Perché Apple ci tiene tanto ai Beatles?

L’annuncio di oggi sarà stato recepito da molti utenti italiani come una cocente delusione. Perché Apple ha catalizzato tutta questa attenzione? Perché monopolizzare la home page per annunciare il debutto della discografia dei Beatles su iTunes? Innanzitutto bisogna dire che, probabilmente, la situazione deve essere sfuggita di mano. Ormai Apple non può proferir parola senza


L’annuncio di oggi sarà stato recepito da molti utenti italiani come una cocente delusione. Perché Apple ha catalizzato tutta questa attenzione? Perché monopolizzare la home page per annunciare il debutto della discografia dei Beatles su iTunes? Innanzitutto bisogna dire che, probabilmente, la situazione deve essere sfuggita di mano. Ormai Apple non può proferir parola senza creare un hype incredibile. Lo slogan “Tomorrow is just another day. That you’ll never forget” voleva essere un semplice gioco di parole, che in italiano ovviamente è andato perso. “Another day” è una canzone scritta da Paul McCartney, ma tutti si sono concentrati su quel “Che non dimenticherai mai”, aspettandosi chissà quale rivoluzione.

A parte questo, è chiaro comunque quanto Apple ci tenesse a questo annuncio. Questo perché l’ingresso dei Beatles in iTunes Store ha comunque un valore simbolico. In un certo senso i Beatles sono stati simboli di un’epoca e soprattutto simboli della musica come la conosciamo oggi. Così quando Apple Computer venne denunciata dalla casa discografica dei Beatles, la Apple Corps, per violazione del marchio, fu comunque un danno di immagine. Un danno di immagine acuito da una causa legale che è durata decenni, e che si è reiterata nel 2003, a seguito della nascita di iTunes Music Store.

La casa discografica dei Beatles denunciò la Apple di Steve Jobs per aver infranto un patto: non occuparsi mai di musica con il marchio Apple. Così mentre Apple voleva porsi come la rivoluzione della musica digitale, una delle band più grandi della storia sembrava contestare queste aspirazioni. Tanto più che i brani dei Beatles, in iTunes Store, non ci entrarono. E, per ripicca di Yoko Ono, rimase fuori anche la discografia solista di Lennon. Un colpo basso, quale azienda può affermare di essere l’alternativa definitiva alla musica tradizionale se, nel passaggio, si perde i Beatles? Nell’immaginario americano questo non è poco.

In tutti questi anni sembra che Steve Jobs abbia fatto di tutto per ammiccare ai Beatles. Ha chiuso la causa legale con cifre (pare) astronomiche. Ha mostrato con orgoglio di ascoltare la band di Liverpool sul suo iPod. Ha detto, in un comunicato, di amare i Beatles. Finalmente, dopo anni, Apple ce l’ha fatta. Dopo aver fatto capitolare Madonna (e anche a lei, non dimentichiamolo, era stata persino dedicata un diretta durante il keynote di Jobs), ora anche l’ultimo simbolo della musica è scivolato ufficialmente nel mondo digitale. Il passaggio è completo e, forse, Apple ha scelto proprio l’anno migliore per togliere il CD dal simbolo del suo software musicale.

È solo una band musicale? Negli ultimi dieci anni, a discografia ormai congelata, i Beatles hanno venduto più album di tutte le popstar in attività, escluso solo Eminem. Parliamo di 30 milioni di copie: una buona fetta di storia della musica, che il catalogo digitale più ampio al mondo si lasciava scappare con un certo imbarazzo. Fino a ieri.

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