Microsoft provoca Apple sulle regole dell’App Store

Microsoft sfida Apple e propone una serie di principi aperti gli App Store. Principi che lei stessa non rispetta però con lo store di Xbox.

Microsoft entra a gamba tesa nella disputa tra Apple e Activision Blizzard, e provoca l’avversaria proponendo una serie di princìpi aperti per tutti gli App Store che però non rispetta lei stessa a casa propria, con lo store di Xbox.

In queste ore, Microsoft ha annunciato Open App Store Principles cioè “Princìpi dell’App Store Aperto”, una serie di linee guida eque, trasparenti e moderne per gestire i bazaar di applicazioni mobili:

Oggi annunciamo una nuova serie di principi dell’Open App Store che si applicheranno al Microsoft Store su Windows e ai mercati di prossima generazione che creeremo per i giochi. Abbiamo sviluppato questi principi in parte per affrontare il ruolo e le responsabilità crescenti di Microsoft nel momento in cui iniziamo il processo di approvazione normativa per l’acquisizione di Activision Blizzard. Questo processo di regolamentazione inizia mentre molti governi stanno promulgando nuove leggi per promuovere la concorrenza nel mercato delle app. Vogliamo che le autorità di regolamentazione e il pubblico sappiano che, come azienda, Microsoft si impegna ad adattarsi a queste nuove leggi e, con questi principi, ci stiamo muovendo per farlo.

Il riferimento, per niente velato, è alle indagini delle antitrust e al lavoro che molti governi -inclusi USA, Paesi Bassi, Corea del Sud- stanno portando avanti nel tentativo di regolamentare un settore che fino ad oggi si era gestito da sé, creando quelle che per molti osservatori sono distorsioni del mercato.

Tra le proposte, ci sono diversi punti molto condivisibili e appropriati. Per esempio, le app vanno trattate con equità nelle classifiche, a prescindere dai partner commerciali o dalle dinamiche interne. E le regole per la promozione devono essere paritetiche e trasparenti. E soprattutto, nessun App Store dovrebbe imporre un sistema di pagamento su tutti gli altri (che poi, è il nocciolo della questione qui in UE).

“Stranamente però” scrive iMore, “Microsoft spiega con chiarezza che queste regole non si applicano alla sua piattaforma ‘wholesale’ Xbox. Nello specifico, per quanto concerne pagamenti in-app, alternative ad app store, pagamenti alternativi e comunicazioni dirette coi clienti.” Insomma, due pesi e due misure?

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