Aggiornamento Android in arrivo, chi rischia di dover acquistare un nuovo telefono prima della fine del 2026

Con l'arrivo di Android 16 e la progressiva chiusura del supporto alle versioni più datate del sistema operativo, una parte significativa degli utenti Android si trova di fronte a una scelta concreta: aggiornare il dispositivo o continuare a usare uno smartphone che non riceve più patch di sicurezza.
Con l'arrivo di Android 16 e la progressiva chiusura del supporto alle versioni più datate del sistema operativo, una parte significativa degli utenti Android si trova di fronte a una scelta concreta: aggiornare il dispositivo o continuare a usare uno smartphone che non riceve più patch di sicurezza.
Aggiornamento Android in arrivo, chi rischia di dover acquistare un nuovo telefono prima della fine del 2026

Non si tratta di una questione estetica legata alle nuove funzionalità, ma di esposizione a rischi reali. Oltre un miliardo di smartphone Android nel mondo risulta oggi esposto a rischi di sicurezza elevati, dopo che Google ha confermato la fine delle patch per i dispositivi che non possono andare oltre Android 12. I dati sulla distribuzione delle versioni indicano che il 42,1% dei dispositivi Android attivi gira ancora su versioni non più supportate.

Il taglio non è arrivato all’improvviso. Il supporto ufficiale per Android 12 e 12L si è concluso il 31 marzo 2025, dopo che Google aveva garantito aggiornamenti di sicurezza per oltre tre anni dall’uscita di queste versioni. I modelli che si sono fermati ad Android 12 — come Google Pixel 3a, Samsung Galaxy S10 e OnePlus 7 — non ricevono più patch dal sistema centrale. Alcuni produttori possono ancora distribuire aggiornamenti in modo autonomo, ma si tratta di eccezioni, non della regola.

Aggiornamento Android, quali smartphone resteranno senza

La questione non riguarda solo chi ha un telefono vecchissimo. Dispositivi usciti tra il 2021 e il 2022, ancora validi dal punto di vista hardware, rientrano nella fascia a rischio. Alcuni smartphone di fascia medio-alta lanciati nel 2022, come Xiaomi 12 e Xiaomi 12 Pro, hanno concluso il ciclo ufficiale con Android 15 e ricevuto le ultime patch nel primo trimestre del 2026.

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L’esclusione da Android 16 segue linee diverse a seconda del produttore. Samsung ha già escluso Galaxy S21 e modelli precedenti, Z Fold 3 e Z Flip 3, oltre a diversi tablet precedenti al 2023 e alle vecchie linee A, M e F di fascia bassa. Google ha tagliato i Pixel 5 e precedenti. Xiaomi e POCO hanno escluso la serie Xiaomi 12, Redmi Note 12, vari Redmi e POCO F5.

Il punto contro-intuitivo è che non ricevere Android 16 non è necessariamente il problema principale. Google stessa ha precisato che non è necessario acquistare un dispositivo di fascia alta: gli smartphone di fascia media con Android 13 o versioni successive continuano a ricevere aggiornamenti mensili di sicurezza e offrono una protezione significativamente superiore rispetto a dispositivi premium più vecchi bloccati su versioni obsolete. Un top di gamma del 2021 senza patch è più vulnerabile di un mid-range del 2024 aggiornato.

La rilevanza del problema è emersa concretamente anche nelle ultime settimane: una vulnerabilità critica tracciata come CVE-2026-0073, che colpisce Android 14, 15 e 16, è stata corretta con l’aggiornamento di sicurezza del 1° maggio 2026. Chi usa versioni precedenti non può ricevere questa correzione.

Un dato laterale che aiuta a capire la scala del problema: Google aveva smesso di pubblicare statistiche sulla distribuzione delle versioni di Android per anni, per poi tornare a renderle pubbliche nel gennaio 2026. La scelta di rendere nuovamente visibili questi numeri avviene proprio nel momento in cui la quota di dispositivi non supportati è al suo punto più alto degli ultimi anni.

Google ha sottolineato che il servizio Play Protect continua a funzionare su Android 7 e versioni successive, offrendo scansione malware e firme di minacce aggiornate anche su dispositivi non più supportati ufficialmente. Quanto questo basti a compensare l’assenza di patch di sistema è una questione che gli esperti di sicurezza tendono a valutare in modo piuttosto diverso da Google.

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