Sull’onda delle notizie riguardanti le contese dei vari termini afferenti alla sfera del “pod”, arriva la voce di una recriminazione eccellente.
A parlare questa volta è Leo Laport, eletto “podcaster of the year” nell’ambito del Podcasting Expo.
In occasione della premiazione, Laport ha preso parola per invitare il pubblico dei podcaster a ribellarsi al predominio di Apple, o perlomeno al tentativo di imporre tale predominio.
Vediamo di riassumere brevemente i punti principali del suo ragionamento:
- Prima di tutto: è corretto continuare a usare il termine “podcast”? Non si rischia di assecondare le mire monopolistiche di Apple?
- Perchè ostinarsi a difendere la libertà del termine “podcast”? Non abbiamo forse tutti sperimentato dei problemi legati al suo utilizzo? (Laport si riferisce al fatto che molti pensano che i podcast siano fruibli solo tramite prodotti Apple, come iPod, iTunes ecc.)
- Laport ha rinominato i suoi podcast “netcast” e suggerisce l’utilizzo di questo termine d’ora in avanti, reputandolo più corretto e più aperto
- Infine, Laport esorta a tagliare il cordone ombelicale con Apple, fonte dei sopra citati problemi.
In fin dei conti la sua è una riflessione sui rischi legati a un eventule monopolio.
La problematica, a nostro avviso, è controversa e interessante.
E voi cosa ne pensate?
[vogele]
(Mike)
03 ott 2006 - 20:53 - #1Hanno avuto successo grazie ad itunes essendo podcast in quanto fruibili attraverso la madre apple; ora dopo un po’ di tempo si sentono più maturi e anzi…rinnegano la mela quando invece è stata lei a dare vita a questi servizi che fan molto piacere alla gente…nono, non si fa così!
Laertes
03 ott 2006 - 20:59 - #2Io dico che è pieno di gente che solo perchè è Apple allora non va bene. Fosse stato un nome derivato da qualsiasi altra multinazionale no avrebbe costituito tema di polemica.
Questo signore farebbe meglio a dormire di + la sera invece di pensare a ste str…
Mac
03 ott 2006 - 21:03 - #3boh secondo me questi sono un po’ problemi inutili… cioè sia apple a voler registrare il nome sia gli altri a opporsi così.
alla fine podcast è un concetto nato da apple e poi espanso nella rete.. è un po’ come i walkman di qc decennio fa, “walkman” era marchio registrato di sony (non sono sicuro, ma mi pare di si), ma alla fine qualsiasi mangiacassette portatile era “walkman”, no?
Dimenticato
03 ott 2006 - 21:08 - #4Il termine “podcast” sarà anche derivato da “iPod”… Ma l’associazione “Podcast-iPod-Apple” non mi suona.
Tutto questo è assolutamente retorico, Laport è liberissimo di chiamarli “netcast” o come preferisce: la sostanza non cambia.
nemo
03 ott 2006 - 21:15 - #5Ho sempre pensato dall’inizio che il termine podcast è stata una scelta commerciale delle più subdole. Legare questa “tecnologia” al nome di un prodotto commerciale è stato scorretto. Puro marketing. Io ho sempre pensato che dovevano chiamarsi audiocast (per l’audio), videocast (per i video) e via discorrendo.
Saint Andres
03 ott 2006 - 21:24 - #6Dobbiamo però ringrazia Apple se qualcuno sa che cosè un podcast o un netcast o un audiocast.
Poi che si chiami podcast invece di avere altri nomi, beh, sinceramente a me non fa né caldo né freddo, penso che basterebbe scrivere sul proprio sito che i podcast sono compatibili con qualsiasi player e non solo con l’iPod e iTunes.
(ƒederico)
03 ott 2006 - 21:38 - #7Col cavolo che il “podcasting” nasce in Apple!
I primi script per copiare gli enclosure RSS prima in iTunes poi sull’iPod non li ha scritti Apple, e l’”audioblogging” è nato parecchio tempo prima che qualcuno (e non, sottolineo, Apple) si inventasse quel nome. Ah, ecco: se quanto riporta wikipedia è corretto, l’audioblogging è nato ad inizio 2001, e l’iPod alla fine :)
Tant’è che poi Apple, sul bandwagon c’è saltata un po’ tardi aggiungendo il supporto per i podcast in iTunes solo nel 2005. Prima bisognava “arrangiarsi”.
Sicuramente l’iPod ha fatto da traino al fenomeno podcast, e probabilmente è vero il contrario. Ma il contributo di Apple si ferma lì.
Le osservazioni di Laport non sono mica campate in aria. Il nome “podcast” è fuorviante, rende l’impressione che serva un iPod quando così non è, ma soprattutto espone a chi crea prodotti e servizi basati sul podcasting a rischi di grane legali con Apple.
