
Quattro anni fa Apple introduceva l’App Store per il proprio iPhone, un sistema che si è rivelato un’interessante fonte di guadagno per migliaia di sviluppatori e una risorsa da 466 mila posti di lavoro, solo in USA.
Cult of Mac ne parla riportando la frase di Barack Obama a Steve Jobs, citata anche nel libro di Walter Isaacson, che in qualche modo rimproverò il CEO di Apple di impoverire gli USA portando oltreoceano la produzione industriale: «these jobs aren’t coming back», questi posti di lavoro non torneranno. E se anche Donald Trump si scomoda chiedendo a Tim Cook di costruire iPad e iPhone sul territorio statunitense, uno studio di TechNet dimostra come l’App Economy sia riuscita a creare centinaia di migliaia di nuovi posti di lavoro.
Grazie allo sviluppo di applicazioni e un sistema ben congegnato che facilita le operazioni di acquisto da parte dell’utente finale come l’App Store di iOS le piccole società, le startup hanno potuto guadagnare ingenti somme che hanno subito reinvestito per crescere e migliorare. L’esempio che viene in mentre per primo è Rovio che grazie al videogame Angry Birds cresce ogni anno rafforzando il proprio brand ma anche i giganti come Electronic Arts e Zynga hanno trovato nuova vita vendendo i propri prodotti per dispositivi mobile.
Continua a leggere: La App Economy introdotta da Apple ha creato più di 400 mila posti di lavoro
Segnalazione per i fan di Sir Paul McCartney. Il cantante, compositore, polistrumentista, produttore discografico e cinematografico, nonché sceneggiatore britannico terrà infatti un concerto presso i Capital Studios di Los Angeles in occasione del nuovo album Kisses on the Bottom, in uscita in settimana. Un atteso evento che verrà trasmesso in diretta streaming su iTunes e Apple TV.
Su Guitarworld, che per prima ha segnalato la notizia, si legge:
Paul McCartney commemorerà il rilascio del suo nuovo album, Kisses On The Bottom, con una performance gratuita in streaming che avrà luogo alle 19:00 PST di giovedì 9 febbraio presso i Capitol Studios di Los Angeles, dove è stato registrato gran parte dell’album. […]
Kisses on the Bottom, disponibile a partire da martedì 7 febbraio attraverso Hear Music/Concord, è un insieme degli standard con cui McCartney è cresciuto, con in più due nuove composizioni originali, “My Valentine” e “Only Our Hearts” cui hanno partecipato rispettivamente Eric Clapton e Stevie Wonder.
Registrato con l’aiuto di Tommy LiPuma e Diana Krall e la sua banda -che pure sarà presente all’evento in streaming live- Kiss On The Bottom è un viaggio personale attraverso le canzoni che, in qualche caso, il giovane McCartney ha ascoltato per la prima volta eseguite dal padre sul pianoforte di casa.
Questo è il collegamento alla pagina dedicata su iTunes. Buon ascolto.

Stando a quanto si legge sul Wall Street Journal, Apple avrebbe scritto all’Istituto Europeo per gli Standard nelle Telecomunicazioni (ETSI) per chiedere di creare regole certe e chiarezza sulle modalità con cui le società forniscono in licenza i propri brevetti, per lo meno quelli più importanti, alla base della stragrande maggioranza dei telefoni cellulari in circolazione.
Uno dei problemi toccati nella missiva è la necessità di ottenere delle royalty eque, stabilite sulla base del portfolio di brevetti usato nell’implementazione d’un determinato standard. In altre parole, un prezzo accettabile per il “pacchetto” di brevetti necessario alla creazione di dispositivi compatibili con 3GPP, GSM, UMTS 3G e LTE 4G, ovvero gli standard definiti ed emessi ufficialmente attraverso ETSI.
Il fatto è che le tariffe non sono trasparenti e tantomeno pubbliche; dipendono da trattative private e secretate, e per questa ragione è impossibile ottenere che rientrino in un accordo di tipo FRAND, ovvero che rispettino i princìpi di non discriminazione e ragionevolezza:
E’ evidente che la nostra industria soffra della mancanza di un’aderenza sistematica ai principi del FRAND, almeno per quanto concerne l’arena degli standard della telefonia cellulare.
