Apple Pay: UE indaga, Germania chiede apertura del chip NFC di iPhone

L'Antitrust UE ha drizzato le antenne in direzione di Cupertino. Ci sarebbe preoccupazione per le modalità con cui sono gestiti i pagamenti in mobilità su iPhone: occhi puntati su Apple Pay.


Aggiornamento del 18 novembre 2019

Aggiornamento: Il Bundestag tedesco ha votato a favore di un emendamento su una legge anti-riciclaggio del denaro sporco che potrebbe costringere Apple ad aprire il chip NFC di iPhone ai sistemi di pagamento concorrente. Si tratta della prima legge in tal senso nel Vecchio Continente, e la cosa inizia a preoccupare Cupertino. "Siamo sorpresi della rapidità con cui è stata introdotta questa legge" ha dichiarato un portavoce della mela. "Temiamo che la bozza di legge possa risultare pericoloso per la facilità d'uso, la protezione dei dati e la sicurezza delle informazioni finanziarie."

Una giustificazione non è casuale. La bozza di legge tedesca infatti prevederebbe una scappatoia legale all'obbligo di apertura dell'NFC in caso di "violazione della sicurezza e dell'integrità delle infrastrutture e dei sistemi." In altre parole, se Apple riuscirà a dimostrare che Google Pay su iPhone inficia la sicurezza degli utenti, potrà continuare a operare come ha fatto finora. Ma non sarà facile: "Il rifiuto [ad ottemperare agli obblighi di legge, n.d.A.]" si legge nel testo approvato, "deve essere ragionevolmente giustificato."

La Preoccupazione della UE



Nelle scorse ore, la commissaria della Comunità Europea per la concorrenza Margrethe Vestager ha espresso preoccupazione riguardo il sistema di pagamenti elettronici adottato su iPhone e nel resto dell'ecosistema Apple. C'è il rischio di un'indagine formale su Apple Pay.

Lo scorso agosto, scrive Reuters, la Commissione Europea aveva inviato un questionario conoscitivo alle attività di vendita online per comprendere l'impatto di Apple Pay sul mercato; la volontà era di capire se "Apple avesse limitato i pagamenti online per l'acquisto di merci e servizi fatti attraverso le app o siti Web dei venditori, in contrasto con le regole antitrust europee."

Nel questionario, si chiedeva se sussistessero "obblighi contrattuali che costringevano ad abilitare un certo metodo di pagamento, e anche se tali contratti includessero condizioni per integrare Apple Pay nelle app e nei siti Web" dei commercianti online. In particolare, l'Antitrust intendeva comprendere "se Apple avesse bocciato le app dei venditori per incompatibilità coi termini e le condizioni d'integrazione di Apple Pay nelle loro app."

Una pratica che, se provata, porterebbe diverse grane per Cupertino. "Abbiamo posto un bel numero di domande" ha spiegato Vestager, "poiché riceviamo molte preoccupazioni quando si parla di Apple Pay in relazione a ragioni di pura competitività. [...] Le persone vedono che diventa sempre più difficile competere nel mercato dei pagamenti facili."

Apple non ha ancora rilasciato un comunicato ufficiale in seguito a queste dichiarazioni, ma storicamente ha sempre difeso la sicurezza e l'affidabilità del proprio sistema di pagamenti mobili; il fatto è che la chiusura del chip NFC -inesistente nel mondo Android e oggetti di molte critiche- di fatto impedisce di utilizzare con la stessa immediatezza sistemi di pagamento alternativi ad Apple Pay su iPhone, iPad e Apple Watch. Uno stato di cose che rischia di minare la competizione del mercato.

Anche se -c'è da dire- con iOS 13 il chip NFC viene aperto anche agli sviluppatori di terze parti, il che dovrebbe dare una mano a smorzare un po' i toni della vicenda. Ma la domanda che sorge spontanea è: questa novità basta per consentire a Google e Samsung di portare su iPhone i loro servizi alternativi di pagamento mobile? Perché la questione, sospettiamo, è tutta lì.

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