Chrome e iOS 7: un bug svela la cronologia anche in modalità Incognito

Occhio alla privacy. Chrome per iOS soffre di un bug che fa conservare la cronologia di navigazione anche se impostato in modalità Incognito. Google scarica la responsabilità su Apple.

Come noto, la modalità Incognito di Chrome consente di mantenere private un buon numero di informazioni personali, senonché l'ultima versione del browser -aggiornata di recente col pieno supporto ad iOS 7- soffre di un fastidioso bug che mette a repentaglio la privacy personale. Nonostante l'attivazione della speciale modalità anonima, infatti, il browser continua a conservare la cronologia di navigazione e soprattutto a salvarla su Google.com.

Una bella seccatura, che potete verificare voi stessi seguendo questi semplici passaggi. Aprite una finestra in modalità Incognito, effettuate una ricerca -per esempio, "provolone"- sulla barra degli indirizzi, poi aprite un'altra finestra non Incognito e dirigetevi su google.com. Basterà sfiorare il box di ricerca, per trovarvi il "provolone" di cui sopra. Alla faccia della sicurezza.

Contattata da TechCrunch, Google ha affermato che non esiste per il momento nessuna soluzione all'inconveniente. "Sfortunatamente," ha spiegato, "è un buco inevitabile per i browser su iOS" e cita un documento di supporto pubblicato di recente in cui si legge:

Su Chrome per iOS, a causa delle limitazioni della piattaforma, le schede normali e di navigazione in incognito* utilizzano la stessa memoria locale HTML5, che in genere viene utilizzata dai siti per memorizzare file sul dispositivo (memorizzazione nella cache lato client) o per fornire la funzionalità offline. Ciò significa che gli stessi siti possono accedere sempre ai loro dati presenti in questa memoria in entrambi i tipi di schede, normali e di navigazione in incognito*. La cronologia di navigazione e i cookie delle schede di navigazione in incognito* vengono tenuti separati da quelli delle schede normali e vengono cancellati dopo la chiusura delle schede.

Il che può starci anche bene: ma allora, perché non inibire la funzionalità di caricamento online in qualche modo, almeno per quanto riguarda Google.com? Possibile che fosse tanto difficile? E poi, perché non avvisare l'utente della cosa? D'altro canto, Safari non soffre del problema per la semplice ragione che non deve sottostare alle rigide regole di selezione del software su App Store. In futuro, insomma, forse vi converrà preferire quest'ultimo, almeno per le sessioni di navigazione anonima.

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