Continua a leggere: Apple chiede all'UE un set di regole sui brevetti più importanti

Un articolo del New York Times di ieri afferma che, pur con tutti i suoi limiti di localizzazione e diffusione all’interno dello stesso ecosistema iOS, Siri da sola genera già quasi il 25% di tutto il traffico del motore di ricerca Wolfram Alpha.
La partnership strategica con quest’ultima era stata annunciata lo scorso ottobre, proprio in concomitanza della presentazione dell’assistente virtuale di Cupertino. La differenza principale di questo motore di ricerca rispetto agli altri consiste per lo più nel fatto che i risultati vengono generati a partire dal database creato e aggiornato dal personale della società, e non da algoritmi che scandagliano il Web alla ricerca di risposte.
Da quando Apple è entrata nel suo destino, il team dietro a Wolfram Alpha è cresciuto di oltre 200 unità e si prepara al varo della versione Pro dei servizi di cosiddetta “conoscenza computazionale”; una sorta di “step numero 2, ovvero il passaggio successivo di quel che può essere portato a termine con questo approccio.” Il che è curioso, perché tra i suoi clienti non mancavano blasoni d’un certo calibro: la stessa Microsoft si serve dei suoi servizi, e molte altre società se ne avvalgono per versioni speciali del motore di ricerca da fornire ai team di R&S.
Da solo, quindi, l’iPhone 4S ha finito col generare quasi un quarto di tutte le query cui Wolfram Alpha dà soddisfazione, senza contare che all’appello mancano ancora molte lingue come l’italiano e gli altri dispositivi iOS; come dire, in futuro questa percentuale crescerà e di parecchio. Il che è la riprova che per generare la domanda d’un bene o un servizio spesso servono strumenti di qualità. Sarebbe ora di spiegarlo anche ai burocrati nostrani che, con la scusa della scarsa domanda, rimandano da anni gli investimenti nella NGN e l’azzeramento del digital divide.

Ben A. Reitzes, analista di Barclays Capital, ha calcolato che nel 2012 il mercato dei televisori LCD raggiungerà un volume di 230 milioni di unità vendute. Secondo Reitzes la cosiddetta iTV di Apple, se proposta ad un prezzo medio di 1500$, potrebbe conquistare il 5% dei consumatori, con oltre 10 milioni di esemplari venduti.
Questo significa che Apple potrebbe incassare circa 17 miliardi di dollari dalla vendita di questo nuovo dispositivo, una cifra non indifferente se si considera che ammonterebbe a quasi il 10% del fatturato della Mela, stimato per quest’anno in circa 183 miliardi di dollari.
Reitzes sottolinea giustamente che è riduttivo considerare la iTV un semplice televisore, includendo giochi, video, comunicazione, fruizione di contenuti, applicazioni e tutte le funzionalità offerte dall’attuale Apple TV, quindi non è proprio corretto compararla con gli attuali prodotti presenti sul mercato.
In sostanza ci si aspetta che il televisore Apple sia qualcosa di veramente innovativo che vada a posizionarsi in una nuova fascia di mercato, così come è avvenuto con il lancio dell’iPhone, che ha rivoluzionato il concetto di smartphone, ed il debutto dell’iPad, che ha ridefinito il concetto stesso di tablet.
L’analista ritiene probabile che il lancio della iTV possa avvenire verso ottobre, in modo da catturare le vendite del periodo natalizio, cosa che in un certo senso potrebbe avvalorare l’ipotesi dell’uscita dell’iPhone 5 verso giugno, per non sovrapporre il ritorno mediatico di due annunci di questa portata.
[via appleinsider]
Secondo una ricerca effettuata da Gartner nell’ultimo trimestre del 2011 le vendite dei PC in Europa occidentale sono diminuite del 16% rispetto all’analogo trimestre dell’anno scorso, con 16.3 milioni di unità vendute. Complessivamente nel 2011 sono stati venduti 58.5 milioni di PC, il 16% in meno rispetto al 2010.
