Caricatore USB-C non basta controllare i Watt: cosa bisogna verificare per evitare di danneggiare il telefono

Negli scaffali si trovano alimentatori da 30W, 65W, 100W e oltre, spesso accompagnati da sigle tecniche che passano inosservate. Ma proprio una di queste potrebbe influire sul modo in cui lo smartphone gestisce la ricarica quotidiana.
Negli scaffali si trovano alimentatori da 30W, 65W, 100W e oltre, spesso accompagnati da sigle tecniche che passano inosservate. Ma proprio una di queste potrebbe influire sul modo in cui lo smartphone gestisce la ricarica quotidiana.
Caricatore USB-C non basta controllare i Watt: cosa bisogna verificare per evitare di danneggiare il telefono

Per molti utenti la scelta di un caricatore sembra una questione piuttosto semplice: più Watt significa ricarica più veloce. Da qualche anno, però, il mercato è cambiato parecchio. Con sempre più smartphone venduti senza alimentatore incluso nella confezione, milioni di persone si ritrovano a comprare caricabatterie separati affidandosi quasi esclusivamente a un dato: la potenza dichiarata.

Il problema è che guardare soltanto i Watt può portare a fare una scelta sbagliata.

La sigla che molti ignorano ma che può fare la differenza

Tra le caratteristiche meno considerate compare PPS, abbreviazione di Programmable Power Supply.

Si tratta di una funzione evoluta dello standard USB Power Delivery utilizzato oggi da gran parte dei dispositivi moderni.

I caricabatterie tradizionali lavorano inviando livelli di tensione prestabiliti, ad esempio 5V o 9V. Lo smartphone riceve questa energia e successivamente deve adattarla internamente alle proprie necessità.

Cosa controllare quando si compra un caricatore USB-C – Melablog.it

Durante questo processo entra in gioco uno dei principali nemici delle batterie moderne: il calore.

Con il PPS il meccanismo cambia. Il caricatore comunica costantemente con il telefono e modifica dinamicamente l’energia fornita, inviando quantità molto più precise in base alle esigenze del dispositivo in quel momento.

Il risultato è una ricarica più controllata e spesso più efficiente.

Meno temperatura significa meno stress per la batteria

Le batterie agli ioni di litio sono particolarmente sensibili alle temperature elevate. Il surriscaldamento continuo accelera l’usura interna della batteria, riducendo nel tempo autonomia e capacità complessiva. Per questo motivo una ricarica molto veloce non coincide automaticamente con una ricarica migliore.

Alcuni utenti acquistano alimentatori da oltre 100 Watt pensando di ottenere il massimo risultato possibile, ma non sempre è così. Esistono infatti caricabatterie molto potenti che non supportano PPS.

Paradossalmente, un modello meno appariscente ma dotato di questa tecnologia potrebbe offrire un comportamento migliore durante l’uso quotidiano.

Anche diversi produttori Android stanno puntando molto su questa soluzione. In alcuni smartphone Samsung, ad esempio, il supporto PPS è necessario per sfruttare completamente le modalità di ricarica rapida più avanzate.

La difficoltà è che questa caratteristica non viene quasi mai messa in primo piano sulle confezioni.

Per verificarla conviene leggere attentamente la scheda tecnica e cercare diciture come “USB PD PPS” oppure “Programmable Power Supply”.

Perché il caricatore perfetto non è sempre quello con il numero più alto stampato sulla scatola. A volte la differenza sta proprio in una sigla minuscola che quasi nessuno guarda.

Ti consigliamo anche

Link copiato negli appunti
Change privacy settings
×