WhatsApp e Instagram hanno ottenuto una funzione per la prima volta da quando sono online

Meta ha iniziato a portare gli strumenti di intelligenza artificiale generativa per creare immagini dentro Instagram e WhatsApp.
Meta ha iniziato a portare gli strumenti di intelligenza artificiale generativa per creare immagini dentro Instagram e WhatsApp.
WhatsApp e Instagram hanno ottenuto una funzione per la prima volta da quando sono online

Le nuove funzioni, annunciate dalla società e distribuite gradualmente nei vari Paesi, permettono di creare contenuti visivi per chat, post e condivisioni direttamente dallo smartphone. L’idea è semplice: trasformare una descrizione scritta in un’immagine pronta da usare, senza uscire dalle app più popolari del gruppo.

Instagram e WhatsApp, arrivano le nuove funzioni per generare immagini

Le novità ruotano attorno a Meta AI, l’assistente integrato nei servizi più usati del gruppo. Su Instagram e WhatsApp, gli utenti possono chiedere all’AI di creare un’immagine partendo da una frase. Anche molto semplice: “un cane con gli occhiali da sole in spiaggia”, per esempio. In pochi secondi il sistema restituisce un contenuto visivo, che può essere salvato, modificato o condiviso.

Persona usa uno smartphone con anteprima di immagine in caricamento in una chat, con laptop e tazza di caffè sul tavolo
Una chat su smartphone mostra la generazione di un’immagine, simbolo dei nuovi strumenti AI integrati nelle app di messaggistica e social.

La funzione fa parte del pacchetto di strumenti basati sull’intelligenza artificiale generativa sviluppati da Meta e già provati negli ultimi anni negli Stati Uniti e in altri mercati selezionati. Il cuore del sistema è la creazione di immagini da prompt scritti, ma non solo: l’AI può anche intervenire su immagini già esistenti, proponendo variazioni, ritocchi e nuove versioni. La differenza, però, è soprattutto una: non si tratta di un’app a parte. Entra direttamente nei posti dove le persone scrivono, commentano e pubblicano ogni giorno.

Su Instagram, l’AI può servire per creare immagini da usare nei messaggi diretti, nei contenuti condivisi e, dove l’app lo consente, nei passaggi legati alla pubblicazione. Su WhatsApp, invece, il terreno naturale è la chat: conversazioni private, gruppi, scambi veloci. Una funzione che Meta vuole far percepire meno come uno strumento “da laboratorio” e più come l’invio di una foto, di una gif o di uno sticker.

Gli strumenti di generazione immagini AI si usano attraverso l’assistente integrato, di solito scrivendo una richiesta in linguaggio naturale o scegliendo l’opzione dedicata quando compare nell’app. L’utente descrive ciò che vuole ottenere, aggiunge dettagli su stile, soggetto, colori o ambientazione, e il sistema propone una o più immagini generate. A quel punto si sceglie. Oppure si riscrive la richiesta e si prova di nuovo.

In una chat di WhatsApp, per esempio, la funzione può servire a creare un’immagine scherzosa da mandare a un gruppo di amici, un invito informale o una risposta visiva costruita sul momento. Su Instagram, invece, l’uso si avvicina di più alla creazione di contenuti: immagini per storie, messaggi diretti, bozze creative, idee da condividere con altri utenti. Meta, nelle sue comunicazioni ufficiali, presenta questi strumenti come un modo per rendere più facile l’espressione creativa, senza passare da un’app all’altra.

Resta decisivo il prompt, cioè la descrizione scritta dall’utente. Più è precisa, più il risultato tende ad avvicinarsi all’idea iniziale. “Una città futuristica al tramonto, stile illustrazione editoriale” non darà lo stesso risultato di “una città del futuro”. Sembra un dettaglio tecnico, ma è ormai un nuovo gesto creativo: non si scatta, non si disegna, si descrive. Poi si sceglie l’immagine più convincente.

La mossa di Meta: portare l’intelligenza artificiale nelle app di tutti i giorni

La scelta di inserire Meta AI in Instagram, WhatsApp, Facebook e Messenger segue una linea precisa: portare l’intelligenza artificiale dove gli utenti sono già presenti, senza chiedere loro di scaricare nuovi servizi o imparare strumenti complicati. Mark Zuckerberg, negli ultimi anni, ha indicato più volte l’AI come uno dei pilastri del futuro del gruppo, insieme ai social network, alla pubblicità digitale e ai dispositivi.

Per Meta, però, la partita non è solo creativa. Mettere funzioni di AI generativa dentro le app più usate significa aumentare il tempo passato sulle piattaforme, dare nuovi strumenti ai creator e, in prospettiva, rafforzare l’intero sistema pubblicitario. Un utente che crea immagini dentro Instagram resta dentro Instagram. Un gruppo che usa l’AI in una chat di WhatsApp non esce dall’universo Meta. È un meccanismo semplice, ma molto pesante sul piano industriale.

La società si muove in un mercato già affollato, dove corrono OpenAI, Google, Microsoft, Adobe e diverse piattaforme specializzate nella generazione di immagini. La differenza, per Meta, sta nei numeri: WhatsApp conta oltre due miliardi di utenti nel mondo, mentre Instagram resta una piattaforma centrale per creator, marchi e pubblico giovane. Portare l’AI lì dentro significa renderla normale, quotidiana. Anche quando non viene chiamata sempre AI.

L’arrivo degli strumenti di intelligenza artificiale per creare immagini apre però questioni delicate, a partire da privacy, copyright e uso improprio dei contenuti generati. Meta sostiene di adottare misure di sicurezza e filtri per limitare abusi, contenuti ingannevoli e violazioni delle regole della piattaforma. Ma controllare miliardi di interazioni resta una sfida enorme. Le immagini generate possono essere ironiche, creative, innocue. Oppure ambigue.

Il tema del copyright riguarda sia i dati usati per addestrare i modelli sia l’uso commerciale delle immagini prodotte. In Europa pesano l’AI Act e il Gdpr, che chiedono più trasparenza sull’uso dei dati e sulle responsabilità delle piattaforme. Non tutti i dettagli pratici, però, sono sempre chiari per l’utente comune. Ed è proprio qui che nascono molte preoccupazioni.

C’è poi il rischio di creare immagini false ma credibili, magari attribuite a persone reali o usate per truffe, disinformazione e molestie. Per questo Meta ha lavorato anche su etichette, watermark e sistemi per riconoscere i contenuti generati con l’AI, pur con limiti tecnici già emersi in tutto il settore. La promessa è rendere la creatività più accessibile. La prova, ora, sarà riuscirci senza trasformare chat e feed in uno spazio opaco, dove distinguere un contenuto reale da uno artificiale diventa ogni giorno più difficile.

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