C’è chi se ne accorge quasi per caso, magari controllando lo spazio libero sull’SSD e trovando improvvisamente diversi gigabyte spariti senza aver installato giochi, programmi pesanti o aggiornamenti importanti.
Negli ultimi mesi molti utenti Windows stanno scoprendo una situazione piuttosto insolita: Google Chrome e Microsoft Edge scaricano automaticamente modelli di intelligenza artificiale direttamente sul computer, occupando anche più di 4 GB di memoria senza una richiesta esplicita.
Il fenomeno riguarda soprattutto le nuove funzioni IA integrate nei browser moderni. Google utilizza componenti legati a Gemini Nano, mentre Microsoft sfrutta sistemi locali collegati a Copilot. L’idea è quella di elaborare alcuni dati direttamente sul dispositivo, migliorando privacy e velocità, ma il risultato pratico è che molti PC si ritrovano improvvisamente pieni di file pesanti salvati in background.
Il file che più spesso compare nei sistemi Windows si chiama weights.bin e può superare tranquillamente i 4 GB. Non si trova nella classica cartella Download, ma in directory nascoste collegate ai browser Chromium.
Il problema non è solo lo spazio occupato. Su computer più datati o con SSD piccoli da 128 o 256 GB, questi modelli IA possono incidere anche sulle prestazioni generali, aumentando il consumo di RAM e attività della GPU durante alcune operazioni del browser.
Molti utenti provano semplicemente a cancellare manualmente il file, ma spesso il risultato dura pochissimo. Al successivo riavvio del browser, Chrome o Edge rilevano l’assenza del pacchetto e iniziano nuovamente il download automatico in background.
Il primo passaggio per bloccare l’IA integrata
Prima di eliminare i file, conviene disattivare le funzioni IA direttamente dalle impostazioni del browser. Su Chrome, ad esempio, basta entrare nelle impostazioni di sistema e cercare la voce relativa alle funzioni AI on device oppure alle “Innovazioni IA”.
Una volta disattivata l’opzione, il browser smette di utilizzare attivamente i modelli locali, anche se i file potrebbero rimanere comunque presenti sul disco.
Per controllare se Chrome ha già scaricato i modelli IA basta digitare nella barra degli indirizzi:
chrome://on-device-internals
Se il browser mostra modelli caricati o attivi, significa che parte dello spazio del disco è già occupata dai pacchetti IA.

Il trucco nascosto nei “flags” di Chrome – Melablog.it
Esiste poi un sistema più efficace che passa attraverso le impostazioni sperimentali del browser. Digitando:
chrome://flags
si possono cercare alcune voci specifiche come:
- Optimization Guide On Device Model
- Prompt API for Gemini Nano
Impostandole su Disabled, Chrome smette di scaricare automaticamente i componenti IA locali. È una soluzione semplice ma non sempre definitiva, perché alcuni aggiornamenti del browser potrebbero riattivare automaticamente queste opzioni.
La soluzione definitiva su Windows
Chi vuole evitare che il problema si ripresenti dopo ogni aggiornamento può intervenire direttamente nel Registro di sistema di Windows. È il metodo più radicale ma anche quello più efficace per impedire ai browser di scaricare nuovamente i modelli IA.
La modifica utilizza una policy chiamata:
GenAILocalFoundationalModelSettings
che permette di bloccare completamente i modelli linguistici locali sia su Chrome che su Edge. La procedura richiede l’accesso a regedit e la creazione di alcune chiavi specifiche all’interno del percorso:
HKEY_LOCAL_MACHINE\SOFTWARE\Policies
Una volta completata la modifica e riavviato il PC, i browser non dovrebbero più riscaricare automaticamente i file IA nascosti.
Perché questa funzione sta facendo discutere
La questione non riguarda soltanto i gigabyte occupati. Molti utenti contestano soprattutto la mancanza di trasparenza. Su molti PC il download avviene automaticamente, senza notifiche evidenti e senza spiegazioni chiare sul reale impatto in termini di spazio e risorse hardware.
Su connessioni lente o con limiti di traffico dati, scaricare improvvisamente diversi gigabyte in background può diventare un problema concreto. E su notebook economici con memoria ridotta, ritrovarsi il disco quasi pieno senza capire il motivo sta diventando sempre più comune.
Nel frattempo, l’integrazione dell’intelligenza artificiale nei browser continua ad accelerare. E il rischio è che file, cache e modelli locali diventino presto una presenza fissa nei computer di milioni di utenti, anche per chi non usa mai realmente queste funzioni.