Google: il nuovo scanner di documenti su Android è ora disponibile per tutti gli utenti

Il nuovo scanner di documenti di Google Drive su Android arriva in distribuzione automatica nei prossimi giorni. Ma "tutti" è una parola da maneggiare con cautela: serve un requisito hardware che taglia fuori una parte dei telefoni.
Il nuovo scanner di documenti di Google Drive su Android arriva in distribuzione automatica nei prossimi giorni. Ma "tutti" è una parola da maneggiare con cautela: serve un requisito hardware che taglia fuori una parte dei telefoni.
Google: il nuovo scanner di documenti su Android è ora disponibile per tutti gli utenti

Lo strumento non è una novità assoluta. Drive integra uno scanner da anni; quella che sta arrivando è una versione riscritta, in test da tempo, costruita attorno all’automazione. Il telefono riconosce da solo il documento inquadrato, raddrizza la cornice e acquisisce la pagina; subito dopo si può puntare la fotocamera sulla successiva, se il documento è composto da più fogli. La differenza rispetto a prima sta nella velocità di questo passaggio in sequenza.

Anche la fase di ritocco è diventata automatica. L’idea è che all’utente, nel caso migliore, resti solo da salvare il file — in PDF o in JPG — senza interventi manuali sulla resa. C’è una funzione meno scontata che lavora sotto traccia: il riconoscimento dei duplicati, pensato per chi scansiona per sbaglio due volte la stessa pagina. Sul piano estetico l’app adotta le animazioni e la grafica del nuovo linguaggio Material 3 Expressive.

Google ha un nuovo scanner per Android

Qui sta il punto che ridimensiona il titolo. L’automazione richiede più risorse, e Google ha fissato come soglia obbligatoria 8 GB di RAM. Non una raccomandazione, un prerequisito. Chi possiede quella dotazione riceverà la nuova versione da solo, nell’app Drive, secondo quanto comunicato dal presidente della divisione Android di Google. Gli altri restano alla versione precedente.

Google ha un nuovo scanner per Android-melablog.it

Il dettaglio che merita attenzione è una precisazione tecnica: devono essere 8 GB di memoria reale, non virtuale. Molti telefoni di fascia media dichiarano cifre più alte sommando alla RAM fisica una quota presa dalla memoria di archiviazione, la cosiddetta RAM virtuale o espansa. Quella, in questo caso, non conta. È una distinzione che cambia l’elenco dei dispositivi ammessi rispetto a quanto suggerirebbero le specifiche commerciali.

Ne esce un’inversione rispetto a come pensiamo agli aggiornamenti software. Un aggiornamento gratuito, distribuito via app, che però si comporta come un upgrade hardware: funziona solo se la macchina sotto è abbastanza capiente. La funzione non è bloccata da un abbonamento o da una regione, ma dalla quantità di memoria saldata nel telefono.

Google offre uno scanner anche dentro l’app Files, soluzione alternativa per chi non rientra nei requisiti di Drive. La differenza pratica tra le due sta nella destinazione: la versione Drive carica i file direttamente sullo spazio cloud dell’account. E con un’osservazione laterale che vale per l’archiviazione in generale — se i documenti vengono nominati bene, la ricerca integrata di Drive rende quasi superflua una struttura a cartelle.

Resta da vedere quanti telefoni in circolazione superino davvero l’asticella degli 8 GB fisici, e quanti scopriranno solo aprendo l’app di esserne esclusi.

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