Sensori sulla fronte e una gara d'auto virtuale: l'allenamento tech con cui Jannik Sinner si riprogramma la concentrazione

Nel tennis di vertice la differenza non si gioca solo su gambe e braccia, ma sempre più sulla tenuta mentale. Anche il numero uno italiano lavora su questo aspetto con strumenti che sembrano usciti da un laboratorio.
Nel tennis di vertice la differenza non si gioca solo su gambe e braccia, ma sempre più sulla tenuta mentale. Anche il numero uno italiano lavora su questo aspetto con strumenti che sembrano usciti da un laboratorio.
Sensori sulla fronte e una gara d'auto virtuale: l'allenamento tech con cui Jannik Sinner si riprogramma la concentrazione

Dopo l’eliminazione al Roland Garros, Jannik Sinner avrebbe intensificato l’uso di un sistema tecnologico avanzato dedicato proprio alla concentrazione. Si tratta di un kit composto da sensori applicati sulla fronte, collegati a un software in grado di registrare parametri come attività cerebrale, frequenza cardiaca e respirazione. Un allenamento che non sostituisce il lavoro atletico o tecnico, ma lo affianca, agendo su quegli aspetti invisibili che durante una partita possono fare la differenza.

Il dettaglio che colpisce è la modalità dell’esercizio. La prova si svolge davanti a uno schermo su cui compare una gara automobilistica virtuale: l’auto associata a Sinner procede tanto più velocemente quanto più alto è il livello di concentrazione mantenuto. L’obiettivo non è vincere la corsa, ma allenare la mente a restare focalizzata, ignorando distrazioni e stimoli esterni. Un meccanismo che traduce in un gioco un parametro altrimenti astratto come l’attenzione.

L’allenamento tech di Jannik Sinner

Il principio alla base è quello del cosiddetto neurofeedback, una tecnica con cui si restituisce in tempo reale all’atleta una rappresentazione del proprio stato mentale, così da imparare a controllarlo. Monitorando attività cerebrale e segnali fisiologici, il sistema offre allo staff indicazioni utili sullo stato di attenzione e sulla risposta del corpo durante lo sforzo, trasformando dati complessi in un riscontro immediato e comprensibile.

L’allenamento tech di Jannik Sinner-melablog.it

Il lavoro arriva in una fase delicata della stagione, in cui il campione altoatesino ha dichiarato di voler capire l’origine dei malesseri accusati in campo, con accertamenti previsti nei giorni successivi. In questo quadro la tecnologia rappresenta una parte del percorso, non la soluzione: serve a misurare, correggere e allenare componenti della prestazione che a occhio nudo restano nascoste.

Sinner non è un caso isolato. Il tennis di altissimo livello si appoggia sempre più ai dati e ai dispositivi: dal 1° gennaio 2024 l’ATP ha autorizzato i tennisti a indossare in partita wearable che misurano parametri fisiologici come battito e affaticamento, aprendo la strada a un monitoraggio in tempo reale pensato per migliorare le prestazioni e prevenire gli infortuni. Curiosamente, però, ai tornei del Grande Slam questi dispositivi restano per ora vietati durante i match.

Resta il fatto che, dietro l’immagine di un campione che colpisce la palla a velocità altissime, c’è un lavoro meticoloso e in buona parte invisibile fatto di sensori, software e routine mentali. La concentrazione, che agli occhi del pubblico sembra un talento innato, diventa così qualcosa che si può misurare e allenare come un muscolo, con strumenti che fino a pochi anni fa appartenevano più alla ricerca che allo sport.

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