Nel Regno Unito le vendite dei PC sono crollate del 19.6% nell’ultimo trimestre, ma le vendite dei Mac sono aumentate del 17.2%, con una quota di mercato che è passata dal 6.2% del 2010 al 9.1% del 2011, permettendo così ad Apple di scavalcare Acer e posizionarsi al quarto posto tra i vendor di PC.
Situazione analoga in Francia dove le vendite di PC sono complessivamente calate dell’11.8%, ma le vendite dei Mac sono cresciute del 15.3%, con una quota di mercato che è salita dal 6.3% all’8.2%, non sufficiente però a scavalcare i concorrenti.
Da notare come lo studio di Gartner prenda in considerazione esclusivamente le vendite di PC desktop e notebook, non includendo nel conteggio i cosiddetti media tablet come l’iPad.
![]()
![]()
![]()
![]()
[via gartner]

Ricordate quell’incredibile bug di iOS che fa ricevere iMessage sui dispositivi rubati anche dopo che la SIM è stata rimossa e disattivata? Qualcuno si è infuriato e ha chiesto un risarcimento, che Apple deve aver evidentemente considerato legittimo; niente soldi, però, solo un iPod touch in omaggio.
E’ successo ad un gran numero di utenti, e in un’occasione perfino ad un Genius dell’App Store che, contravvenendo alle linee guida di Apple, ha inserito la propria SIM nell’iPhone di un utente che chiedeva assistenza: da allora, quest’ultimo ha iniziato a ricevere tutti i messaggi inviati al dipendente della mela. Un esempio tra tutti che rende bene l’idea della gravità della situazione; è come se il protocollo di messaggistica sviluppato da Apple registrasse una volta, e una soltanto, il numero della SIM cui recapitare i dati e poi blindasse l’informazione per sempre, impedendo modifiche ex post. Una bella seccatura cui senza ombra di dubbio Cupertino dovrà mettere mano.
Per ora, quanto meno, abbiamo la certezza che il problema sia stato finalmente preso a cuore visto che, a un utente che chiedeva d’essere indennizzato non tanto per il furto dell’iPhone in sè quanto per la violazione della privacy che ne sarebbe scaturita (iMessage ricevuti anche dal ladro), Apple ha deciso infine di inviare un iPod touch nuovo di pacca. Non è probabilmente il tipo di risposta attesa, ma tant’è. E ora che la notizia è di dominio pubblico, converrà che la questione venga definitivamente accantonata con un aggiornamento software ad hoc; il rischio, se no, è di creare un pericoloso precedente.

Ci risiamo, il copione è sempre lo stesso. Da qualche parte nel mondo una società ingenua -per dir così- decide di affibbiare al proprio prodotto un nome che rievoca i prodotti della mela, magari con una bella “i” davanti, e a Cupertino vengono sistematicamente sguinzagliati gli avvocati per la controffensiva legale. Questa volta, sotto il fuoco nemico sono finite le custodie driPhone create da Hayden Crowther.
Della faccenda parla il Sydney Morning Herald, secondo cui il brand scelto per queste robuste custodie impermeabili non sarebbe piaciuto molto ai manager della mela:
Apple ha affermato nella notifica che il nome driPhone “finirebbe probabilmente con l’ingannare i clienti o creare confusione” e che era “irrispettoso delle leggi della Nuova Zelanda.” Inoltre, obiettava anche che “il trademark del richiedente, o un suo elemento essenziale, è identico o molto simile ad un trademark estremamente ben conosciuto in Nuova Zelanda [ovvero iPhone, n.d.A.].
Per questa ragione, Apple ha chiesto che la “i” in driPhone venga convertita in una più innocua “y”, cosa che dovrà avvenire entro il primo aprile prossimo, pena l’inizio della battaglia legale vera e propria. Dal canto suo, il produttore australiano afferma che gli costerebbe meno fronteggiare l’opposizione di Apple che sostituire la lettera incriminata su tutte le confezioni già create e distribuite. E già che c’è annuncia pure la volontà di registrare il brand originale in tutto il resto del mondo. Buona fortuna, e complimenti per la determinazione.

