Facebook Vs. iOS 14: “Apple è contro Internet gratuito”

A Facebook non vanno giù le feature di privay di iOS 14, e denuncia Apple sulle seconde dei giornali: “Apple è contro Internet libero.”

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Vi avevamo già detto che le feature di privacy implementate in iOS 14 non erano andate giù ai big di Internet. E dopo aver incassato il plauso di Mozilla, Facebook ci va giù pesante e compra le seconde pagine dei principali quotidiani USA per denunciare la situazione, e tuona: “Apple contro Internet gratuito.” Preparate i popcorn, perché ci sarà da divertirsi.

Nella lenzuolata editoriale, il portalone social afferma che le modifiche alle tecniche di tracking e profilazione degli utenti per fini pubblicitari avrà effetti deleteri non soltanto sui piccoli business, ma addirittura sull’intero Web. “Prendete ad esempio i vostri siti di sport o di cucina; la maggior parte di essi sono gratuiti perché mostrano pubblicità. Le modifiche introdotte da Apple limiteranno la possibilità di far girare pubblicità personalizzate.” E così, causa della miope politica di Apple che insiste a voler lasciare libero l’utente di scegliere se e quando divulgare i propri dati personali, molte app e siti Web dovranno sopperire agli introiti pubblicitari con abbonamenti o acquisti In-App, rendendo “Internet molto più costoso.”

“Il 44% delle piccole e medie imprese ha dato inizio o aumentato l’uso di pubblicità mirate sui social media, durante la pandemia. Senza pubblicità mirate, i dati di Facebook mostrano che i piccoli business subiranno un taglio del 60% delle proprie vendite per ogni dollaro speso.” E dunque -ma questo lo aggiungiamo noi- Facebook diventerà coincidentalmente pure molto meno efficiente, e dunque molto meno utile, ergo molto meno usato. Tradotto: vedrà il fatturato contrarsi parecchio, perché con la pubblicità ci campa.

Conclusione dickensiana: “I piccoli business devono essere ascoltati. Ci opporremo ad Apple in nome dei clienti coi piccoli business e le nostre comunità.”

Quando gli si chiede perché facciano la guerra mediatica, Facebook risponde così: “non è una questione di privacy, ma di profitto. Pagare per i contenuti potrebbe andar bene per qualcuno, ma la maggior parte delle persone, soprattutto in questi momenti difficili, non ha spazio nel portafoglio per queste tariffe” ha spiegato un portavoce della società. “Discordiamo con l’approccio di Apple e con la soluzione, ma alla fine non avremo scelta.” Già, perché se non si adeguano, verranno cacciati da App Store, con un danno perfino superiore.

La risposta di Apple

Serafica e pacata, la risposta di Apple non si è fatta attendere. Col consueto minimalismo, da Cupertino ridimensionato parecchio la questione:

Crediamo che qui si debba prendere le difese degli utenti. Gli utenti dovrebbero sapere quando i loro dati vengono raccolti e condivisi tra siti e app, e dovrebbero avere una scelta per permetterlo o meno. La feature di App Tracking Transparency di iOS 14 non costringe Facebook a modificare il proprio approccio nel tracciamento degli utenti e nella creazione di pubblicità mirate. Dà semplicemente agli utenti la facoltà di scegliere.”

Il problema infatti non è Apple che dà una scelta, ma il fatto che la maggior parte degli utenti sceglierà più privacy. Quindi, in ultima istanza, Facebook sta facendo una guerra santa contro la libertà di scelta.

Equilibri tra Giganti

E qui si apre l’altra questione: il peso che ha Apple su questo tipo di decisioni; talmente grande da accendere i riflettori dell’Antitrust europeo sulle politiche dell’App Store. Al di là degli scenari da tregenda -un po’ pelosi, per la verità- su una cosa Facebook ha ragione: muovendosi in un modo o nell’altro, Apple di fatto ha un peso e una posizione tali da poter modificare concretamente i meccanismi che regolano l’intero Web.

Alla luce di ciò, sarà molto interessante vedere cosa faranno governi e enti regolatori di mercato USA e Europei. Da una parte dell’Atlantico, infatti, si pensa di scorporare la messaggistica da Facebook; dall’altra invece sentono puzza di duopolio Apple-Google sulla distribuzione del software. A prescindere da come andrà, l’impressione è che Internet come la conosciamo è destinata comunque a cambiare per sempre.

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