Greenpeace su Apple: processo alla campagna

pubblicato: venerdì 29 settembre 2006 da Simone Gambirasio in: Varie

Ok, ora se riusciamo facciamo un esperimento. La campagna lanciata pochi giorni fa da Greenpeace, non contro Apple ma su Apple, ha destato commenti contrastanti tra tutti. Anche tra voi, ho notato. Già in questo senso ha ottenuto quello che per me è un nobile scopo, a prescindere da come la si pensi: far pensare e parlare.

Ora proviamo a riassumere punti di forza e debolezza della campagna con un giochetto. Marcello di Melablog e Giona di Ecoblog, in base ad una traccia comune, potranno fare gli “avvocati” di difesa e accusa alla campagna. Ovviamente si tratta di una forzatura, noi di Melablog non chiudiamo gli occhi, e i ragazzi di Ecoblog, tra l’altro, amano Apple. Ma con una artificiosa separazione netta si può provare a mettere ordine nelle opinioni. Le indispensabili sfumature di grigio nei commenti…

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“PRO”: Giona, Ecoblogger
Per onor della cronaca bisogna dire che Greenpeace non sta puntando il dito solo verso la Apple. E’ già da alcuni mesi che Greenpeace ha lanciato la campagna “Hi-Tech: Highly toxic ” che cerca di incidere su tutto il mercato dell’elettronica di consumo. A fine Agosto l’associazione aveva pubblicato una pagella ambientale dei più importanti brand dell’elettronica del mondo. I giudizi si basavano unicamente sui dati forniti dalle aziende stesse e si possono quindi considerare imparziali. Bisogna ammettere che la Apple appariva tra gli ultimi posti.
D’altra parte è innegabile che con queste ultime iniziative - il fake del sito e quello dello spot - sembra che Greenpeace stia concentrando la maggior parte dei propri sforzi soprattutto sul fronte Apple. Questa scelta è sicuramente dovuta al fatto che la Apple possiede un Brand incredibile, in forte crescita, e che può vantare una comunità fedele ed attenta, che qualsiasi altra azienda può solo sognare di avere. Questo però, e lo dico anche come vero appassionato di macintosh, non deve essere visto come una cosa strumentale o negativa: la Apple è universalmente riconosciuta come l’azienda più innovativa e più copiata del mondo, poter cambiare le proprie politiche ambientali pone le basi per una rivoluzione dell’intera industria dell’elettronica. E’ qualcosa di cui si può andare fieri.

Ma cos’è che chiede Greenpeace in concreto? Sostanzialmente le richieste di Greenpeace sono due: l’eliminazione di sostanze ritenute altamente tossiche da tutta la catena di produzione, e l’istituzione di un programma mondiale di ritiro e riciclo dei prodotti non più utilizzati.
Per quanto riguarda il primo punto penso sia difficile contestare le posizioni degli ambientalisti: l’elettronica contiene moltissime sostanze tossiche come mercurio, piombo, polivinil cloruro (PVC), ritardanti di fiamma (BFRs). Contemporaneamente i volumi di vendita di questo mercato sta aumentando in maniera esponenziale, con un ricambio dei nostri giocattoli elettronici sempre più rapido. E’ evidente che qualcosa deve essere cambiato e che questo deve essere fatto anche in fretta. In questo settore, purtroppo, la Apple risulta essere indietro rispetto alle concorrenti: Dell e Hp hanno promesso di eliminare a breve tali sostanze dai propri prodotti, mentre la Nokia aveva eliminato il PVC già dal 2005 e eliminerà i ritardanti di fiamma a partire dal 2007 .
 
L’altra questione, quella del riciclaggio, è strettamente legata alla prima. Se un oggetto contiene sostanze tossiche diventa molto più difficile, pericoloso e costoso poterlo riciclare. Se le aziende fossero responsabili di recuperare i propri prodotti, diventerebbe essenziale progettare oggetti facilmente riciclabili.

