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Chrome OS: Google impara dagli errori di Apple?

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Courtesy of Engadget

L’annuncio della nascita di Chrome OS, il primo (o secondo, se si considera Android) sistema operativo di Google, ha sparigliato le carte in un mercato che sembrava aver ormai assunto la sua piena maturità, con due attori principali, Microsoft e Apple, e la galassia Linux in veste di allegra macchina da guerra in grado di eccellere in alcuni settori.

L’interesse per la nuova avventura di Mountain View va, tuttavia, oltre i semplici scenari commerciali: i primi dettagli trapelati sulle caratteristiche di Chrome OS, confermati dai primi screenshot, suggeriscono che la battaglia si consumerà soprattutto su un piano prettamente tecnico.

Il nome “Chrome OS”, infatti, non sembra essere stato scelto solo per sfruttare la notorietà del browser lanciato qualche mese fa, ma pare sia lì a testimoniare l’adozione di Chrome quale vera e propria spina dorsale del nuovo sistema operativo.

Il linguaggio scelto per le applicazioni che gireranno è, come sappiamo, quello del web: XHTML, PHP, AJAX diverranno parole di uso comune per chi vorrà sviluppare su Chrome OS.

La cosa, per chi segue le cose di Cupertino, non suonerà per nulla nuova: la stessa scelta fu adottata da Steve Jobs e soci per la prima versione di iPhone. Prima che App Store fosse ancora solo un pensiero, l’idea era quella di rendere l’intero web il depositario delle applicazioni per il melafonino.
Il suo sistema operativo, ora ribattezzato iPhone OS, avrebbe potuto essere definito Safari OS.

L’errore di valutazione compiuto ad Infinite Loop fu però elementare e indipendente dalle tecnologie utilizzate o dalla disposizione o meno di un contratto di connettività internet flat. Il cloud computing, quando si stanno per chiudere i primi 10 anni del terzo millennio, è un realtà tecnologicamente praticabile, ma ancora non desiderata dall’utenza.
Ed è proprio in questo ambito che BigG sembra aver effettuato l’unica grande correzione in una strategia che, altrimenti, sembrerebbe presa pari pari da Cupertino: ben vengano le web app, ma che possano essere residenti su dispositivo.

Agli americani, si sa, piacciono parecchio gli acronimi e l’apparentemente oscura dicitura CBOS vs BBOS, che si è letta in questi giorni su molto gruppi di discussione è in realtà una efficacissima sintesi di ciò di cui abbiamo parlato finora: Cloud Based Operating System contro Browser Based Operating System.

Google ha dunque imparato dagli errori di Apple: non biasimiamo, tuttavia, la presenza di Schmidt nel board di Cupertino. Quello di Jobs e soci fu un errori ben evidente finanche al di qua dell’oceano.

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