Amazon dovrà corrispondere un rimborso agli utenti per il mancato invio di questi documenti

Amazon dovrà corrispondere un rimborso agli utenti per il mancato invio di questi documenti

Amazon dovrà pagare 2,25 milioni di dollari negli Stati Uniti per chiudere, nel 2026, le contestazioni della Federal Trade Commission e del Dipartimento di Giustizia. L’accusa è pesante: il gruppo di Seattle avrebbe messo ostacoli alle vittime di furto d’identità che chiedevano i documenti necessari per ricostruire account e transazioni fraudolente aperti a loro nome.

La denuncia FTC: documenti negati alle vittime di account e transazioni fraudolente

Secondo la denuncia presentata dal Dipartimento di Giustizia su segnalazione della FTC, Amazon avrebbe più volte negato, o comunque reso complicato, l’accesso ai documenti legati a transazioni non autorizzate e account fraudolenti. Per chi subisce un furto d’identità, sono carte fondamentali: ricevute, indirizzi, dettagli degli ordini, informazioni utili per fermare altri danni e presentare una denuncia completa.

In un caso citato dall’agenzia americana, un consumatore che contestava addebiti non autorizzati sarebbe stato invitato a “indovinare” il nome usato dal truffatore per ottenere i dettagli dell’operazione. Una richiesta paradossale. La FTC sostiene anche che Amazon avrebbe talvolta richiamato ragioni di sicurezza o privacy proprio davanti a persone che stavano cercando di difendersi da una frode già subita.

Persona alla scrivania con documenti in mano, laptop con icona lucchetto e pacco di cartone, in un contesto di verifica

Documenti e schermata di sicurezza su laptop evocano la gestione di richieste e contestazioni per frodi online.

Il nodo del Fair Credit Reporting Act e gli obblighi violati da Amazon

Al centro della vicenda c’è il Fair Credit Reporting Act, la legge federale americana che tutela correttezza, precisione e riservatezza delle informazioni sui consumatori, soprattutto quando entrano in gioco credito, identità e dati personali. La parte contestata è la sezione 609(e): impone alle aziende di consegnare, su richiesta della persona interessata, i documenti relativi a operazioni o conti aperti in modo fraudolento a suo nome.

Non è burocrazia fine a sé stessa. Serve alla vittima per capire che cosa è successo, mostrare le prove alla banca, alle piattaforme coinvolte e, se necessario, alla polizia. Secondo l’autorità, Amazon non avrebbe avuto una procedura scritta per gestire queste richieste fino all’inizio del 2025, quando la società era già a conoscenza dell’indagine. La FTC ha segnalato anche presunti rifiuti alle forze dell’ordine, comprese quelle che intervenivano per conto dei consumatori colpiti.

Accordo da 2,25 milioni: cosa cambia per consumatori e forze dell’ordine

L’accordo prevede il pagamento di 2,25 milioni di dollari, indicato dalla FTC come la sanzione più alta mai ottenuta per una violazione della sezione 609(e) del FCRA. Per Amazon, però, non è solo una questione di soldi. Il gruppo dovrà rispettare le richieste legittime delle vittime di furto d’identità e delle autorità che agiscono per loro, spiegare in modo chiaro ai consumatori come ottenere i documenti e ricontattare chi, da aprile 2024, aveva già chiesto informazioni senza riceverle.

In concreto, alcuni utenti potrebbero finalmente accedere ai fascicoli rimasti bloccati, con possibili rimborsi o correzioni legate alle frodi subite. Intanto Amazon resta sotto osservazione anche fuori dagli Stati Uniti: in Italia è ancora aperta la vicenda della sanzione da 1,128 miliardi di euro decisa dall’Antitrust nel 2021, su un fronte diverso, quello della concorrenza nei servizi logistici.

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