Come gli Stati Uniti hanno perso la produzione di iPhone a favore di Foxconn

Leggi su Melablog i punti salienti dell'articolo del New York Times sulla produzione di iPhone negli stabilimenti Foxconn.
Come gli Stati Uniti hanno perso la produzione di iPhone a favore di Foxconn
Leggi su Melablog i punti salienti dell'articolo del New York Times sulla produzione di iPhone negli stabilimenti Foxconn.


C’è un aneddoto che riguarda la cena di un anno fa tra Barack Obama e tutti i maggiori esponenti dell’industria tecnologica. A ognuno di questi fu infatti chiesto di rivolgere una domanda al presidente, ma quando arrivò il momento di Steve Jobs fu lo stesso Obama a chiedere qualcosa all’allora CEO di Apple: cosa ci vorrebbe per produrre iPhone negli Stati Uniti? Una domanda alla quale ha risposto il New York Times, con un lungo e interessante articolo sul perché quello che un tempo era un vanto di Apple (la produzione interna agli USA dei propri dispositivi), al giorno d’oggi è diventato impensabile: del resto parlano i numeri, con 70 milioni di iPhone, 30 milioni di iPad e 59 milioni di altri prodotti Apple prodotti nel 2011 oltreoceano.

Qualcuno potrebbe pensare che si tratti solo di una questione economica, con la famosa Foxconn e simili in grado di garantire ad Apple grandi risparmi: in parte questo è vero, ma l’azienda di Cupertino è fermamente convinta che la produzione oltre i confini degli USA sia migliore in flessibilità, diligenza e capacità dei lavoratori. Secondo alcune analisi condotte nei mesi passati, sarebbe emerso che il processo di manifattura avrebbe un impatto decisamente minimo nel costo totale di un dispositivo, definito principalmente da altri fattori come il design e i vari processi d’ingegneria. Il risultato? Pagare i salari americani aumenterebbe il prezzo di ogni iPhone di 65$. Non una fortuna, o almeno non un qualcosa in grado da sola di far decidere ad Apple di muovere in Cina la propria produzione.

E per descrivere tutto ciò, c’è un esempio: a distanza di poche settimane dall’arrivo di iPhone nei negozi, Apple decise di ridisegnarne lo schermo all’ultimo minuto, rendendo così necessario un enorme sforzo aggiuntivo nella catena d’assemblaggio. Fu proprio Steve Jobs a prendere la decisione, tirando fuori il vecchio modello di iPhone dalla propria tasca e criticandone pesantamente il fatto che lo schermo fosse incline ai graffi:

“Non venderò un prodotto che si graffi. Voglio uno schermo di vetro e lo voglio perfetto in sei settimane.”

Subito dopo la riunione, uno dei presenti prese un volo per Shenzhen, in Cina: non c’era altro posto dove andare. Gli schemi dei nuovi schermi voluti da Jobs arrivarono intorno a mezzanotte nella fabbrica, dove un caposquadra svegliò immediatamente 8.000 operai collocati nei dormitori della società, dando a ognuno di essi tè e biscotti e arrivando così a produrre 10.000 iPhone al giorno, dotati del nuovo schermo, in appena 96 ore.

“Le loro velocità e flessibilità sono da togliere il fiato. Non c’è stabilimento in America che possa eguagliarle.”

Avrebbe detto uno dei vecchi vertici di Apple. E come dargli torto? Negli stabilimenti Foxconn circa 300 “vigili” sono impiegati per dirigere il traffico degli operai, per fare in modo che non ci siano colli di bottiglia alle porte. La cucina centrale dello stabilimento prepara tre tonnellate di maiale e tredici di riso ogni giorno, potendo contare anche sui dormitori di cui abbiamo parlato poco fa. Una vera e propria città chiamata non a caso Foxconn City, dove 230.000 impiegati lavorano spesso per dodici ore al giorno, in alcuni casi anche sei giorni su sette in una settimana. Più di un quarto di loro vive all’interno della City, guadagnando meno di 17$ al giorno. Nel momento in cui una delle fonti del NY Times arrivò allo stabilimento, la sua macchina fu fermata da una fiumana di gente che egli stesso definisce inimmaginabile.

Il rovescio della medaglia, come ben sappiamo, sono le condizioni di lavoro lamentate dagli impiegati: nonostante Foxconn affermi di rispettare tutti i loro diritti, molti sono stati i casi di contestazione da parte degli operai, arrivati in alcuni casi ai ben noti casi di suicidio. Al di là delle capacità tecnico-organizzative evidentemente superiori rispetto agli stabilimenti di produzione di altre parti del pianeta, resta sempre una parte oscura del processo che porta i vari dispositivi nei negozi: non solo quelli Apple, visto che Foxconn Technology ha decine di fabbriche in tutto il mondo, compresa Europa dell’Est, Messico e Brasile, dove produce il 40% dei prodotti elettronici per clienti come Amazon, Dell, Hewlett-Packard, Motorola, Nintendo, Nokia, Samsung e Sony.

Via | 9to5mac.com
Foto | Flickr

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