Il problema non è l’ascolto delle conversazioni, ma l’accesso passivo al microfono in qualsiasi momento. Una ricerca del 2022 dell’Università del Wisconsin-Madison, pubblicata nei Proceedings on Privacy Enhancing Technologies, ha analizzato il comportamento di diverse app di videoconferenza durante la fase di silenziamento.
Il risultato: alcune continuano a campionare il microfono anche quando l’utente ha premuto “mute”. Webex era l’unica a farlo in modo continuo; altre lo facevano a intervalli. Un’app non identificata trasmetteva statistiche audio ai propri server di telemetria anche in quella condizione. Dai pacchetti di dati intercettati, il team ha ricostruito con l’81,9% di precisione quale attività svolgesse l’utente nella stanza — cucinare, pulire, digitare — senza mai registrare la voce in modo esplicito.
Le App che registrano con il microfono del telefono
Il meccanismo che alimenta l’ascolto nelle app commerciali è diverso ma altrettanto documentato. Oltre 250 app disponibili su App Store e Google Play risultavano integrate con il software di riconoscimento automatico dei contenuti di Alphonso: il software catturava brevi campioni audio per identificare programmi televisivi o spot pubblicitari in onda accanto al telefono, costruendo profili usati per la pubblicità mirata.

Le App che registrano con il microfono del telefono-melablog.it
Il comportamento era coperto dal consenso sepolto nei termini di servizio accettati all’installazione — legale, ma difficilmente trasparente. Le app interessate spaziavano da giochi gratuiti a utility, categorie che normalmente non si associa all’ascolto. Diverso, e in parte controintuitivo, il caso delle grandi piattaforme social. Nell’ottobre 2025 il responsabile di Instagram ha dichiarato pubblicamente che Meta non usa il microfono per ascoltare gli utenti.
La smentita coincideva però con l’annuncio che Meta avrebbe usato i dati delle interazioni con i propri strumenti di intelligenza artificiale per un targeting pubblicitario ancora più preciso. Le big tech non hanno più bisogno del microfono per profilare con alta accuratezza: i dati comportamentali bastano. Il punto è che WhatsApp, Instagram, Facebook, TikTok, Snapchat e Shazam chiedono comunque l’autorizzazione al microfono, e quella autorizzazione — una volta concessa — resta attiva fino a revoca esplicita.
Su iPhone, iOS 14 ha introdotto il puntino arancione che segnala quando un’app usa attivamente il microfono. Con iOS 15 è arrivato il Rapporto sulla privacy delle app: Impostazioni → Privacy e sicurezza → Rapporto sulla privacy, che registra gli accessi delle singole app negli ultimi sette giorni. Su Android, la revoca si effettua da Impostazioni → Privacy → Gestione autorizzazioni → Microfono, dove si può limitare ogni app alla modalità “solo durante l’uso” o negare completamente il permesso. Android 12 ha aggiunto un interruttore globale per disabilitare il microfono a livello di sistema in un solo gesto.
Per quasi tutte le app di messaggistica e social la modalità “solo durante l’uso” è sufficiente. Solo gli assistenti vocali — attivi per captare le parole d’innesco — hanno una ragione tecnica per il permesso permanente, e anche in quel caso il compromesso sulla privacy è esplicito.
Un’indagine su 330 aziende condotta nel 2025 ha rilevato che il 73% degli utenti dichiara disagio quando le app richiedono permessi di raccolta dati. La maggior parte li accetta al momento dell’installazione, senza modifiche.