversa sui mercati americani: in un certo senso si può affermare il fatto che Cupertino stia scontando la propria leggendaria capacità di guadagnare nonostante le congiunture.
I grandi investitori, infatti, guardavano con grande interesse alle previsioni sui guadagni del prossimo trimestre fiscale, alla ricerca di un segnale positivo in controtendenza con lo spauracchio della recessione.
Ma le previsioni di Peter Oppenheimer sono state giudicate fin troppo conservative, confermando il sospetto che la crisi americana non risparmierà neppure il cavallo di punta della Silicon Valley. Di qui la pesante penalizzazione comminata al titolo AAPL, che dall’inizio dell’anno ha lasciato sul campo oltre 70$ per azione.
Indiscrezioni provenienti da Cupertino vorrebbero la posizione del Chief Financial Officer Apple, il suddetto Oppenheimer, a forte rischio: la sua politica aggressiva nei confronti del mercato avrebbe definitivamente mostrato la corda, nonostante i successi ottenuti dal titolo AAPL negli ultimi anni. Questa politica, secondo i più critici, consisterebbe nel sottostimare deliberatamente le previsioni finanziarie, in modo da presentare risultati fiscali costantemente superiori alle attese per essere ampiamente premiati dal mercato. Una strategia che paga quando il mercato è in salute ma, evidentemente, rischiosissima quando a regnare è la sfiducia.

9,6 miliardi di dollari di incasso, 1,58 miliardi di guadagno.
Questi sono i numeri che saltano all’occhio nel report di Peter Oppenheimer sui risultati fiscali di Apple.
Se si confrontano questi dati, che comprendono le vendite delle festività natalizie, con quelli dello stesso quarto dell’anno scorso, l’importanza dei risultati è ancora più evidente: gli incassi sono aumentati di oltre il 35%, mentre il guadagno sale addirittura del 58%.
Nel trimestre appena concluso Apple ha venduto oltre 2,3 milioni di Mac (+44% rispetto al Q1-2007) e oltre 22 milioni di iPod (+17%).
L’unico dato un po’ meno entusiasmante riguarda iPhone: Apple ne ha venduti 2,3 milioni, decisamente meno degli oltre 4 milioni venduti nel Q4-2007, un numero maggiore rispetto agli 1,7 milioni del trimestre precedente, ma meno di quanto si potesse prevedere considerando le festività natalizie e lo sbarco nei tre paesi europei: sarà interessante, nei prossimi giorni, valutare la quota di mercato raggiunta dallo smartphone di Cupertino.
Il Q1-2008 è stato, dunque per Apple, il miglior trimestre fiscale della sua storia, garantendo agli azionisti un dividendo di $1,76 per azione.
Wall Street, nel mercato after-hour, sembra reagire in modo freddo al trimestre record di Apple: gli analisti sono preoccupati per le previsioni fornite da Apple relativamente al Q2-2008, leggermente inferiori alle previsioni. Bisogna infine considerare la sfavorevole congiuntura che sta flagellando i mercati americani, sebbene in passato il titolo AAPL abbia dimostrato di poter andare in controtendenza rispetto al mercato.

Questa sera alle 23:00 ora italiana (le 14:00 PST) Apple presenterà i risultati fiscali del Q1-2008 o, in termini di calendario, dell’ultimo trimestre del 2007.
Sono risultati molto attesi, in quanto verranno fornite le informazioni sui risultati di vendita di iPhone in USA (nel suo primo trimestre di vendite regolari, al “netto” dell’hype mediatico della presentazione) e nei tre paesi europei in cui è stato introdotto. In più si potrà capire l’impatto sulle vendite di iTunes Store derivante dalla rottura dell’accordo Apple-NBC e valutare le performance nei rispettivi mercati delle 4 principali categorie di prodotti con la mela: portatili, fissi, iPod e software.
Sebbene un po’ tutti si aspettino risultati positivi, c’è poca fiducia nelle possibilità di ascesa del titolo AAPL, incatenato dalla profonda incertezza che aleggia da tempo sui mercati finanziari mondiali, scossi dalle previsioni di recessione dell’economia americana.
La relazione di Peter Oppenheimer, Chief Financial Officer di Cupertino, sarà diffusa in diretta audio via Quicktime (questo l’indirizzo). Mela|blog vi terrà aggiornati in tempo reale.
Stay tuned!

Poco prima delle feste natalizie, a metà strada tra il serio e il faceto, il Times di Londra ipotizzava una Apple senza Steve Jobs. O meglio: una Apple dopo Steve Jobs.
Pur se l’iCeo è saldamente alla guida dell’azienda, il mondo degli affari è noto per viaggiare ad una velocità decisamente superiore a quello di noi comuni mortali e così, in un pezzo tra l’analisi e la speculazione, il maggiore quotidiano inglese ne ha approfittato per stilare un bel profilo del più famoso suddito di Sua Maestà alla corte della mela: Jonathan Ive.
Nelle ultime settimane non sembra avere pace il titolo in borsa di Apple, caratterizzato da un andamento che più altalenante non si può.
Dopo aver battuto ogni record (oltre 192$) all’indomani dell’uscita di Leopard, AAPL ha iniziato una fase di regressione che, a tratti, ha assunto una forte pendenza fino ad arrivare a perdere oltre 30$ nei giorni successivi.
Più che problemi di fiducia, il titolo di Cupertino ha subito l’atteggiamento isterico di Wall Street, seguendo la sorte di buona parte dei titoli Nasdaq, vittime di una forte speculazione.
Negli ultimi giorni, tuttavia, si è assistito ad un ribaltamento della situazione: trainati proprio da AAPL, un nutrito gruppo di titoli tecnologici ha compiuto un imponente balzo, arrivando a segnare incrementi a 2 cifre.
Il titolo Apple ha così chiuso la giornata di ieri a 169,96$, guadagnando l’11,78%.
Da sottolineare, nell’interesse di chi ha capitali (o risparmi) investiti in AAPL, il carattere esterno all’azienda di questa instabilità: se il “breve termine” è pane per gli speculatori, sul medio lungo periodo il titolo si dimostra tra i più solidi, tanto che nessuna società di analisi ha, finora, modificato tanto il rating quanto il target price (mediamente 250$).
[WSJ]
Nonostante un diffuso problema tecnico nello streaming, è stata trasmessa pochi minuti fa la conference call dedicata ai nuovi risultati fiscali di Apple. Qualche piccolo annuncio, come sempre, è arrivato. Parliamo in particolare dell’inaugurazione di un nuovo Apple Store a Pechino, la prossima estate. Un altro dato riguarda le stime di Apple sugli unlocker: secondo Cupertino sarebbero 250mila gli iPhone venduti a soggetti che desideravano sbloccarlo, o che l’hanno già sbloccato. La maggior parte di questa tipologia di acquirenti si è palesata a seguito del taglio di prezzo. Ecco gli altri dettagli emersi.
Continua a leggere: Conference Call: soddisfacente il mercato europeo