Detro
03 ott 2006 - 22:01 - #8Adoro Apple.
Adoro i suoi prodotti.
Ma le questioni sul nome se le potrebbero ficcare su per il culo: se ci tiene davvero a conservare il suo alone di “positività” (come se la grande massa degli utenti fossero stupidi poi…) deve evitare queste questioni.
(Antonio)
03 ott 2006 - 22:09 - #9Podcast come acronimo e come idea è una creatura congiunta di Winer e Curry. Apple non c’entra una beata cippa con l’origine del fenomeno, del quale casomai ha contribuito a diffonderne l’utilizzo, avvantaggiandosene però a sua volta.
Il nome scelto a suo tempo è piuttosto disgraziato e ora ne vediamo le ragioni, tuttavia Apple è totalmente fuori dal buon senso se veramente vuole ottenere un diritto legale su un termine che è entrato nella cultura e nel linguaggio comune.
Perciò a rigor di logica il discorso di Laport ha perfettamente senso.
(lucab)
03 ott 2006 - 23:49 - #10Io penso che è così comodo scaricarli con iTunes, se se ne vogliono uscire lo facciano pure ma non si aspettino che me li vada a cercare in giro per il web
(giuliano)
04 ott 2006 - 00:27 - #11Non l’avrà inventato apple il podcast, ma ha aiutato la diffusione di questi “audioblog” non poco, il tutto senza far pagare una lira.
Perchè ?
Perchè ha un ritorno economico dalla pubblicità che ne deriva; chiede tanto apple ? Secondo me no, chiede il giusto, quindi è giusto continuare a chiamarlo podcast.
Monopolio de che ? Chiunque sul suo sito può farsi l’audioblog e chiamarlo “pippocast” o quel che vuole, fossero questi i veri monopoli……
(MaTTe)
04 ott 2006 - 00:53 - #12Secondo me visto che c’è chi dice che esistevano già, ed io non lo sapevo, ognuno deve fare ciò che vuole.. certo che se Apple ha deciso di chiamare gli audioblog diffusi tramite iTunes “podcasts”, chi vuole usufruire degli strumenti offerti da lei, logico che poi lo chiama con quel nome.. se uno si fa un audio blog e se lo diffonde con mezzi suoi, penso che nessuno gli dica “ma tu stai facendo un podcast”.. capitemi.. diciamo che i podcast sono gli audioblog che si trovano su itunes.. così come windows spaces altro non è che il blog integrato nei servizi live.. cioè.. non vedo tutta ’sto problema.. se per indicare l’oggetto reale moto usiamo il nome “moto” oppure “ducati monster” non è detto che uno dei due sia sbagliato.. anzi. spero di essermi spiegato.. ciao!
(irob dicotomico)
04 ott 2006 - 01:29 - #13Questa davvero suona buffa….ognuno fa i conti a casa propria ed è normale che Apple crei una sua linea per avere un ritorno…(strategia di marketing). A questo punto mi chiedo…ma prima che Apple tirasse fuori i Podcast questo tipo dove stava???? e sopratutto chi era???
Solo nella sua Homepage è presente ben 9 volte la parola Podcast….non ho approfondito nelle altre pagine….ma forse questo è piu dicotomico di me….
(gaspare)
04 ott 2006 - 06:27 - #14in sostanza, se io sono abbastanza scaltro da brevettare il rumor del treno (e la legge me lo permette), ogni volta che passa il treno rompo le balle a qualcuno.
pod = personal on demand
cast = ‘casting = broadcasting
è inutile che la Apple meni il torrone su queste cose; probabilmente qualcuno le aveva inventate prima di loro, ma non è stato avveduto da attribuirsene il merito con la tutela della legge (e non sarebbe la prima volta).
quindi, da ora in avanti, chiamiamoli pure netcast o come si vuole, e saremo tutti più felici.
(ƒederico)
04 ott 2006 - 07:46 - #15In che modo?
Non li ha “tirati fuori” Apple, né è stata Apple ad inventare il nome.
Cito da Wikipedia:
http://en.wikipedia.org/wiki/History_of_podcasting
La tecnologia esisteva già e qualcuno ha avuto la malaugurata idea di chiamarli “podcast”.
(giuliano)
04 ott 2006 - 09:02 - #16“Non l’avrà inventato apple il podcast, ma ha aiutato la diffusione di questi “audioblog” non poco
In che modo?”
Semplice: permettendoti di sfogliare i podcast disponibili e di scaricarteli, abbonandoti anche alle successive uscite, tramite itunes.
A me sembra un buon servizio questo di Apple, giusto che ne riceva qualcosa in cambio.
