Occhi stanchi da smartphone: le impostazioni di iPhone e Android per ridurre l’affaticamento visivo

Chi passa molte ore davanti allo smartphone, per lavoro, studio o semplice abitudine, lo sa bene: a un certo punto arrivano occhi secchi, bruciore, vista un po’ appannata e, talvolta, mal di testa.
Chi passa molte ore davanti allo smartphone, per lavoro, studio o semplice abitudine, lo sa bene: a un certo punto arrivano occhi secchi, bruciore, vista un po’ appannata e, talvolta, mal di testa.
Occhi stanchi da smartphone: le impostazioni di iPhone e Android per ridurre l’affaticamento visivo

Non è solo stanchezza. Il display, soprattutto se regolato male, può aumentare lo sforzo degli occhi e rendere più faticosa la messa a fuoco. Gli specialisti parlano di Digital Eye Strain, cioè affaticamento visivo digitale. Non significa che lo schermo rovini la vista in modo permanente, ma può peggiorare il comfort, disturbare il sonno e rendere pesante anche una serata tranquilla sul divano, telefono in mano.

Il Digital Eye Strain nasce da più fattori messi insieme. Quando si legge sullo schermo dello smartphone si sbattono meno le palpebre, spesso si tiene il telefono troppo vicino al viso e si passa di continuo dalla luce forte alla penombra. Dopo un po’ gli occhi presentano il conto: irritazione, bruciore, sensazione di sabbia, difficoltà a mettere a fuoco e, in alcuni casi, mal di testa. “Non è solo una questione di ore davanti al display”, spiegano gli oculisti.

Luminosità automatica, Extra Dim e Riduci punto di bianco: le regolazioni da attivare subito

Contano anche distanza, contrasto e luminosità. Una stanza buia con lo schermo al massimo, per esempio, obbliga gli occhi ad adattarsi di continuo. La sera, poi, quando la stanchezza è già lì, basta poco. Anche pochi minuti prima di dormire possono pesare più del previsto.

Donna stanca si strofina un occhio mentre guarda lo smartphone in una stanza illuminata da una lampada
Una scena serale di uso dello smartphone che richiama l’affaticamento visivo e l’importanza di regolare luminosità e filtri.

La prima voce da controllare è la luminosità automatica, disponibile su iPhone e su molti dispositivi Android. Serve ad adattare il display alla luce dell’ambiente: stanza, ufficio, strada. Su iPhone si trova in Impostazioni, poi Accessibilità, Schermo e dimensioni testo, quindi Luminosità automatica.

Su Android il percorso cambia in base al marchio, ma di solito è in Impostazioni e Display, con nomi come Luminosità adattiva o Luminosità automatica. Di sera, però, il livello minimo non sempre basta. Per questo Apple mette a disposizione Riduci punto di bianco, una funzione che abbassa l’intensità dei colori più chiari: si attiva da Accessibilità e si regola con un cursore, spesso tra l’80 e il 90% per chi legge al buio. Su Android 12 e versioni successive c’è una funzione simile, Extra Dim, presente per esempio su Samsung Galaxy e Google Pixel. È una regolazione piccola, quasi nascosta. Ma la differenza si vede.

Nelle ore serali può essere utile programmare il filtro luce blu. L’esposizione prolungata alla componente blu del display, infatti, può interferire con il ritmo sonno-veglia e con la produzione di melatonina, l’ormone legato al riposo. Su iPhone la funzione si chiama Night Shift e si trova in Impostazioni, Schermo e luminosità: da qui si può scegliere l’attivazione dal tramonto all’alba oppure impostare un orario preciso. Su Android i nomi cambiano: Luce notturna sui Pixel, Eye Comfort Shield sui Samsung, Modalità lettura su Xiaomi. Il risultato, però, è simile: lo schermo diventa più caldo, meno freddo.

Anche la modalità scura può dare una mano, soprattutto in ambienti poco illuminati, perché riduce la luce emessa dal display e attenua il contrasto con la stanza. Non è detto, però, che vada bene per tutti. Alcune persone con miopia o astigmatismo leggono meglio su sfondo chiaro. Su iPhone si attiva da Schermo e luminosità, scegliendo l’aspetto Scuro; su Android, in genere, da Display e Tema scuro.

Distanza dallo schermo e regola 20-20-20: le abitudini da affiancare alle impostazioni

Le impostazioni aiutano, ma non bastano da sole. Tenere lo smartphone troppo vicino agli occhi, magari a meno di 30 centimetri, costringe i muscoli oculari a lavorare di più per mantenere la messa a fuoco. Apple ha introdotto sugli iPhone compatibili con fotocamera TrueDepth, da iPhone X in poi, la funzione Distanza schermo, dentro Tempo di utilizzo: se il telefono resta troppo vicino per un certo periodo, compare un avviso che invita ad allontanarlo.

Poi c’è la regola del 20-20-20, consigliata spesso dagli oculisti: ogni 20 minuti bisogna guardare per almeno 20 secondi un punto distante circa 20 piedi, cioè poco più di sei metri. Sembra una pausa minima, quasi banale. In realtà permette agli occhi di rilassarsi. Meglio anche ricordarsi di sbattere le palpebre, tenere il telefono tra 30 e 40 centimetri dal viso ed evitare l’uso prolungato al buio. Tra luminosità adattiva, Extra Dim, Riduci punto di bianco, Night Shift, modalità scura e distanza corretta, il telefono resta lo stesso. Cambia, però, il modo in cui gli occhi lo sopportano.

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