OpenAI starebbe lavorando negli Stati Uniti a un telefono AI pensato per sfidare l’iPhone, con l’idea di unire hardware, software e agenti intelligenti in un unico prodotto.
Secondo l’analista Ming-Chi Kuo, la produzione potrebbe partire nella prima metà del 2027, segnando un cambio di passo per l’azienda guidata da Sam Altman. Finora OpenAI si era mossa con molta prudenza sul fronte dei dispositivi, ma un telefono costruito attorno all’intelligenza artificiale aprirebbe una partita diversa: non più solo app o servizi, ma un’esperienza pensata per competere direttamente con gli ecosistemi hardware più consolidati.
Dal telefono ad agenti alla nuova interfaccia senza app
Kuo lo definisce un “AI agent phone”. In sostanza, uno smartphone che non ruota più solo attorno alle app, ma a un sistema capace di leggere posizione, attività, comunicazioni e bisogni dell’utente. Meno icone da aprire, più assistente sempre presente. Almeno questa è l’idea. Il telefono dovrebbe eseguire compiti attraverso una interfaccia contestuale, cioè capace di adattarsi a ciò che sta accadendo in quel momento. Proprio nel giorno delle prime indiscrezioni, Altman ha scritto su X che “sembra un buon momento per ripensare seriamente come sono progettati i sistemi operativi e le interfacce utente”. Poche parole, ma il messaggio è chiaro.
Il progetto rappresenta anche una svolta rispetto a quanto detto dopo l’acquisizione di io Products, la startup del designer Jony Ive, comprata da OpenAI nel maggio 2025 per 6,5 miliardi di dollari. Ive e Altman avevano spiegato di non voler costruire un dispositivo con schermo. Il primo prodotto nato da quella collaborazione, secondo le ricostruzioni circolate finora, dovrebbe infatti essere uno smart speaker con fotocamera integrata, atteso non prima dell’inizio del 2027 e con un prezzo indicativo tra 200 e 300 dollari.
Chip MediaTek, doppio processore AI e fotocamere per il sensing continuo
Sul fronte tecnico, il futuro smartphone OpenAI dovrebbe montare una versione su misura del MediaTek Dimensity 9600, prodotta da TSMC con processo N2P nella seconda metà del 2026. Kuo, in un primo momento, aveva citato anche Qualcomm. Nelle analisi successive, però, ha indicato MediaTek come il nome più probabile per la fornitura del processore, forse anche in esclusiva. Schede tecniche ufficiali non ce ne sono ancora. Dalla filiera, però, arrivano segnali abbastanza netti.
Il telefono avrebbe due processori AI dedicati a compiti diversi, per esempio la gestione in parallelo di immagini e linguaggio, insieme a memoria e archiviazione ad alta velocità. Un peso importante lo avrebbe anche la parte fotografica. Sunny Optical, secondo Kuo, avrebbe ricevuto ordini per componenti destinati a due dispositivi OpenAI, con ogni probabilità moduli camera. Il sistema dovrebbe includere un image signal processor con pipeline HDR potenziata: non solo per scattare foto migliori, ma anche per reggere il cosiddetto sensing continuo dell’ambiente. Ed è qui che si apre il nodo privacy, già al centro delle prime discussioni sui forum tecnologici americani.
La corsa al 2027: produzione Luxshare, IPO e sfida diretta ad Apple
La produzione sarebbe nelle mani di Luxshare Precision Industry, partner già ben inserito nell’universo Apple e indicato come possibile assemblatore esclusivo del nuovo dispositivo. I tempi, a quanto pare, sono stati accorciati. All’inizio si parlava del 2028, ora Kuo colloca la produzione di massa nella prima metà del 2027. Dietro l’accelerazione ci sarebbero due motivi: la corsa sempre più serrata ai telefoni con agenti AI e la possibile IPO di OpenAI. Un prodotto hardware forte aiuterebbe l’azienda a presentarsi agli investitori con una storia meno legata al solo software.
Se il piano andrà avanti, OpenAI finirà per sfidare Apple in modo diretto. Non solo sugli smartphone. Cupertino, secondo indiscrezioni di settore, sta lavorando a occhiali smart, AirPods con fotocamere, hub domestici e nuove funzioni di Siri. OpenAI, intanto, avrebbe assunto oltre 40 ex dipendenti Apple, tra cui designer come Evans Hankey, Tang Tan e Scott Cannon. Apple avrebbe reagito offrendo bonus di retention fino a 400.000 dollari in azioni vincolate ad alcuni membri del team iPhone. La partita, insomma, è già iniziata. Anche se il telefono, per ora, non si è ancora visto.