
Immaginate di essere in vacanza in Sicilia. È mattina e vi trovate in una splendida cala con acque limpidissime e una cornice di macchia mediterranea a riva. Senza pensieri, decidete di fare una nuotata in quel paradiso terrestre. Arrivate persino a fare due o tre bracciate prima di accorgervi di una strana sensazione sulla gamba per poi realizzare che si tratta del vostro iPhone. Lo tirate immediatamente fuori dall’acqua sperando che sia stato salvato da una improbabile quando miracolosa bolla d’aria ma, vedendo un fiume in piena sgorgare dal connettore dock, vi accorgete che è troppo tardi.
È più o meno quanto è successo a me quest’estate. Il mio primo pensiero è stato quello di avere perso per sempre un dispositivo da centinaia di Euro. Ho fatto qualche ricerca in rete con risultati sconfortanti fino a raggiungere una pagina del sito iRiparo.com che prometteva la riparazione di iPhone caduti in acqua con grandi possibilità di successo.
Nei dettagli veniva spiegato che il servizio era formato da due fasi. La prima, di controllo, consisteva nel verificare la riparabilità del dispositivo con la rimozione di sali e ossidi; nella seconda, da pagare solo in caso di via libera, si sarebbe proceduto alla riparazione vera e propria con la sostituzione della batteria e di eventuali altre parti danneggiate dai liquidi -previo preventivo da accettare-.
Apple non produce stampanti, probabilmente non è interessata a rientrare nel business, essendo un’azienda completamente votata alla smaterializzazione dei documenti e dei contenuti, basti pensare alla rivoluzione avviata con l’iTunes Store e con l’App Store che hanno di fatto accelerato la scomparsa dei supporti fisici per la distribuzione dei contenuti e delle applicazioni, senza dimenticare una delle principali missioni dell’iPad, quella di portare giornali, riviste e libri sulla magica tavoletta, senza dover più ricorrere alla carta stampata.
E poi che bisogno c’è di stampare le foto se con iCloud ed AirPlay possiamo condividerle con chiunque, magari visualizzandole proprio su uno dei tanti dispositivi della Mela. Insomma le stampanti sono un retaggio del passato che poco si addicono ad un’azienda come Apple che innova continuamente guardando al futuro.
Tuttavia i designer di Artefact si sono ispirati proprio alla semplicità di utilizzo delle realistiche interfacce grafiche dei prodotti Apple per realizzare questo concept di stampante che dispone di un’ampio touchscreen in grado di mostrare direttamente quale sarà il risultato finale della pagina stampata, con la suggestiva animazione finale che mostra l’immagine che progressivamente scivola dallo schermo ed esce sul foglio di carta.
Non a caso questo affascinante concept si chiama SWYP (See What You Print) ovvero “vedi ciò che stampi”, un dispositivo che potrebbe anche diventare realtà, ma non con il logo della Mela, bensì prodotto da HP, Canon o Epsons, le tre aziende che dominano incontrastate il mercato delle stampanti domestiche.

Una settimana fa, Steve Jobs rassegnava le sue dimissioni da amministratore delegato di Apple lasciando le redini al suo successore Tim Cook. La cosa non poteva capitare in un momento peggiore per la società. Nonostante le ingenti disponibilità liquide e i grandi risultati finanziari, Apple si trova davanti un periodo critico in cui dovrà affrontare importanti sfide.
Attualmente, il 68% dei profitti della società arriva dal mercato degli smartphone e quindi dalla vendita di iPhone. Un altro 21% dei profitti è generato da iPad e solo il restante 11% racchiude i profitti di vendita della gamma Mac, degli iPod, degli accessori e del software. Il primo grande problema di Apple è dunque Android che rappresenta oggi il primo sistema operativo mobile nel mondo per diffusione con una crescita doppia rispetto a quella di iOS.
Nel 2011, la quota di mercato di iOS è rimasta pressoché invariata nonostante il definitivo stop di WebOS e la partenza a rallentatore di Windows Phone 7. La quota di Android è invece cresciuta inesorabilmente.
La posizione predominante di Apple nel mercato smartphone, inaugurata con il lancio del primo iPhone, sembra essere a serio rischio. A Cupertino iniziano ad essere costretti ad inseguire caratteristiche e prestazioni dei telefoni equipaggiati con Android per garantire un rapporto qualità/prezzo competitivo sul mercato.

