EPEAT: pioggia di critiche per il MacBook Pro Retina

Sopo le critiche sull’abbandono del bollino EPEAT, Apple è tornata sui suoi passi. Peccato che, a dire di alcuni osservatori, il MacBook Pro Retina non sarebbe qualificato per la certificazione di eco-compatibilità.

Dopo la storica lettera di mea culpa firmata da Mansfield (seriamente, Apple che ammette un errore è da ascrivere negli annali), sembrava che la questione della rinuncia ad EPEAT fosse definitivamente risolta, e invece ecco la doccia fredda. La Electronics TakeBack Coalition, un gruppo indipendente pro-riciclaggio, afferma infatti che il nuovo MacBook Pro con display Retina violerebbe almeno due dei criteri fondamentali alla base della certificazione di eco-compatibilità. Il fatto è che il sistema, per come è fatto, dà la facoltà ai produttori di assegnare da sé i punteggi ai propri computer.

Tutto è bene quel che finisce bene, saremmo stati tentati di dire: Apple si è accorta dello sbaglio ed è tornata sui suoi passi, col risultato che ora 40 prodotti con la mela sono elencati nei registri EPEAT. Anche il MacBook Pro Retina, cui iFixit ha affibbiato un coefficiente di riparabilità di 1 su 10; lo stesso portatile che è impossibile smontare senza “riversare robaccia nociva ovunque.”

Il problema, spiegano gli osservatori sul sito della Electronics TakeBack Coalition, è che difficilmente un dispositivo con simili caratteristiche potrebbe guadagnarsi il bollino d’oro EPEAT. In questo caso vengono meno due importanti prerogative previste nella sezione “Design for End of Life” del regolamento:

Criterio 4.3.1.3: I gusci esterni devono essere facilmente rimovibili da una sola persona e con strumenti comunemente reperibili. Sebbene si possa aprire il guscio, non si può rimuovere completamente la metà del case sul grande raggruppamento di batterie. Sono incollate al case con colla industriale.
Criterio 4.3.1.5 Identificazione e rimozione di componenti contenenti materiali nocivi. Questo criterio si applica specificatamente alle batterie, così come ai circuiti elettronici oltre i 10 cm² e ad altre componenti, e afferma che debbano essere facilmente rimovibili senza rischi per l’uomo e l’ambiente. Attaccare la batteria in quel modo non la qualifica come “facilmente rimovibile.” Infatti, è esattamente il tipo di design che lo standard cerca di scoraggiare.

Com’è potuto accadere quindi che il MacBook Pro ricevesse la valutazione massima nonostante queste evidenti lacune? Lo spiega Barbara Kyle, il coordinatore nazionale dell’ETC:

“È importante comprendere che, in prima istanza, sono i produttori ad auto-assegnarsi il punteggio sulla base dei criteri EPEAT, e solo in secondo momento l’EPEAT passa in rassegna tale valutazione. Per ora, la recensione di EPEAT non ha ancora avuto luogo. Poi, eventualmente, avranno la facoltà di richiedere ai produttori la rimozione dal registro di qualunque prodotto non conforme allo standard IEEE.”

Insomma, è un bel pastrocchio. “Apple è spesso maestra nel design industriale” aggiunge Kyle, “ma questa volta ha preso una bella cantonata.”

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