E’ da tempo che si parla della possibilità che i Mac facciano un triplo salto carpiato sull’architettura ARM, e qualche conferma ufficiosa a tali piani era pure arrivata dai partner più prestigiosi, come Intel. Ora però è stata prodotta la prova inconfutabile che qualcuno, nelle segrete di Cupertino, sta lavorando sul serio a un porting di OS X su ARM.
Nel 2010 Tristan Schaap ha scritto, come tesi di dottorato, la documentazione relativa al tirocinio di 12 settimane svolto presso il Platform Technologies Group di Apple, una sottodivisione del dipartimento dedicato allo sviluppo del nocciolo dell’OS. A causa del tipo e della quantità di informazioni allegate, il documento ha subìto un vero e proprio embargo, e solo in tempi recenti è salito alle luci della ribalta grazie alla pubblicazione da parte della Delft University of Technology. Nella sua relazione, Shaap racconta di aver lavorato col resto del team per portare Darwin, la “metà a basso livello” di OS X, ad avviarsi su di un processore ARM della Marvell. Durante il progetto, afferma di essere riuscito a “effettuare il boot in modalità multi-utente” del sistema, sebbene con una qualità ancora lontana dalla perfezione a causa di una “scarsa implementazione dell’hardware di debug.”
Ora, se da una parte è vero che Apple ama spesso mettere alla prova i propri candidati con progetti fantasma che evidenzino le loro capacità, d’altro canto non può trattarsi d’una semplice coincidenza. Tanto più che, sul suo profilo LinkedIn, Schaap afferma di svolgere attualmente mansioni di “Ingegnere del CoreOS” per Cupertino da circa un anno e mezzo, e di aver lavorato prima -sempre per Apple- come “Embedded Bringup Engineer.”
In tempi recentissimi, dopo un incontro con Tim Cook e Peter Oppenheimer, l’analista di Citigroup Richard Gardner ha affermato che un MacBook Air dotato di processore ARM è altamente improbabile poiché già adesso “iPad soddisfa, o soddisferà presto, le esigenze di chi potrebbe essere interessato ad un simile prodotto.” Appunto, “altamente improbabile”, ma figuriamoci se non ci stanno già lavorando da qualche annetto; quando, nel 2005, Jobs annunciò una variante di OS X per processori x86, confessò pure che OS X nasceva con la doppia anima PowerPC e Intel. Ecco, per farla breve, l’impressione è che ci troviamo di fronte a qualcosa di molto simile.
Dell’esclusività di Siri per iPhone 4S si è dibattuto fino allo sfinimento nei mesi scorsi, anche grazie ai vari hack in grado di dimostrare il possibile funzionamento dell’assistente personale introdotto con iOS 5 anche su dispositivi più datati rispetto all’ultimo modello dello smartphone Apple. Nuovi dettagli in arrivo in queste ore, farebbero però luce sulle motivazioni che avrebbero portato Apple a decidere di permettere l’uso di Siri solo su iPhone 4S.
La notizia arriva da AppleInsider, secondo cui potrebbe esserci un motivo tecnologico dietro la decisione, legato alla riduzione del rumore. Mentre su iPhone 4 ci sarebbe un sistema di riduzione del vendor esterno Audience, separato dal chip A4, iPhone 4S includerebbe una versione dello stesso sistema aggiornata e integrata al chip A5.
In cosa si traduce tutto questo? Per l’appunto in migliori prestazioni nella riduzione del rumore per l’iPhone 4S rispetto ai suoi predecessori, aspetto d’importanza fondamentale per il corretto funzionamento di Siri, soprattutto per far sì che le persone non debbano avere un’esperienza frustrante nel suo utilizzo. E sappiamo bene Apple quanto ci tenga a queste cose.
Pur potendo “funzionare” su iPhone più vecchi dell’ultimo modello, potrebbe essere quindi questa la motivazione che ha portato Apple a includere Siri solo su 4S, con buona pace dei malpensanti.
Via | Tuaw.com