Vi siete mai cimentati nello spiegare a qualcuno perché non si meriterebbe di utilizzare un iPhone a causa del suo senso estetico profondamente sbagliato? Siete il tipo di persona che sostiene che chi non usa Android è un robot sotto il controllo mentale di Cupertino? O siete quei tipi che credono fermamente nella vigorosa ripresa di Microsoft con il suo Windows 7 Phone?
Potreste illudervi di difendere la vostra piattaforma preferita semplicemente perché è effettivamente superiore. Secondo un recente studio condotto dall’Università dell’Illinois, al contrario, ciò che state facendo è difendere voi stessi perché interpretate le critiche al vostro marchio preferito come una minaccia alla vostra stessa immagine. Lo studio, che sarà pubblicato nel prossimo numero del Journal of Consumer Psychology, esamina la forza della relazione che unisce un brand al consumatore, concludendo che coloro i quali hanno più conoscenza o esperienza con un brand sono più emotivamente coinvolti dai fallimenti del brand stesso.
I ricercatori hanno condotto due esperimenti, uno su un gruppo di 30 donne e un altro su un gruppo di 170 studenti di laurea triennale, con il fine di valutare se l’autostima dei soggetti fosse legata al gradimento complessivo dei vari brand. I soggetti con un alto legame con il brand, quelli che seguivano, ricercavano o semplicemente preferivano un certo brand, erano quelli la cui autostima ne risentiva di più quando i loro marchi venivano criticati o non andavano affatto bene. Quelli con nessun attaccamento ad un particolare brand non si sentivano coinvolti a livello personale da critiche o insuccessi.

Lo studio legale Miraelaw ha dichiarato di essere intenzionato a procedere al lancio di una class-action di proporzioni inaudite contro Apple relativamente alla memorizzazione delle informazioni di geo-localizzazione in iPhone. Al momento lo studio ha unito ben 26.691 possessori irritati, ognuno dei quali chiede 1 milione di won sud-coreani ($932) a titolo di risarcimento danni per la raccolta di dati senza autorizzazione. Tutti insieme, chiedono la cifra globale di $24,9 milioni, senza considerare i costi di gestione dell’azione collettiva che potrebbero fare salire la cifra totale a ben $25,2 milioni. Poco male per un’azienda che ha più di $70 miliardi di liquidità. Il problema vero è che questa class-action potrebbe essere di esempio ad altri paesi.
L’azione di massa è scattata dopo quella individuale del legale Kim Hyeong, poi diventato uno degli avvocati chiave della class-action. Lo stato della Corea del Sud ha condannato da parte sua l’azienda di Cupertino ad una multa simbolica di $2.828. L’appello dei clienti inferociti comincerà ad ottobre o novembre. Miraelaw spera di riunire il maggior numero possibile di vittime in tempo per cominciare l’azione. Di quelli già riuniti, 921 sono ragazzi minorenni per i quali è necessario il consenso a procedere dei genitori.
Come tutti sapete, un po’ di tempo fa si scoprì che iOS teneva traccia degli spostamenti operati dai possessori di iPhone senza mai cancellare quei dati dai rispettivi dispositivi, in parte perché i progettisti avevano sovra-stimato la quantità di memoria temporanea adibita a questo tipo di memorizzazione. C’è di più: i dati venivano raccolti anche quando all’utente risultava essere disabilitata la funzionalità di localizzazione. Apple risolse in fretta il bug con il rilascio dell’update iOS 4.3.3 senza per questo essere riuscita ad evitare le conseguenze legali.
Negli USA l’azione di risposta da parte dei clienti è stata a dir poco soft poiché il fatto è stato giudicato non completamente illegale. Apple ha dovuto difendersi in altri paesi, come ad esempio la Francia e Italia. Anche l’Europa è passata ad indagare sul caso (indagini ancora in corso) sebbene l’entità delle conseguenze stabilite difficilmente potrà eguagliare quella della Corea del Sud.
[Via Electronista]

Reuters ha riportato la notizia secondo la quale il produttore taiwanese di smartphone HTC sarebbe passato al contro-attacco con una nuova causa per violazione di brevetti ai danni di Apple. La causa non colpirebbe soltanto i dispositivi iOS ma anche i Mac. L’accusa è stata depositata nella corte distrettuale dello stato del Delaware oggi stesso e coinvolge esattamente 3 brevetti utilizzati da Apple nella produzione di computer Macintosh, iPhone, iPad e altri.
La richiesta è di sospensione della vendita dei prodotti incriminati in tutto il territorio USA. Si richiedono anche i danni di immagine, e 3 rimborsi per l’uso dei brevetti oggetto della disputa. Ecco qui i tre brevetti in esame:
HTC era stata la prima azienda ad essere attaccata da Apple, inaugurando la guerra dei brevetti, nell’ormai lontano marzo 2010. Lo scorso mese, il International Trade Commission si espresse a favore di Apple in una sentenza preliminare, sebbene il verdetto della commissione riunita non sia ancora giunto.
Aggiornamento: dopo il salto trovate il testo integrale dell’accusa depositata nello stato del Delaware.
Continua a leggere: HTC avvia una causa legale contro Apple (Aggiornato)

