Patto segreto di non assunzione: Tim Cook sarà testimone al processo

A Tim Cook è stato ordinato di presentarsi in Aula. Dovrà testimoniare su una questione che potrebbe costare cara ad Apple e a molte altre società high-tech.

L’implacabile giudice Lucy Koh della Corte Superiore di Santa Clara ha ordinato a Tim Cook di presentarsi alla sbarra in qualità di testimone nell’inchiesta sugli accordi segreti di non assunzione siglati tra Apple, Google, Intel e altri blasoni dell’high-tech. Assieme a lui, sono stati convocati anche il presidente di Google Eric Schmidt e Paul Otellini, CEO di Intel.

Come noto, l’impianto accusatorio costruito dal Dipartimento di Giustizia USA ipotizza un patto non scritto tra i big della Silicon Valley che permetteva loro di non pestarsi a vicenda i piedi sulle assunzioni; un escamotage, tecnicamente definito “no-poaching,” che tuttavia solleva molti dubbi di legittimità e che è in odor di violazione di parecchie leggi antitrust, tra cui lo Sherman Act e il Cartwright Act. Non proprio bruscolini, soprattutto negli USA.

E visto che le prove indiziarie configurano con una certa attendibilità una serie di gravi reati, il giudice ha deciso di ascoltare in udienza qualche pezzo grosso. La notizia l’ha data Bloomberg poche ore fa:

La Koh ha evidenziato come il fondatore di Apple Steve Jobs fosse stato messo in copia nelle mail oggetto del dibattimento, e ha detto agli avvocati che trovava “difficile da credere” che Cook, in qualità di di COO al tempo dei fatti, non sia stato consultato su accordi simili.
Il giudice ha affermato di essere delusa dal fatto che i dirigenti senior delle società coinvolte non abbiano rilasciato disposizioni prima dell’udienza di ieri sulla possibilità di trasformare la cosa in una class action. Nel gruppo infatti finirebbero una serie variegata di categorie di impiegati i cui stipendi, controbattono i loro legali, sono stato artificialmente ridotti a causa della collusioni.

Parallelamente allo svolgimento delle indagini governative, infatti, una serie di dipendenti ed ex dipendenti si è costituito parte lesa; dopotutto, se da una parte la multinazionali coinvolte, prese nel loro insieme, beneficiavano dal no-poaching, per gli impiegati significava meno mobilità e soprattutto stipendi più bassi. E onestamente, pur senza essere esperti di diritto americano, l’impressione è che seguiranno grossissime conseguenze.

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