C’è inoltre una responsabilità morale: oggi la maggior parte dei prodotti elettronici finiscono nelle discariche dei paesi in via di sviluppo - India e Cina in primis - dove vengono smaltiti senza nessuna precauzione.
Anche su questo fronte, bisogna registrare che la Apple si è fatta superare da molti altri concorrenti: HP e Dell hanno già un programma di recupero su scala mondiale, mentre la Apple recupera i propri prodotti solo negli Stati Uniti.

“CONTRO”: Marcello, Melablogger

Come al solito Greenpeace cerca di farsi un po’ di pubblicità prendendo di mira un soggetto conosciuto e “di moda” come Apple. In passato si fece la stessa cosa con Nike, Coca Cola e altre; non è un caso, infatti, che non siamo qui a parlare della campagna di Greenpeace contro “Bonfiglioli Riduttori” (con tutto il rispetto). Apple è sulla cresta dell’onda, tutto quello che tocca Steve Jobs in questo periodo diventa oro. Tutti cercano di ottenere la propria fetta, ambientalisti compresi.

Per quanto riguarda la campagna in senso stretto, è necessario approfondire. I temi messi in evidenza da Greenpeace sono fondamentalmente 2: l’uso di presunte sostanze nocive nei prodotti e l’inquinamento derivato dai prodotti gettati nella spazzatura perché obsoleti.
Andiamo con ordine.

Prima cosa: chi e come decide cosa è nocivo e cosa non lo è?
Sia in Europa che negli USA esistono degli enti preposti al controllo dei prodotti che devono essere messi in commercio. Se i prodotti superano questi controlli, viene loro applicato il marchio FCC o CE e vengono messi negli scaffali dei negozi. Proprio recentemente, la comunità europea ha varato una normativa più restrittiva in questo senso, alcuni prodotti con mela non la rispettavano, e sono stati immediatamente tolti dal commercio.

E’ evidente quindi come esista una catena di controllo che agisce in maniera totalmente trasparente.
Veniamo al secondo punto: Apple dovrebbe assumersi la responsabilità dello smaltimento dei prodotti obsoleti. Io mi chiedo, ma perché e soprattutto a quale titolo. Se io compro un pollo al supermercato, questo marcisce e decido di buttarlo via. Dovrebbe forse venire un addetto del supermercato a gettare il sacchetto con il pollo nella spazzatura?
E ancora, perché dovrebbe essere Apple ad occuparsi di questo? Se il berillio o il mercurio sono dentro un chip della NVIDIA o della Intel, non dovrebbero essere allora loro ad occuparsi dello smaltimento?

E poi, perché solo Apple? I computer con la mela sono solo il 4% del totale, magari non converrebbe focalizzarsi su produttori con volumi maggiori? O forse attaccare Lenovo non fa altrettanto clamore che attaccare Apple?

Come vedete, dunque, la faccenda è molto più complicata e con molte più sfaccettature di quanto sembri.

Siamo perfettamente d’accordo sulla necessità di correzioni nel nostro stile di vita e nelle dinamiche industriali. Ma è una via che va intrapresa con mezzi istituzionali, leggi e normative chiare, controlli scrupolosi e sanzioni anche pesanti.

Non siamo però d’accordo se si vuole cavalcare la notorietà di un marchio per promuovere una campagna per quanto giusta nei principi, errata nei contenuti di base.
E non è giusto penalizzare solo Cupertino, a causa della sua notorietà.
“Nulla poena sine lege”.

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Commenti dei lettori

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  • Profilo di dome

    dome

    29 set 2006 - 19:42 - #1
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    Personalmente sono molto più preoccupato per le condizioni dei lavoratori in Cina o negli altri paesi asiatici rispetto al discorso riciclaggio.
    Se ne sentono ogni giorno di tutti i tipi.
    Meglio un computer gettato in un fosso che un essere umano (quasi) schiavizzato.

  • Profilo di Brad_dd

    Brad_dd

    29 set 2006 - 19:42 - #2
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    Assolutamente daccordo con Marcello!

