La lezione di Jobs

Per chi segue Melablog tutti i giorni, l’iPad 2 non è stato una grande sorpresa. Più o meno, oramai, sapevamo già tutto del nuovo modello. Al contrario, forse, in pochi avrebbero messo la mano sul fuoco per quanto riguarda la presenza di Steve Jobs sul palco. E invece, Steve c’era, ed è questa la grande

Parliamo di


Per chi segue Melablog tutti i giorni, l’iPad 2 non è stato una grande sorpresa. Più o meno, oramai, sapevamo già tutto del nuovo modello. Al contrario, forse, in pochi avrebbero messo la mano sul fuoco per quanto riguarda la presenza di Steve Jobs sul palco. E invece, Steve c’era, ed è questa la grande sorpresa della serata, la vera “One more thing”.

Nelle scorse settimane abbiamo aspramente criticato la morbosità di certa stampa generalista, nei confronti della salute del CEO di Apple. In questi giorni ogni minimo movimento di Jobs è stato analizzato al microscopio: le foto, gli inciampi mentre passeggiava, il non voler apparire in alcune immagini. Oggi, Jobs, ha stupito tutti, semplicemente con la sua presenza.

Non era obbligato ad esserci. È in malattia, Apple ha già affrontato dei keynote senza lui, e il prodotto di oggi per quanto strategico e importante non è totalmente nuovo. “Abbiamo lavorato a lungo su questo prodotto”, si è quasi giustificato, “E non volevo mancare in un giorno importante come questo”. Tutto qui. In molti vedono Jobs come un uomo cinico e affarista, con l’unico scopo nella vita di voler dominare il mondo. Essere ambiziosi non è un male eppure, lasciatemelo dire, forse Jobs è anche più semplicemente un uomo indissolubilmente legato alla sua creatura.

Il suo mettersi ai margini è graduale ma evidente, con sempre più spazio dedicato ai colleghi durante i keynote. È un atto intelligente e dovuto: un’azienda legata a un’unica persona non è un’azienda solida. Non sarebbe una cosa giusta nemmeno se Jobs fosse in piena salute. Ma dato che Jobs è in grado di fare questo (e oggi l’ha fatto ancora bene), e dato che Apple rimane sempre la creatura della sua vita, è giusto che lo faccia con serenità e senza dare spiegazioni. Elegante come oggi: diversamente dal passato, non ha fatto cenno alle sue condizioni di salute. E credo sia giusto rispettare questa separazione tra pubblico e privato, tanto umana quanto professionale. Chiedere piani di successione è quanto di meno umano, e corretto, si possa fare oggi nel mondo degli affari. Jobs ha diritto ad essere protagonista per quanto lo riterrà necessario, sicuramente il suo amore per Apple lo spingerà ad assicurare un futuro all’azienda anche dopo di lui. Un futuro fatto di una filosofia ben precisa, che non è di una persona ma di un’azienda. Proprio a chiusura del keynote Jobs ha ribadito il segreto di Apple: l’unione tra hardware e software, tra informatica e design, tra scienza e arte. È questo che ha sempre caratterizzato i prodotti Apple e che caratterizzerà anche il nuovo iPad 2: da una parte più potente, dall’altra ancor più bello. Steve Jobs ha chiuso il suo keynote ribadendo, forse più ai suoi dipendenti che a noi, la mission della sua Apple: e questa carta vincente travalica il singolo CEO e le singole tecnologie. Finché Apple saprà fare sua questa filosofia si differenzierà dagli altri, e potrà dirsi ancora… differente.

[Foto: Engadget]

Ti potrebbe interessare