Samsung gioca sporco con l’immagine online di Apple?

Se quel che si vocifera qua e là per la rete è vero, Samsung rischia grosso. Secondo alcune fonti, infatti, avrebbe messo su un esercito di utenti, blogger e commentatori per demolire l’immagine online di alcuni suoi competitor, Apple in testa. Ma la cosa potrebbe sfuggirle di mano.

Sapevamo già che tra Apple e Samsung non fossero tutte rose e fiori, e che anzi i loro rapporti fossero al minimo storico. Se potesse (e infatti lo ha fatto), Cupertino taglierebbe ogni ponte che unisce le due società, foss’anche quello delle CPU per i dispositivi iOS.

Samsung reagisce come può, per esempio con le campagne di marketing, alcune più riuscite altre meno. Ripensiamo ad esempio alla divertente canzonatura del flop delle Mappe Apple, ai cartelloni contro iPhone 5 o allo spot andato in onda durante il SuperBowl, senza dimenticare i colpi bassi e le cadute di stile. Ma si tratta in ogni caso di armi legittime.

Ben diverso, invece, è se una società gioca sporco assoldando personale addetto alla demolizione dell’immagine di Apple sul Web. Si tratta di un’accusa molto pesante, e che andrà corroborata con altri elementi o confutata, ma che allo stato attuale non potevamo ignorare. La storia è andata così.

Una settimana fa, su CNNMoney, l’editorialista Philip Elmer-DeWitt scrisse un articolo in cui sosteneva l’ipotesi che Samsung stesse pagando studenti taiwanesi e specialisti della comunicazione per gettare fango virtuale sui blog tematici e sui siti d’informazione online contro i telefoni HTC e Apple. L’impressione derivava dal fatto che la stessa attività è stata già smascherata in almeno altri due casi limite, in altre parti del mondo: dal blogging prezzolato in Svezia agli scratch-test pro-Samsung in UK.

Da principio l’articolo catturò il solito numero di utenti e commenti. Poi, dopo 26 ore esatte, gli interventi sono schizzati a quasi 350 e ora ammontano al numero record di 483 messaggi. Un fenomeno decisamente insolito, che DeWitt ha così descritto:

Alcuni lettori spalleggiavano la tesi. Altri la ridicolizzavano. Altri attaccavano Apple. Alcuni attaccavano me. Questo tipo di cose può accadere, ma di solito non con questi numeri o con una simile violenza. Qui parliamo di un fatto accaduto alle 2 del mattino -cioè in piena domenica pomeriggio a Seul, nella Corea del Sud- ed è questa la vera novità.
Nello spazio di poche ore, è stato lanciato un migliaio di voti sulla piattaforma di feedback DISQUS che ha premiato ogni commento vagamente anti-Samsung e inabissato qualunque intervento -non importa quanto insensato, grossolano o errato- che difendesse Apple, la tesi o me stesso.

Difficile stabilire la verità, almeno per il momento. E intendiamoci, gli indizi ci sono tutti, ma non è stato ancora stabilito un rapporto di causa ed effetto tra gli attacchi -di cui Samsung è indubbia beneficiaria- e l’eventuale mandante. Una sfumatura che può far perdere una causa in Tribunale.

Ma c’è un’altra questione che va snocciolata. Se queste gravi accuse dovessero trovare sostegno, Samsung rischierebbe grosso: alcuni investitori Apple temono infatti che il crollo delle azioni registrato negli ultimi tempi (siamo abbondantemente sotto i 400$ rispetto ai 700$ di dello scorso settembre) sia da imputarsi in parte a questa presunta campagna denigratoria partita da Seul. E visto quanto prendono sul serio certi comportamenti negli USA, non ci sorprenderebbe se si tornasse a parlare della faccenda nei prossimi mesi.

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