Apple Store, Apple preme sull’acceleratore in Cina

Apple è tremendamente indietro sull’apertura dei suoi punti vendita in Cina. Qualcosa si muove, ma se non fa presto, rischia di rimetterci irreparabilmente in termini di vendite e immagine.

Sembrerà incredibile, ma esistono più Apple Store fisici in Pennsylvania -otto, per la precisione- che in tutta la Cina (cinque più uno a Hong Kong). Ciò pare sia dovuto soprattutto ad una serie di impedimenti di natura tecnica e burocratica, ma nell’aria c’è fermento, e altri sei sono in dirittura d’arrivo.

Dal punto di vista di Cupertino, la situazione in Cina è grave. La scarsa capillarità del retail con la mela, infatti, rischia di minare il buon nome dell’intera società:

La mancanza di negozi e di rivenditori autorizzati lascia ampio spazio ai rivenditori privi di licenza. In questi negozi le cattive esperienze per il consumatore sono all’ordine del giorno, e ciò rischia di erodere la fiducia nei prodotti Apple, ha detto David Wolf, amministratore delegato della società di consulenza con sede a Beijing della Wolf Group Asia.
Se Apple non espanderà il proprio network di negozi e di rivenditori autorizzati, “non soltanto ci rimetterà in termini di vendita nel breve periodo, ma ci rimetterà anche per quanto concerne la sostenibilità del suo successo in Cina.”

Quando Ron Johnson, al tempo capo del retail Apple, aveva promesso l’apertura di 25 nuovi punti vendita in Cina, ci si aspettava risultati nel giro di pochi anni, e invece da allora poco o nulla è cambiato. Ed è quantomeno curioso che l’intero sud del paese -e parliamo di importanti regioni come Chengdu o Shenzhen, dove ci sono le fabbriche di Foxconn– siano rimaste escluse dalla colonizzazione della mela. Qualcosa si sta muovendo, intendiamoci, ma siamo ben lontani dai numeri vaticinati da Johnson.

A dire di M.I.C. gadget, ci sono almeno sei nuovi negozi in arrivo a Shenzhen, Chengdu, Guangzhou, Dalian e infine Hong Kong. Nella maggior parte dei casi, i primi battenti dovrebbero schiudersi tra la fine dell’anno in corso e il 2013, ma per quanto concerne Guangzhou e Dalian potrebbe volerci molto più tempo. Come dire, il Paese di Mezzo si concede con facilità quando attrae investimenti; ostenta decisamente più ritrosia, invece, quando diventa esso stesso mercato.

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