(Felice Griffi)
04 ott 2006 - 11:04 - #17Apple per permetterci di usufruire dei podcast mette a disposizione i propri server e la propria tecnologia il tutto gratuitamente. E’ normale che in cambio chieda di utilizzare un suo software (iTunes anch’esso gratuito) e da qui ne ricavi una certa pubblicità di ritorno.
Putroppo esiste gente come Laport (e alcuni blogger) che sputano sul piatto dove mangiano, utilizzano le tecnologie, fanno business grazie ad esse, da nullità diventano celebrità e dopo denigrano il tutto sulla base di una idea politically correct e ipocrita. Complimenti una bella lezione di coerenza non c’è che dire.
Mi aspetto che dopo tali dichiarazioni Laport ritiri tutti i suoi renumerativi podcast da iTunes.
(Simone Lovati)
04 ott 2006 - 11:10 - #18Credo che la questione sui podcast sollevata da Laport sia mal posta.
Apple ha coniato il termine podcast, non ha inventato la tecnologia, ha solo creduto in essa. Ed è stata un’ottima strategia visto il sucesso dei suo iPod.
In realtà Apple ha solo messo a disposizione dei propri clienti (e non! Perchè itunes è scaricabile gratuitamente anche su PC) un sistema semplice per rendere pubblici i propri file audio.
E’ proprio questo il punto, qui non conta tanto la tecnologia e chi l’ha inventata per prima, quanto chi l’ha rese disponibile al pubblico, rendendo “trovabili” le creazioni audio di chiunque.
Ora, il fenomeno iPod e gli stessi Podcast sono talmente un successo che qualcuno inizia a voler “pensare differente” che per Apple è quasi un colmo, visto che il suo claim è sempre stato “Think different!”
Il Signor Laport si dimentica che Podcast è un termine diventato così comune da non essere più identificabile come brand, e questo se pur fortemente auspicabile da Apple, non può essere stato imposto, è il mercato, fatto di consumatori e di competitors, che lo hanno permesso.
(LaStrega)
04 ott 2006 - 11:33 - #19se come dice gaspare e come penso anche io
pod = personal on demand
che senso ha farlo diventare net?
nel net qualcuno vede personal? forse solo il tizio sopra… sì perchè è fondamentale la parola personal del podcast… se manca quello crolla un po’ tutto il gioco
(Alessandro Venturi)
04 ott 2006 - 12:18 - #20Alcuni dei commenti hanno senso, altri sono discutibili (ovviamente dal mio punto di vista).
Facciamo un po’ di chiarezza, Apple non ha invetato un bel niente? diciamo che è stata in grado di migliorare il concetto di lettore MP3 portatile più usato al mondo e ha deciso di chiamarlo iPod. Bene. Ovviamente come la Sony ha chiamato WalkMan, tutti i lettori di mangianastri portatili vengono chiamati WalkMan, e avete capito il concetto che voglio esprimere….
Ora, l’Apple è stata la prima (e forse l’unica) ad aver fatto una mossa di marketing molto sottile e raffinata:
è nata una moda che, fortuna vuole, ha il nome simile all’oggettino che è forse tra i più famosi al mondo assieme alla CocaCola, bene, perchè non puntare anima e corpo sul podcasting? iTunes, GarageBand e tutta la famiglia iLife. Alla fine sembra proprio che il podcast sia stato inventato da Apple e allora perché non registrare il nome podcast? Si è trovato sul piatto d’argento una bella parolina che gli ha permesso di vendere un pacco di Apple solo perché la gente riteneva che per fare i podcast ci voleva un Apple (nota: nel mondo Apple ci sono molti programmi per la creazione di podcast, feed e quant’altro, forse non quanti per il mondo PC). E’ quindi un problema di ignoranza, proprio come quella che circola sul fatto che Apple è cara, non ci sono programmi, non è compatibile con PC e tutto il resto.
Brava Apple, ma non cagare fuori dal vaso.
(ƒederico)
04 ott 2006 - 15:27 - #21Felice, ti sbagli a dire che Apple ci mette i tecnologia e server. Il Music Store non è altro che una directory di netcast. Il feed RSS, e i file MP3 “allegati” scaricati da iTunes risiedono sul sito di chi lo produce. O, per dirla terra terra, la banda è tutta a carico del produttore, non di Apple. Di tecnologia ce ne mette poca (una directory, oh, che grande investimento in ricerca e sviluppo!). In ogni caso nessuno gliel’ha chiesto, di certo non può rivendicare nulla in cambio.
Probabilmente ad alcuni autori offre pure servizio di hosting, non lo so né m’interessa saperlo, perché quello che conta è che il passaggio per lo Store è un optional, e che i “netcast” sono totalmente indipendente da Apple.
