19 app cinesi che stai usando senza saperlo

Quando si parla di app cinesi il pensiero corre subito a TikTok, ma l’ecosistema è molto più ampio e silenzioso di quanto sembri. Diverse applicazioni che apriamo ogni giorno hanno radici a Pechino, Shenzhen o Hangzhou senza che la cosa sia evidente.
Quando si parla di app cinesi il pensiero corre subito a TikTok, ma l’ecosistema è molto più ampio e silenzioso di quanto sembri. Diverse applicazioni che apriamo ogni giorno hanno radici a Pechino, Shenzhen o Hangzhou senza che la cosa sia evidente.
19 app cinesi che stai usando senza saperlo

Il caso più noto è anche il più sottovalutato, perché TikTok non viaggia da solo. La sua casa madre, ByteDance, controlla un’intera costellazione di app diffusissime in Occidente: l’editor video CapCut, da tempo tra i più scaricati anche in Italia, il social fotografico Lemon8, l’app di fotoritocco Hypic e lo strumento di produttività Lark. Sono prodotti pensati per il pubblico internazionale, al punto che pochi li associano spontaneamente alla Cina.

Il secondo grande blocco è quello dell’e-commerce. Temu, esplosa anche da noi a colpi di prezzi stracciati, fa capo a PDD Holdings, lo stesso gruppo dietro il colosso Pinduoduo. Shein, nata a Nanchino e oggi con quartier generale a Singapore, ha conquistato il fast fashion mondiale, mentre AliExpress e Taobao appartengono all’universo Alibaba, che controlla anche il sistema di pagamenti Alipay. A questi si aggiunge Xiaohongshu, conosciuto in Occidente come RedNote, l’app lifestyle diventata virale quando milioni di utenti americani vi si erano riversati per protesta contro il possibile blocco di TikTok.

Le App che usiamo senza nemmeno rendercene conto

Meno intuitivo è scoprire che anche alcuni strumenti di navigazione hanno proprietà cinese. Il browser Opera, storicamente percepito come norvegese, è passato nel 2016 sotto il controllo di un consorzio guidato da investitori cinesi, mentre UC Browser è da anni parte della galassia Alibaba. Persino diverse app di fotoritocco molto popolari, come quelle della famiglia BeautyPlus, fanno capo alla cinese Meitu.

Le App che usiamo senza nemmeno rendercene conto-melablog.it

Il capitolo più sorprendente è però quello dei videogiochi mobile. Tencent, gigante di Shenzhen, è editore diretto di titoli come PUBG Mobile e Call of Duty Mobile, sviluppato dal suo studio TiMi, oltre a Honor of Kings. Ma la sua influenza va ben oltre: il gruppo detiene quote rilevanti in studi occidentali dietro alcuni dei giochi più giocati al mondo, da League of Legends a Clash of Clans fino a Fortnite. Chi gioca quotidianamente sul telefono, insomma, ha buone probabilità di avere a che fare con capitale cinese senza saperlo.

L’elenco che circola comprende così una ventina di nomi che spaziano dai social all’e-commerce, dai browser ai giochi, fino alle utility come Likee per i video brevi. La questione non è demonizzare: non tutte le app cinesi sono per definizione pericolose, e molte offrono servizi tra i migliori sul mercato. Il tema, semmai, è la consapevolezza. Lo scorso aprile l’FBI ha rilanciato negli Stati Uniti un avviso sui rischi legati alla raccolta dati di alcune applicazioni straniere, ricordando quanti permessi concediamo all’installazione: accesso alla rubrica, agli identificativi del dispositivo, alla posizione. Sapere da dove arriva un’app e quali dati le stiamo affidando è il primo passo per usarla con cognizione di causa, qualunque sia la sua nazionalità.

Ti consigliamo anche

Link copiato negli appunti
Change privacy settings
×