Apple starebbe rimettendo mano, nel 2026 a Cupertino, al lavoro sul monitoraggio non invasivo della glicemia: l’obiettivo, un giorno, è portare su Apple Watch una funzione capace di aiutare le persone con diabete senza punture né sensori dedicati.
Lo riferisce Mark Gurman di Bloomberg, ripreso da MacRumors. Il progetto va avanti da anni nei laboratori dell’azienda californiana e resta una delle scommesse più difficili della divisione salute: molto promettente, se mai arriverà davvero sul mercato, ma ancora lontano dal debutto.
Zongjian Chen prende in mano il progetto: a Cupertino qualcosa si muove
La novità più concreta riguarda la guida interna del progetto. Apple avrebbe trasferito la supervisione dal responsabile dell’architettura delle piattaforme, Tim Millet, a Zongjian Chen, ingegnere senior che in azienda segue tecnologie avanzate. Gurman legge il cambio come un segnale positivo, non certo come l’anticamera di un annuncio. A Cupertino, però, questi passaggi raramente sono casuali.
Secondo Bloomberg, alcune persone vicine al dossier vedono l’arrivo di Chen come il tentativo di portare il lavoro in una fase più pratica, dopo oltre 15 anni di sviluppo tra prototipi, test e correzioni tecniche. “C’è chi interpreta la transizione come il segno che la tecnologia possa essere finalmente abbastanza matura per accelerare”, ha spiegato Gurman nella sua ricostruzione. Questo non vuol dire che il prossimo Apple Watch 11 avrà un glucometro. Anzi: la prudenza resta d’obbligo.
Laser sotto pelle e algoritmi: così Apple studia la glicemia senza punture
Il sistema studiato da Apple, secondo le informazioni pubblicate da Bloomberg nel 2023, userebbe un laser in grado di inviare precise lunghezze d’onda sotto la pelle, nella zona del liquido interstiziale: il fluido che circonda le cellule e contiene tracce misurabili di glucosio. La luce tornerebbe poi verso un sensore, con variazioni legate alla concentrazione di zucchero. A quel punto entrerebbe in gioco un algoritmo.
L’idea non sarebbe solo mostrare un numero sul quadrante, ma leggere i dati in modo affidabile e, forse, avvisare l’utente davanti a segnali compatibili con prediabete. Non è un dettaglio. Per chi convive con il diabete di tipo 1 o di tipo 2, la precisione è tutto: una lettura sbagliata può pesare su alimentazione, insulina e attività fisica. Nei forum di MacRumors diversi utenti diabetici hanno seguito la notizia con interesse, ma anche con molta cautela. “Se non è completamente affidabile, non è una soluzione”, ha scritto un lettore.
Apple Watch anti-diabete, la strada resta lunga: il nodo è l’accuratezza clinica
Il punto decisivo resta l’accuratezza clinica. I dispositivi usati oggi da milioni di pazienti, dai glucometri tradizionali ai sensori CGM, sono strumenti medici regolati e devono rispettare standard severi. Un Apple Watch anti-diabete, se pensato per guidare scelte terapeutiche, dovrebbe passare da controlli, autorizzazioni e possibili responsabilità legali. Non basta funzionare bene in laboratorio. Deve reggere nella vita di tutti i giorni: sudore, tipi di pelle diversi, movimento, temperatura, cinturino stretto in modo non sempre uguale.
Per questo, anche con il cambio di guida tecnica, l’arrivo della funzione sembra lontano “diversi anni, se mai arriverà”, scrive MacRumors. Apple potrebbe procedere per gradi: prima indicatori di rischio metabolico o avvisi generali, poi eventualmente misurazioni più vicine all’uso medico. Sarebbe una strada simile a quella già vista con altre funzioni salute dell’orologio, dall’ECG alla rilevazione dell’ossigeno nel sangue. Qui però la promessa è più delicata: trasformare l’Apple Watch in uno strumento quotidiano per seguire la glicemia senza aghi. Una svolta possibile, ma non ancora dietro l’angolo.