Si chiama VoiceActivator, ed è un promettente hack per iPhone in arrivo su Cydia a brevissimo che permetterà di controllare ogni funzionalità del telefono Apple semplicemente con comandi vocali personalizzati. Ma solo per chi ha fatto il jailbreak.
A molti sarà probabilmente capitato di pensare che funzionalità più estese di controllo vocale sull’iPhone non guasterebbero. Niente di ipertecnologico, si intende, ma qualcosa come “Apri Skype” o “Chiudi l’app corrente” potrebbe tornare utile senza appesantire troppo la curva d’apprendimento del dispositivo. Per fortuna, a colmare la lacuna lasciata aperta da Cupertino ci pensa Chpwn, lo sviluppatore dietro Infinidock, Infinifolders e ProSwitcher con un nuovo hack chiamato VoiceActivator. Si tratta di un’estensione altamente configurabile che permette di aggiungere un’infinità di nuovi comandi vocali:
VoiceActivator è l’unico modo di controllare la funzionalità di controllo vocale di iOS, e aggiungere nuovi comandi vocali che fanno di Voice Control esattamente ciò che vi serve. Digitate semplicemente un nuovo comando e configurate un’azione da eseguire: il comando sarà istantaneamente e nativamente disponibile nel pannello di Voice Control, senza bisogno di registrazioni o stanze silenziose.
Nel video qui sopra il funzionamento è pressoché lampante: aprire una pagina Web, lanciare un’app o eseguire una funzione avanzata è questione di una o due parole. In attesa che Apple corra ai ripari in una qualche futura versione del suo Sistema Operativo mobile, ecco decisamente un buon motivo per un jailbreak non preventivato.

Non sappiamo come funzionerà, né che vantaggi concreti apporterà alla nostra piattaforma, ma la faccenda è al contempo affascinante e preoccupante. Dal palco del 360|MacDev Jay Freeman, conosciuto anche col nome di Saurik, ha infatti reso noto che è all’opera su un Cydia App Store per Mac, che dovrebbe aprire i battenti entro qualche settimana. Giusto in tempo per guastare la festa al Mac App Store.
Al momento Cydia è presente su circa il 10% degli di tutti gli iPhone, vale a dire qualcosa attorno ai 10 milioni di dispositivi, e vanta un catalogo di più di 30.000 pacchetti, molti dei quali Open. Ma per quali ragioni dovremmo averne bisogno anche su Mac, di preciso non lo sa neppure Saurik in persona, anche perché il Mac App Store non è neppure ancora online. Di una cosa tuttavia è certo: non soltanto la documentazione tecnica rilasciata agli sviluppatori da Apple sarebbe spesso lacunosa, ma il pericolo più grande starebbe proprio nella tendenza di Cupertino di creare restrizioni artificiose. Restrizioni che prima o poi, afferma, ci ritroveremo anche sul bazar del software per Mac. Questione di tempo.
Le critiche al modello creato da Apple per il suo store sono già note da tempo, e contemplano tanto la contestata policy di approvazione quanto l’assenza di opzioni di upgrade gratuito o scontato, senza contare la mancanza di acquisti in-app, delle versione beta o trial nonché l’incomprensibile dimenticanza di Game Center. Tutte limitazioni che complicano inutilmente la vita agli sviluppatori, assenti nella controparte non ufficiale creata da Saurik.
Certo è che, almeno per i primi tempi, l’esigenza immediata di uno store alternativo è praticamente inesistente. Sarà quindi interessante studiare l’evoluzione del fenomeno, perché se dovesse avere un seguito significherebbe che i timori di Saurik sono fondati. Il che non è propriamente una bella prospettiva.

Vi segnalo le applicazioni più interessanti per iPhone, iPod touch e iPad presentate questa settimana su App Blog. Tra queste un paio di utility ed alcuni aggiornamenti che vale la pena non perdere:
Due ricercatori del Digital Vaccine Group, laboratorio di esperimenti dell’azienda di sicurezza informatica TippingPoint, sono riusciti letteralmente a riunire, a loro insaputa, all’incirca 8000 utilizzatori di iPhone e smartphone Android in una botnet mobile sperimentale per dimostrare la facilità della diffusione di malware attraverso questi dispositivi.
Derek Brown e Daniel Tijerina, sono questi i nomi dei due ricercatori, hanno discusso del loro esperimento in occasione della RSA Conference tenutasi a San Francisco la scorsa settimana: l’obiettivo principale era quello di dimostrare come una applicazione meteo per dispositivi mobili si comportasse in maniera simile ai tradizionali malware che attaccano e si diffondono tramite Windows, con la possibilità di rubare informazioni e permettere il controllo remoto dei dispositivi.
WeatherFist, questo il nome dell’applicazione creata da Brown e Tijerina, non è stata però distribuita tramite i canali ufficiali bensì tramite realtà parallele come Cydia, SlideME e Modmyi, raggiungendo dunque soltanto i dispositivi con jailbreak attivo.
Sostanzialmente WeatherFist effettuava una richiesta per ottenere le coordinte GPS dell’utente e poi le mandava ad un server dove venivano convertite nello Zip Code corrispettivo (il nostro cap, n.d.r.). Questo dato era poi passato al sito WeatherUnderground.com dal quale si ottengono informazioni meteorologiche pertinenti alla zona di interesse.
Continua a leggere: Una botnet esperimento per iPhone e Android

