Samsung rinuncia al blocco delle vendite dei prodotti Apple in UE

Samsung rinuncia al blocco delle vendite dei prodotti Apple in UE. Dice che è tutelare i consumatori, ma le motivazioni reali potrebbero essere molto più sofisticate.

A breve distanza dallo smacco subìto negli USA a causa delle briose delibere del giudice Lucy Koh, Samsung torna a far parlare di sé per una decisione che apre qualche spiraglio nell’intricata querelle legale che la contrappone ad Apple. Con effetto immediato, ha infatti rinunciato al blocco delle vendite dei prodotti Apple nel Vecchio Continente.

Da principio, la società sudcoreana sperava di chiedere e ottenere un’ingiunzione che causasse lo stop delle vendite di molti gingilli con la mela sopra, iPhone 5 incluso, e un cospicuo risarcimento per danni. Poi però, all’improvviso, ha rilasciato un comunicato stampa che recita:

Samsung resta impegnata nella concessione di licenze sulle nostre tecnologie che siano eque, ragionevoli e non discriminatorie; e riteniamo fortemente che il confronto tra società sia auspicabile sui mercati, piuttosto che nelle aule dei Tribunali. Con questo spirito, Samsung ha deciso di lasciar cadere le richieste di ingiunzione contro Apple relative ai brevetti essenziali sugli standard depositati in Europa. Ciò è nell’interesse dei consumatori, per proteggere la loro libertà di scelta.

Lungi da noi mettere in dubbio lo spirito filantropico dell’iniziativa, ma di sicuro un peso su questa sterzata deve averlo avuto anche la Commissione Europa, che di recente ha aperto un fascicolo. L’ipotesi, infatti, è che Samsung abbia violato le nostre leggi Antitrust proprio riguardo i brevetti fondanti gli attuali standard di telecomunicazione, ovvero quelli che dovrebbero essere offerti a condizioni FRAND (fair, reasonable and non-discriminatory). Quando si dice il caso.

È da tempo che Apple sostiene la necessità di fare maggiore chiarezza su cosa rientri o meno nella casistica FRAND -che infatti per il momento è piuttosto fumosa-, ed è da da parecchio che propugna l’inammissibilità in Tribunale delle ingiunzioni sulla proprietà intellettuale essenziale. A dire di Cupertino, insomma, in questi casi non dovrebbe neppure essere possibile adire le vie legali in sostituzione alle trattative di natura meramente commerciale.

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