Perché Apple non produce iPhone in UE o USA?

Perché Apple non sposta la produzione di iPhone e Mac in USA o UE? Ti immagini un iPhone Made In Italy? In realtà, e molto banalmente, non si può.
Perché Apple non sposta la produzione di iPhone e Mac in USA o UE? Ti immagini un iPhone Made In Italy? In realtà, e molto banalmente, non si può.

Visti i problemi logistici e produttivi a livello mondiale e l’instabilità delle catene di montaggio creata dal Covid e dall’invasione russa in Ucraina, non sarebbe meglio se iPhone iPad e Mac fossero prodotti direttamente negli USA o qui in Europa? Ve lo immaginate un iPhone 15 Made in Italy? Significherebbe poter dire addio alla dipendenza (schiavitù industriale) dalla Cina: non sarebbe magnifico? E in più darebbe una botta al PIL e ai salari nostrani, e allora perché Apple non sposta qui la produzione? Risposta breve: perché semplicemente non può.

Risposta lunga. Negli ultimi decenni l’industria occidentale si è delocalizzata anche l’anima in Asia, col risultato che ora gran parte di essa è interdipendente tra i vari Paesi. Ma tra l’incudine della pandemia e il martello delle smanie di conquista putiniane, il sistema ha mostrato in un colpo solo tutte le sue debolezze.

Apple ci ha Provato

Sappiamo che Apple sta cercando di riportare in Occidente almeno i componenti chiave, come i processori. E tempo addietro, sulle spinte di Trump, ha tentato anche di riportare la produzione dei Mac Pro negli USA. L’idea era di cominciare con un prodotto di nicchia, con vendite relativamente basse e di alto valore, così da rientrare dei costi. Ma è stato un fallimento eclatante.

La produzione industriale high-tech ad alta precisione non è qualcosa che dipende solo dall’impianto che la sforna. È più un sistema integrato di logistica e forniture. Si potrà pure assemblare negli USA, ma avrete comunque bisogno di materiali e forniture provenienti da tante altre fabbriche che negli USA e in UE banalmente non esistono.

E volete sapere qual è stata una delle più grandi difficoltà nel creare Mac Made in USA? Non ci credereste mai: le viti. Particolari, minuscole viti che nessuna azienda USA poteva produrre nei volumi, nella qualità e al prezzo richiesti da Cupertino. In tutto il paese non esistono strumenti, materiali, matrici e manodopera in grado di soddisfare questa esigenza. Quelle competenze sono state portate altrove anni fa, per risparmiare sui costi di produzione.

Il Peccato Originale dell’Occidente

Per decenni Stati Uniti, Europa e Italia si sono messi d’impegno per smantellare il sistema industriale, e portare tutto dove costava meno. Materie prime, vita, lavoro, assenza di tutele. E così, fiutando l’affare, paesi come la Cina hanno investito fiumi di denaro per costruire l’ecosistema che serviva a noi.

Abbiamo esternalizzato l’intera struttura industriale dei nostri paesi, e ora tutto quel patrimonio di  know-how e fabbriche non esiste più.

Un Problema Grosso come una Vite

Guardate l’immagine qui in alto. Mostra le famose viti a pentalobo in uso su iPhone e su diversi prodotti Apple. E ogni gingillo con la mela è composto da migliaia e migliaia di piccole componenti come questa. Stando alle informazioni che abbiamo reperito online, c’è solo un produttore mondiale che le sforna nella qualità e quantità richiesta da Apple, ovvero Shenzhen Shi Shi Tong Metal Products Co., Ltd. Fu fondata con un nome diverso con capitali del governo cinese nel 1998.

Ed è vero che esistono prodotti economici e produttori di componenti di ricambio alternativi per queste viti, ma:

  1. Si tratta di lotti piccolissimi adatti solo al mercato dell’aftermarket
  2. Sono di pessima qualità.

In altre parole, una vitarella sbeccata e filettata male andrà anche bene per un’abile mano armata di cacciavite; ma i margini di flessibilità all’interno di una filiera di produzione sono molto, molto risicati. Una vite fatta male inceppa l’intera catena di montaggio. Ecco perché Apple ha bisogno di un range di qualità della componentistica che rende difficile diventare suo partner.

A questo si aggiunge anche un altro problema, e qui concludiamo. Produrre tutte le componenti chiave qui da noi e assemblare il prodotto sarebbe difficile anche per un’altra ragione: il prezzo del prodotto finale salirebbe sensibilmente. Ma d’altro canto sarebbe pure tutta ricchezza che rimane nel Paese. E le cose con la pandemia sono cambiate.

La produzione negli Stati Uniti secondo USCensus è in aumento dell’89% da 1,4 trilioni di dollari nel 2000 a 2,65 trilioni di dollari nel 2020. E industrie con macchine di precisione, cioè quelle che potrebbe produrre le benedette viti a pentalobo, sono aumentate del 123% nello stesso lasso di tempo. Da  2010 al 2030 oltre un milione di posti di lavoro sono stati reintegrati nel settore manifatturiero degli Stati Uniti. L’inversione di tendenza c’è e porterà i suoi frutti, ma fino ad allora, questo è il prezzo da pagare per il nostro peccato originale.

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