E’ stato calcolato che, a partire dal luglio 2008, data dell’apertura al pubblico dell’App Store per iPhone, Apple e sviluppatori abbiano perso qualcosa come 450 milioni di dollari per colpa della pirateria.
Su 3 miliardi di applicazioni scaricate sugli iPhone, secondo l’analista Toni Sacconaghi della Bernstein, un numero pari a una percentuale fra il 13 e il 21% di esse sono applicazioni a pagamento, disponibili a un prezzo medio di 3 dollari. Ora, secondo i numeri forniti dall’inventore di Cydia, Jay Freeman, ad agosto 2009 quasi 4 milioni di visitatori unici avevano avuto accesso ai suoi servizi. Si parlerebbe dunque di un numero di dispositivi “sbloccati” vicino ai 7,5 milioni (fra iPhone e iPod Touch, a questo ultimo mese di agosto).
Ascoltando le voci degli sviluppatori, Sacconaghi è giunto alla conclusione che le applicazioni a pagamento disponibili su App Store siano soggette a un tasso di pirateria molto alto, del 75% circa (che arriva fino a un 95% per i giochi 3D più costosi). Ogni 3 applicazioni pagate, 1 viene “piratata”. Facendo due conti coi prezzi medi delle app, questo significherebbe 4,5 miliardi di dollari di perdite. Ma, in questi casi, va considerato almeno un 10% 90% di profitto che non sarebbe comunque avvenuto, perché non tutti i pirati, privi della possibilità di procurarsi app contraffatte, le comprerebbero comunque. Di qui i 450 milioni di dollari di perdite totali supposti dall’analista.
Ulteriori spunti e dettagli su come Sacconaghi è giunto a questa cifra sono in questo interessantissimo articolo su 24/7 Wall Street.

Lo store Cydia si avvicina rapidamente a quota $250.000 di guadagni partendo dalla sua apertura definitiva avvenuta circa quattro mesi fa. Il portale di applicazioni di terze parti per iPhone sbloccati ha registrato più di 50.000 vendite. Jay Freeman, il creatore di Cydia, dichiara che diversi sviluppatori avrebbero guadagnato più di $10.000 nella prima settimana di vendita, senza passare per l’ufficiale App Store di Apple.
Su ben altri binari viaggia l’App Store che agli inizi dello scorso mese ha superato i 1,5 miliardi di download e che ospita attualmente più di 65.000 titoli. Il popolare gioco Flick Fishing è stata la prima applicazione a raggiungere il milione di download.
Malgrado il regolamento per gli sviluppatori vieti implacabilmente la vendita di applicazioni sviluppate con iPhone SDK su portali diversi da App Store, esistono alcuni titoli disponibili contemporaneamente anche su Cydia: è il caso di Wolfenstein 3D.
Continua a leggere: App Store non ufficiale registra guadagni di $250.000

In molti storsero giustamente il naso quando, all’annuncio delle grandi novità apportate da iPhone OS 3.0, fu chiaramente stabilito che gli MMS erano appannaggio unico degli iPhone 3G e superiori. La motivazione ufficiale, al tempo, fu che l’iPhone originale difettava dell’opportuno hardware, ma la cosa non suonò plausibile, anche perché allora come spiegare software piuttosto solidi come SwirlyMMS? In realtà, con una piccola modifica oggi è possibile abilitare gli MMS anche sull’iPhone di prima generazione.
Entrate in Cydia ed installate il pacchetto ActivateMMS2G (se non c’è, provate ad aggiungere il repository http://cydia.alpden.com), riavviate iPhone e procedete alla configurazione degli MMS entrando in Impostazioni, Generali, Rete, Rete dati Cellulare. Per i parametri ed i bundle (utili se non vi comparisse il menu dei parametri MMS), vi consigliamo l’eccellente risorsa Benm.at, e ricordatevi di riavviare il telefono dopo ogni cambiamento.
Buon divertimento.