Dovesse domani per ipotesi sparire nel nulla il Music Store, noi potremmo continuare ad ascoltarci liberamente i nostri netcast preferiti. Quindi non è vero che “Apple ci permette di usufruire…”.
Giuliano, se mi dici che per il servizio di “organizzazione” dei netcast sul Music Store meriti qualcosa in cambio posso anche essere daccordo con te. Ma iTunes, e quella parte del Music Store sono gratuiti per scelta di Apple - del resto una directory di netcast non se la filerebbe nessuno se fosse a pagamento.
In ogni caso credo converrai sul fatto che, dal riconoscere il valore del Music Store come directory, al consegnere ad Apple la titolarità di una tecnologia che non le appartiene, ce ne passa.
Simone, ti sbagli, Apple non ha coniato il termine “podcast”.
È discutibile l’idea per cui chi inventa prima una tecnologia non conta tanto quanto chi la rende disponibile ad un pubblico ampio, senza l’invenzione non c’è niente da diffondere al pubblico, mi pare ovvio. E Apple, ribadisco, non ha inventato i podcast, né gli ha dato il nome.
Ma se proprio vogliamo applicare questo principio ai programmi per ascoltare i netcast, il merito va agli sviluppatori di Transistr (ex iPodderX) o Juice (ex Ipodder). Oh, indovinate per quale motivo hanno dovuto cambiare nome, quei due programmi ;)
Perché attenzione, se non ci fossero stati già altri programmi a dare “momento” al fenomeno, Apple non avrebbe avuto alcun interesse ad aggiungere i podcast a iTunes.
Comunque il nome “podcast”, è indiscutibilmente fuorviante, perché crea l’impressione che sia richiesto un prodotto Apple per fruirne. Così non è, dato che non solo non è necessario avere un iPod per ascoltarli, ma non è nemmeno necessario avere un player mp3 portatile.
Perché allora tenere legato il nome di una tecnologia così flessibile, ad uno specifico prodotto, o ad una classe di prodotti, e continuare a creare confusione?
LaStrega, “Personal on demand” è un “backronym”, cioè un acronimo inventato successivamente per dare al prefisso “pod” un signficato diverso da quello che aveva in origine, proprio in virtù di questi problemi.
Ma a parte la confusione, il problema più grosso è che chi ha coniato il termine “podcast” non ha tenuto conto del fatto che, essendo “iPod” un trademark, Apple è tenuta (può e deve) ad impedire violazioni, come nel caso di myPodder.
Dato che la tecnologia si chiama “podcast”, è perfettamente sensato che chi vuole lanciare un prodotto o un servizio, anche gratuito, basato su questa tecnologia decida di usare nel nome una qualsiasi combinazione di “pod” e “cast”, senza necessariamente voler alludere a un certo popolare player mp3.
Peccato che, a prescindere dal legame tra il prodotto o il servizio e il player, usare “pod” nel nome vuol dire vedersi sguinzagliare contro lo staff legale di Apple.
Vale a dire che lo stesso nome è un impedimento alla diffusione del fenomeno. Problema mica da ridere.
Questi i fatti rispetto al podcast. Poi siete liberissimi di continuare a pensare che Apple abbia qualsivoglia merito in questo fenomeno. La realtà, però, è diversa.
(mattian)
04 ott 2006 - 17:05 - #22scusate ma questi sono fuori.. cioè apple inventa i podcast e questi parlano di mire monopolistiche della apple? e poi rinnegano il fatto che si debbano chiamare netcast invece che podcast?
cioè il punto è nessuno nell’informatica innova come apple e quindi se uno ha un’idea figa e tutti la usano vuol dire che vuole il monopolio?
mah
ciao
(Antonio)
04 ott 2006 - 17:15 - #23Mattian leggi gli interventi che ti precedono
(ƒederico)
04 ott 2006 - 17:25 - #24MA LOL :D
(Antonio)
04 ott 2006 - 17:43 - #25Che pazienza :)
(AndreaR)
05 ott 2006 - 09:32 - #26Essere dei veri credenti, non ci deve portare a travisare la realta’: un monopolio e’ una cosa cattiva, anche se e’ di steve jobs.
(ƒederico)
05 ott 2006 - 11:30 - #27Ma forse sarebbe il caso di non essere “veri credenti” o cultisti di una corporation ;)
In ogni caso, non so nell’intervento originale, però nella parte riportata da Colette Vogele e linkata in questo post il buon Laport non parla di monopolio, anzi, porta l’attenzione sulla confusione creata dal nome (This is the “podcasting-doesn’t-need-an-i-pod” problem/naming misnomer).