L'app che dona la voce: la breve storia della startup OneVoice

Come una semplice app per autistici può cambiare la vita a molte persone, compreso il suo sviluppatore.
L'app che dona la voce: la breve storia della startup OneVoice
Come una semplice app per autistici può cambiare la vita a molte persone, compreso il suo sviluppatore.


Nathan Barry è un giovane UX designer dell’Idaho (nord-ovest degli USA) che recentemente ha condiviso la propria esperienza lavorativa, partita come molti altri come progetto parallelo al lavoro “vero” senza possedere alcun background riguardo la programmazione per sviluppare applicazioni per OSX e iOS.

Barry ha sfruttato la sua capacità di creare interfacce chiare e funzionali per ideare un’applicazione per iPad e iPhone in grado di dare una voce a chi non è in grado di parlare. Un’idea nata per superare i limiti di un “marchingegno” medico utilizzato da persone affette da autismo, costrette a dover spendere più di settemila dollari per uno strumento inutilizzabile anche da parte degli addetti ai lavori. Un costo spropositato rispetto a un iPad con l’applicazione OneVoice, dal costo di 199$.

Una partenza in sordina, data la nicchia di utenti a cui era mirata, che ha visto un progressivo aumento delle vendite grazie a una promozione mirata off-appstore a professionisti come esperti in patologie del linguaggio, subito entusiasti dello strumento e pronti a rilasciare recensioni positive a cinque stelle.

Ora Barry confessa di essere molto soddisfatto nonostante abbia guadagnato “solo” 20 mila dollari fin’ora per due motivi: il primo per aver esteso le proprie conoscenze professionali sperimentando in Objective-C dopo un iniziale aiuto nello sviluppo di OneVoice da parte di collaboratori-programmatori, il secondo per essere riuscito a cambiare la vita di molte persone in difficoltà grazie alla sua esperienza e a uno strumento come l’iPad che erroneamente è considerato solo uno strumento di svago.

Quest’app ora è il progetto principale del designer di Boise, Idaho che ha deciso di considerare OneVoice come una startup e licenziarsi per focalizzarsi meglio sul marketing, dato che il prodotto funziona e l’interesse nei suoi riguardi cresce senza intoppi. Guadagnare soldi, non finire mai di imparare, migliorare la vita delle persone, sembra uno spot vivente della Apple. Qui di seguito un video dimostrativo di come agisce OneVoice.

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