Quando il primo iPad arrivò nei negozi, molti lo considerarono poco più di un iPhone ingrandito, ma nel giro di poche settimane diventò uno dei lanci più importanti e sorprendenti nella storia recente di Apple.
Il debutto nei punti vendita statunitensi avvenne nell’aprile del 2010, alcuni mesi dopo la presentazione ufficiale sul palco. L’attesa era stata lunga, alimentata da indiscrezioni, curiosità e anche da parecchio scetticismo. Apple lo aveva descritto come un dispositivo nuovo, pensato per ritagliarsi uno spazio tra smartphone e notebook, ma all’inizio non tutti erano convinti che quel prodotto avesse davvero un senso preciso.
Eppure il primo iPad aveva già qualcosa di molto chiaro: non voleva sostituire tutto, voleva rendere più semplice e più immediato un certo tipo di utilizzo. Guardare video, leggere libri e riviste, navigare sul web, gestire la posta elettronica, ascoltare musica. Tutto passava attraverso uno schermo più ampio, più comodo e più adatto alla fruizione dei contenuti rispetto a quello dell’iPhone.
Un prodotto semplice, ma con un’idea molto precisa
Il modello originale arrivava con display multitouch da 9,7 pollici, processore Apple A4 da 1 GHz e tagli di memoria da 16, 32 e 64 GB. Non aveva fotocamera, un’assenza che oggi fa impressione se si pensa a quanto quel componente sia diventato normale in quasi ogni categoria di prodotto. Anche la versione con connettività cellulare non fu immediata, perché arrivò solo qualche settimana dopo.
Guardato con gli occhi di oggi, quel primo iPad appare quasi essenziale. Ma proprio questa sua semplicità aiutava a chiarire la proposta di Apple. Non era pensato come un computer tradizionale in miniatura, né come un telefono gigante. Era un dispositivo costruito per stare sul divano, sul tavolino, in treno o in aereo, pronto a offrire un’esperienza più comoda per leggere, toccare, guardare e sfogliare.
Le critiche iniziali e il cambio di percezione
Prima dell’uscita, non mancarono giudizi molto duri. Una parte dei commentatori liquidò il nuovo tablet come un prodotto poco ispirato, incapace di giustificare davvero la sua esistenza. Il paragone con un grande iPod touch o con un iPhone sovradimensionato accompagnò il debutto del dispositivo già nelle ore successive alla presentazione.
Molte di quelle valutazioni, però, nascevano senza aver provato davvero il prodotto. Quando iniziarono ad arrivare le prime recensioni basate sull’uso reale, il tono cambiò. Emersero soprattutto la comodità dell’interfaccia, l’immediatezza dell’esperienza e quella sensazione di leggerezza nell’uso quotidiano che Apple cercava da tempo nei suoi prodotti.
Il punto decisivo era proprio questo: il primo iPad non colpiva tanto per una scheda tecnica aggressiva, quanto per il modo in cui riusciva a rendere naturale qualcosa che prima non lo era del tutto. Usarlo per leggere, navigare o guardare un film diventava più immediato e piacevole, e questo finì per contare più di molte perplessità iniziali.
Il pubblico capì subito dove poteva arrivare
Al di là delle discussioni, furono le vendite a chiarire il peso del lancio. Apple riuscì a vendere centinaia di migliaia di unità già nel giorno del debutto e il ritmo restò altissimo nelle settimane successive. Nel giro di poco, l’iPad si trasformò nella nuova categoria di prodotto Apple con l’avvio commerciale più forte fino a quel momento.
È anche questo che rende ancora interessante ricordare quel debutto. Non tanto perché fosse perfetto o completo, ma perché mostrò in modo molto netto una caratteristica tipica di Apple nei suoi momenti migliori: arrivare su un’idea già immaginata da altri, ma darle una forma finalmente comprensibile e desiderabile per il grande pubblico.
Oggi il primo iPad appare lontanissimo dai modelli attuali, molto più potenti e maturi, ma resta il punto da cui tutto è partito. Ed è difficile guardare alla storia del tablet senza tornare a quel momento in cui un oggetto accolto con dubbi e ironie cominciò invece a cambiare le abitudini di milioni di persone.