Come tutti sapete, Apple aveva depositato una causa legale contro Samsung per violazione di brevetti ed aveva vinto l’ingiunzione grazie alla quale aveva anche ottenuto lo stop delle vendite del Samsung Galaxy Tab 10.1 nel mercato europeo. Sfortunatamente per Apple, le immagini del Samsung Galaxy Tab consegnate alla corte tedesca come prova erano inaccurate.
Il giornale tedesco Webwereld.nl ha fatto circolare la notizia dopo aver preso possesso delle immagini del Galaxy Tab inviate da Apple e notato che non corrispondevano al prodotto effettivamente commercializzato da Samsung. Le immagini di Apple, in particolare, mostrano un dispositivo corto, tozzo le cui dimensioni corrispondono a quelle dell’iPad, non certo a quelle del Samsung Galaxy Tab disponibile sul mercato.
Molti analisti credono che Apple abbia accidentalmente spedito immagini vecchie, quindi si tratterebbe di un errore non intenzionale. Ad ogni buon conto, il tribunale ha basato la sua decisione anche sulla scorta di quelle immagini, quindi ora potrebbe decidere di ribaltare l’ingiunzione alla luce delle nuove informazioni.
[Via PC World]

Sapete qual è la vera differenza tra gli utenti Android e quelli iPhone? Secondo Hunch, gli utenti Android registrano una percentuale più alta di maschi, sono più giovani dentro e più politicamente conservatori rispetto a quelli iPhone. Come si evince dall’infografica sotto, essi conseguono buoni guadagni ma quelli iPhone ne hanno di ottimi. Gli utenti Android sono anche un tantino più pessimisti, introversi e risparmiatori.
Di contro, gli utenti iPhone sono ottimisti, estroversi ed ammettono candidamente di “spendere e spandere”. Ad esempio, molti utenti iPhone, rispetto a quelli Android, dichiarano di divertirsi comprando oggetti luccicosi.
Dimostrazione definitiva del potere di mercato del brand Apple? Dopo il salto trovate molte altre interessanti considerazioni con l’infografica completa.
Continua a leggere: Android è per i taccagni e pessimisti; iPhone è per gli ottimisti e mondani

iFixit ha finalmente rilasciato in forma di prodotto acquistabile il frutto dello smontaggio e della relativa scoperta sul Mac Mini. Ricorderete, infatti, che i tecnici scoprirono all’interno dell’ultima versione di Mac Mini uno spazio sufficiente per alloggiare un secondo disco rigido.
Il kit si chiama Mac mini Dual Hard Drive Kit e potete utilizzarlo a patto che il vostro Mac Mini non sia di quelli con hard disk SSD versione server. Il kit include tutto ciò che occorre per alloggiare il secondo disco: cavo speciale SATA, un cacciavite universale con 26 tipi di punte, viti e lo strumento per rimuovere la mainboard.
Il disco deve essere del formato da 2,5″ e modello SATA (anche SSD). Entrambi i drive sono sostituibili, sebbene se sostituite quello di boot avete poi bisogno del drive esterno Lion Recovery per installare il sistema operativo. L’aggiunta del secondo disco richiede il disassemblaggio di una buona parte del dispositivo. Il rischio, se non siete esperti, è quello di rottura delle componenti e invalidare comunque la garanzia. Il kit costa $70 ed è coperto da una garanzia di 6 mesi ma se non siete avvezzi a maneggiare l’hardware allora il consiglio è di lasciar perdere o rivolgersi ad aziende competenti.

Come sicuramente ricorderete vi avevo anticipato l’esistenza di Apple Store fasulli in Cina. Dopo l’azione legale di Apple a Kunming molti imprenditori sono stati costretti ad operare delle modifiche alla loro immagine per evitare ulteriori azioni legali. Il negozio che in origine aveva destato l’interesse degli avvocati di Apple ha cambiato nome in “Smart Store” sebbene mostri ancora il logo Apple, incluso il marchio Apple Store nella vetrina e i suoi dipendenti indossino la maglia dello staff Apple.
Gli altri negozi dell’area ci sono andati più cauti. Ora si chiamano tutti “Smart Store” come il clone originale ma hanno reso le loro vetrine meno simili a quelle di Apple. Non è chiaro se siano parte di una catena o se il nome sia solo frutto di una coincidenza. Tutti i negozi, comunque, vendono prodotti Apple, sebbene non siano rivenditori ufficiali ed esibiscono un arredamento identico a quelli originali. In molti casi anche i poster pubblicitari affissi all’interno sono identici a quelli originali.
Gli addetti al controllo degli store fasulli ne hanno scoperti 22 solo questa settimana. Nessuno ha licenza di vendere prodotti Apple, che acquistano in gran quantità da rivenditori autorizzati molto spesso riuscendo a superare le scorte di magazzino dei rivenditori ufficiali. Gli store fasulli sono un fenomeno in crescita in Cina. La tutela del marchio e dei diritti di proprietà intellettuale sono stati istituti intermittenti del diritto cinese nel corso degli anni. Da qui la propensione degli imprenditori cinesi a copiare, contraffare, imitare. Per tanto tempo in Cina questo modus operandi, semplicemente, non è mai stato reato.
[Via Electronista | ArsTechnica]