Apple prepara il terreno per la nuova Siri e starebbe valutando un’integrazione tecnica con Gemini di Google per gestire le richieste più complesse dell’assistente.
Secondo le indiscrezioni, Cupertino potrebbe appoggiarsi a Google Cloud e ai chip Nvidia per sostenere una parte delle funzioni di intelligenza artificiale più pesanti, senza rinunciare alle promesse sulla privacy. Se confermata, sarebbe una scelta rilevante non solo sul piano tecnico: Apple aprirebbe una parte della propria AI a infrastrutture esterne, segnando un cambio di passo nella strategia con cui vuole recuperare terreno sugli assistenti conversazionali più avanzati.
Google Cloud per portare Gemini dentro Siri
Secondo The Information, alcune richieste rivolte alla nuova Siri basata su Gemini verrebbero lavorate su Google Cloud, usando una versione su licenza del modello di intelligenza artificiale di Google. A riferirlo sono persone a conoscenza del dossier citate dalla testata statunitense. In questo modo Apple potrebbe contare sulla potenza di calcolo di Google per le funzioni più avanzate dell’assistente, probabilmente quelle che richiedono risposte più articolate o un ragionamento più complesso.
Una scelta pratica: costruire modelli competitivi e farli funzionare su larga scala richiede tempo, chip, data center e molta energia. A Cupertino, però, il tema resta delicato. Per anni l’azienda ha raccontato Apple Intelligence puntando su un’idea precisa: i dati personali restano sul dispositivo quando possibile, oppure passano da sistemi controllati. Qui, invece, entra in gioco un partner esterno. E non un partner qualunque: Google.
Chip Nvidia Blackwell B200: il motore dietro l’operazione
Il dettaglio nuovo riguarda l’hardware. Secondo il report, Apple userebbe la flotta di chip Nvidia Blackwell B200 presente nei data center di Google per una parte delle operazioni legate a Siri. I Blackwell B200 sono tra le GPU da data center più avanzate di Nvidia, pensate per addestrare e far girare modelli AI di grandi dimensioni. Rispetto alla precedente architettura Hopper promettono passi avanti su memoria, capacità di lavorare in parallelo e prestazioni nei carichi più pesanti. Ma per Apple il punto chiave sarebbe un altro: il confidential compute.
Nvidia lo presenta come una tecnologia hardware pensata per proteggere dati e modelli mentre vengono elaborati dalle GPU, anche quando si lavora in cloud condivisi. In sostanza, le informazioni restano cifrate non solo quando sono salvate o inviate, ma anche durante il trattamento. Una garanzia in più, almeno sulla carta. Apple avrebbe dato il via libera a questa funzione nell’accordo con Google: un segnale chiaro che la sicurezza è stata uno dei nodi centrali della trattativa.
Privacy e Private Cloud Compute: il nodo che Apple deve sciogliere
Resta la domanda più delicata: come si incastrerà tutto questo con Private Cloud Compute, il sistema server presentato da Apple per gestire le richieste AI più pesanti mantenendo alte garanzie sulla riservatezza. The Information sottolinea che non è ancora chiaro quale ruolo avrà questa infrastruttura nel lancio della nuova Siri con Gemini, né in che modo Apple separerà le richieste inviate ai propri server da quelle gestite tramite Google Cloud.
È qui che si giocherà buona parte della credibilità del progetto. Cupertino dovrà spiegare in modo semplice, e verificabile, quali dati lasciano l’iPhone, dove vengono trattati, per quanto tempo restano lì e con quali controlli. La parola privacy pesa molto nel vocabolario di Apple. Ma nell’intelligenza artificiale generativa non basta dirla: bisogna dimostrarla nei dettagli. La nuova Siri potrebbe diventare più capace. Prima, però, Apple dovrà convincere gli utenti che quel salto non trasformerà il cloud in una zona grigia.