Apple prepara la nuova Siri: l’assistente AI che segue l’utente su tutti i dispositivi

Apple prepara la nuova Siri: l’assistente AI che segue l’utente su tutti i dispositivi

Apple prepara una nuova Siri basata sull’intelligenza artificiale, con l’obiettivo di trasformare l’assistente in qualcosa di più continuo e presente tra i diversi dispositivi dell’ecosistema.

Secondo le indiscrezioni, il cambiamento dovrebbe arrivare tra iOS 27 e iOS 28 e portare conversazioni sincronizzate via iCloud su iPhone, iPad, Mac e altri prodotti Apple. L’idea sarebbe rendere Siri più capace di seguire l’utente da un dispositivo all’altro, recuperando terreno rispetto a rivali come ChatGPT e Google Gemini, che negli ultimi anni hanno alzato molto le aspettative sugli assistenti basati su AI.

Chat sincronizzate su iCloud: Siri cambia volto

La novità più concreta, secondo il report di Bloomberg, riguarda una Siri ripensata con un’interfaccia più vicina alle app di chatbot di oggi: una schermata dedicata, conversazioni scritte, cronologia sempre disponibile e possibilità di passare da un dispositivo all’altro senza ricominciare da capo. In pratica, si potrebbe iniziare una richiesta su iPhone al mattino, magari in metropolitana, e riprenderla più tardi su Mac o iPad, ritrovando tutto grazie a iCloud.

Per Siri sarebbe un cambio di passo netto. Finora è stata soprattutto un assistente vocale per comandi rapidi: timer, messaggi, meteo, indicazioni stradali. La versione in sviluppo punterebbe invece a diventare un sistema più continuo, capace di ricordare il filo della conversazione e accompagnare l’utente dentro l’ecosistema Apple. Gurman scrive che l’azienda starebbe già provando internamente questa esperienza “a chat”: segno che il lavoro non riguarda solo le risposte, ma anche il modo in cui Siri viene mostrata e usata ogni giorno.

Da iOS 27 a iOS 28: il rilancio AI tra tempi lunghi e nodi tecnici

Il rilancio di Siri AI sarebbe legato alla tabella di marcia di iOS 27 e, soprattutto, di iOS 28. Bloomberg però avverte: le funzioni più ambiziose potrebbero arrivare solo in una fase successiva. Apple, secondo la ricostruzione, starebbe già lavorando ad alcune parti di iOS 28 mentre porta avanti lo sviluppo di iOS 27. Una sovrapposizione normale, a Cupertino, ma resa più delicata dai ritardi accumulati sull’intelligenza artificiale.

Il punto critico resta la struttura stessa di Siri, considerata per anni poco adatta a reggere funzioni conversazionali moderne. Non basta dare risposte più brillanti. Serve un sistema capace di capire richieste complesse, ricordare il filo del discorso, dialogare con le app e rispettare quei vincoli di privacy che Apple rivendica da tempo come marchio di fabbrica. Secondo Gurman, proprio le difficoltà nel rinnovare Siri avrebbero frenato anche altri progetti, tra cui AirPods con funzioni AI, nuovi dispositivi per la casa e prodotti hardware non ancora annunciati.

L’ecosistema chiuso come arma contro ChatGPT, Gemini e Microsoft

La strada scelta da Apple sembra diversa da quella di OpenAI, Google e Microsoft. I concorrenti hanno spinto chatbot e strumenti generativi dentro motori di ricerca, programmi da ufficio e app mobili. Cupertino, invece, pare intenzionata a puntare sul suo vantaggio storico: il legame stretto tra hardware, software e servizi. Non un chatbot a sé, dunque, ma una Siri integrata nell’ecosistema Apple, presente su più schermi e, in prospettiva, anche su nuovi dispositivi. Bloomberg cita tra i prodotti in sviluppo anche smart glasses pensati per competere con i Ray-Ban Meta, oltre a possibili aggiornamenti per HomePod e Apple TV.

In questo quadro, Siri diventerebbe la voce e l’interfaccia comune di una famiglia di dispositivi più ampia. La scommessa è evidente: non battere ChatGPT solo sul modello linguistico, ma rendere l’assistente più utile perché già dentro le abitudini degli utenti Apple. Resta però il rischio opposto. Se le funzioni migliori resteranno legate a chi possiede più dispositivi della mela, il nuovo corso AI finirà per rafforzare ancora di più il giardino chiuso di Apple. E dopo anni di attesa, l’azienda dovrà dimostrare che ne è valsa la pena.

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