macOS 27, Apple verso il nuovo nome: perché Emerald e Big Bear sono in pole position

macOS 27, Apple verso il nuovo nome: perché Emerald e Big Bear sono in pole position

Apple presenterà macOS 27 durante il keynote della WWDC 2026, ma come spesso accade per il Mac l’attesa riguarda anche il nome scelto per il nuovo sistema operativo.

L’appuntamento è fissato per lunedì 8 giugno 2026 a Cupertino, dove Apple mostrerà le prossime novità software per il suo ecosistema. Alla vigilia dell’evento, le ipotesi più citate per macOS 27 portano a Emerald e Big Bear, due nomi che rientrerebbero nella tradizione californiana seguita da Apple negli ultimi anni. Oltre alle funzioni, quindi, resta aperta anche la piccola curiosità simbolica che accompagna ogni nuova versione di macOS.

Emerald e Big Bear, gli indizi dietro i nomi più probabili

La pista macOS Emerald parte da un riferimento geografico abbastanza chiaro. Emerald Bay è una delle zone più conosciute del Lake Tahoe e, stando alle indiscrezioni circolate nelle ultime settimane, il nuovo sistema operativo dovrebbe essere soprattutto una versione più rifinita dell’attuale macOS Tahoe. Una scelta del genere richiamerebbe da vicino quanto accadde con macOS High Sierra, nato più come aggiornamento di stabilità di Sierra che come svolta netta.

L’altra ipotesi, macOS Big Bear, è spuntata dopo una scoperta di Aaron Perris, collaboratore di MacRumors: nel nome file della grafica hashtag di Apple per la WWDC 2026 compariva un riferimento a “Project Big Bear”. Il richiamo sarebbe a Big Bear Lake, località montana della California meridionale. Un indizio interessante, sì, ma non una prova. Quel nome interno potrebbe infatti riferirsi a una campagna grafica, a un progetto temporaneo o ad altro materiale legato alla conferenza, senza un collegamento diretto con macOS 27.

Da Mavericks a Tahoe, la lunga strada dei nomi californiani

La storia dei nomi di macOS ha cambiato direzione nel 2013. Fino ad allora Apple aveva puntato sui grandi felini di Mac OS X, da Leopard a Mountain Lion. Poi arrivò OS X Mavericks e si aprì la stagione dei luoghi della California. Da quel momento sono passati nomi come Yosemite, Sierra, Mojave, Monterey, Ventura, Sonoma, Sequoia e, più di recente, Tahoe.

Nel 2014 vennero scoperte oltre venti domande di registrazione per marchi legati a località californiane. Erano state presentate attraverso società a responsabilità limitata che, secondo le ricostruzioni dell’epoca, sarebbero state usate da Apple per non comparire direttamente. Alcuni di quei nomi sono poi finiti davvero su versioni di macOS. Altri, invece, sono rimasti fermi: California, Condor, Diablo, Farallon, Grizzly, Mammoth, Miramar, Pacific, Redtail, Redwood, Rincon, Shasta, Skyline e Tiburon. Ma anche una pratica lasciata lì non significa per forza partita chiusa: lo ha dimostrato Big Sur nel 2020.

WWDC 2026, cosa aspettarsi da macOS 27 oltre al nome

Nome a parte, macOS 27 dovrebbe puntare soprattutto su correzioni, stabilità e piccoli ritocchi all’esperienza introdotta con macOS Tahoe. Nessuna rivoluzione, almeno secondo le indicazioni emerse finora. Bloomberg, nelle scorse settimane, ha parlato di un leggero intervento sull’interfaccia, pensato anche per rendere più leggibili gli elementi Liquid Glass, tra trasparenze, ombre e contrasti che hanno fatto discutere una parte degli utenti.

Nel pacchetto sono attesi anche una nuova app Siri e altre funzioni legate ad Apple Intelligence, ormai centrale nei piani software di Cupertino dopo un anno segnato da promesse e rinvii. La presentazione ufficiale è fissata alla WWDC 2026, in programma dall’8 al 12 giugno. Fino ad allora, Emerald e Big Bear restano i nomi più plausibili, ma non confermati. Come sempre con Apple, l’ultima parola arriverà solo dal palco.

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