Il principio su cui si basano queste applicazioni è semplice da spiegare. Le zanzare femmine già fecondate — quelle che pungono — sarebbero teoricamente infastidite dal richiamo sessuale del maschio.
Le app antizanzare, come Anti Mosquito Sonic Repeller per iOS e Anti Mosquito Sonic Repellent per Android, promettono di riprodurre esattamente quel suono tramite l’altoparlante dello smartphone, creando un campo acustico che le zanzare troverebbero insopportabile. Basta scaricarle — gratuitamente — tenerle attive in sottofondo e, secondo la promessa, le zanzare si allontanano.
Il meccanismo richiama quello dei dispositivi ad ultrasuoni fisici venduti nei negozi da decenni. La differenza è che qui non serve nessun hardware aggiuntivo: lo smartphone diventa esso stesso il repellente.
Zanzare e insetti addio con un’App
Il problema tecnico sta nelle frequenze. L’orecchio umano adulto percepisce suoni fino a circa 16-19 kHz. Gli ultrasuoni partono da lì e arrivano fino a 100 kHz. I test sulle frequenze effettivamente emesse da questi smartphone hanno rilevato un limite fisso: i telefoni testati non andavano oltre i 22 kHz, un tetto imposto dal filtro hardware integrato negli altoparlanti dei dispositivi mobili. Non è un limite delle app, è una limitazione strutturale dello strumento su cui girano.

Zanzare e insetti addio con un’App-melablog.it
Questo significa che le frequenze prodotte si collocano in una fascia che alcune persone — soprattutto i più giovani, con udito più acuto — riescono effettivamente a sentire. Non come un tono chiaramente percepibile, ma come un suono acuto e fastidioso. I bambini, in particolare, sentono queste frequenze meglio degli adulti, proprio perché la soglia uditiva si abbassa progressivamente con l’età.
Un dato laterale interessante: la sensibilità alle alte frequenze varia enormemente da individuo a individuo e dipende anche dall’esposizione sonora accumulata nel corso della vita. Chi ha lavorato a lungo in ambienti rumorosi tende a perdere prima la capacità di percepire le frequenze più alte.
L’osservazione contro-intuitiva che emerge dall’analisi tecnica è questa: le app sono progettate per disturbare gli insetti, ma il range di frequenze che riescono a generare si sovrappone parzialmente a quello percepito dall’orecchio umano. Il dispositivo che dovrebbe proteggere l’utente finisce quindi per essere udibile prima di tutto dall’utente stesso, e in misura minore o nulla da chi dovrebbe allontanare.
Le zanzare, dal punto di vista sensoriale, sono attratte dall’odore che il corpo umano emana — sudore, anidride carbonica prodotta dalla respirazione, calore. I repellenti chimici tradizionali agiscono su questi meccanismi olfattivi, disorientando la capacità della zanzara di localizzare la preda. Le app agiscono su un canale — quello uditivo — che nella biologia delle zanzare ha un ruolo molto limitato rispetto ai recettori olfattivi.
Sugli store digitali queste applicazioni raccolgono valutazioni molto polarizzate: migliaia di recensioni a cinque stelle e altrettante a una sola. Chi le valuta positivamente riferisce spesso un effetto percepito soggettivamente, senza possibilità di confronto con un gruppo di controllo. Chi le bolla come inutili raramente descrive le condizioni in cui le ha usate.
La versione gratuita è quasi universale. Esistono però varianti premium, con frequenze personalizzabili e modalità specifiche per diverse specie di insetti — moscerini, tarme, ragni — che si scaricano a pagamento.