  • Profilo di Saint Andres

    Saint Andres

    29 set 2006 - 20:31 - #3
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    Anche il problema delle persone schiavizzate ha talmente tante variabili da tenere in conto che è difficile parlare di certe questioni.
    Certo i produttori dovrebbero preoccuparsi per le condizioni di lavoro degli operai che cotruiscono i propri prodotti, però è anche vero che di solito i vari brand (prendiamo Apple) subappaltano la produzione ad alcune ditte che si occupano di produrre i vari componenti. Insomma a questo punto Apple non ha il controllo diretto sugli operai, ma è la ditta che ha l’appalto che è a contatto con i lavoratori.
    Consideriamo anche i governi di alcuni paesi dell’estremo oriente che non garantiscono nessun diritto ai propri lavoratori, permettendo ogni diritto ai datori di lavoro nei confronti degli operai.
    Bisogna anche prendere atto della dura legge del consumo, si tende a prendere ciò che costa meno, se Apple facese fare l’iPod ad americani, con turni di 8 ore, in camice bianco, puliti, che quando sono stanchi hanno la loro pausa di certo l’iPod costerebbe cifre folli. A quel punto chi comprerebbe più qualcosa?

  • Profilo di dome

    dome

    29 set 2006 - 20:53 - #4
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    Hai ragione, il mondo si regge sulle disuguaglianze. Terribile ma vero.

  • (Ale)

    29 set 2006 - 21:59 - #5
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    ma sei di Bologna che conosci Bonfiglioli riduttori?

  • (alfredo)

    29 set 2006 - 22:24 - #6
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    L’ho già scritto in un altro Blog, alla fine di un post ENORME (Grazie Anto…).
    Giona centra il problema in pieno: il consumo di elettronica è in crescita ed il ricambio è troppo veloce, tutto qui.
    Inutile preoccuparsi della riciclabilità o della tossicità dei prodotti eletronici obsoleti.
    Quasi a volersi liberare da ogni responsabilità: non è colpa mia di consumatore, ma colpa della ditta che non li rende puliti abbastanza.
    Grillo diceva, commentando una ditta che pubblicizzava un orologio costruito con materiali “ecologici”: “L’orologio più ecologico è quello che avete al polso!”
    Bisogna fare in modo da ridurre la velocità di ricambio.
    Modo più veloce?
    Aumentare il prezzo dei Gadgetz, semplice, banale ed impossibile da fare.
    Almeno per un’impresa che concorre con altre sul Libero (Sic!) Mercato.
    E se lo facesse un governo o un’istituzione, metterebbe in crisi le multinazionali e con questo la propria economia (nel caso del governo).
    E’ il nostro modello economico che non funziona, non Apple o altri.
    Tutto qui.
    Altro che cromo esavalente, PVC, BFR o qualunque altra sigla si vogliano inventare.

  • (Folletto Malefico)

    30 set 2006 - 00:28 - #7
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    Vedo che la disinformazione ha colpito in parte anche Ecoblog, quando dice: “Bisogna ammettere che la Apple appariva tra gli ultimi posti.”.

    Purtroppo, quel report di Greenpeace era SBAGLIATO e loro stessi lo hanno ammesso dopo che sono stati colti in fallo da alcuni blogger.

    Questo non significa naturalmente che Apple sia da difendere e Greenpeace da biasimare. Solo, trovo triste che GP utilizzi una campagna simile contro una azienda comunque piccola (rispetto agli altri) e già attiva in quel senoso (campagne già attivate da Apple), peraltro con dati parzialmente tendenziosi.

    W Greenpeace e coraggio… solo che i fondi potrebbero cercarli in altro modo: perdono un po’ della loro integrità morale facendo questi giochetti.

    Prendo a prestito un commento su Digg a proposito di questo post che ho segnalato:
    “The more fear Greenpeace spreads, the more money they get.”

  • (ƒederico)

    30 set 2006 - 01:37 - #8
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    @Marcello:

    Veniamo al secondo punto: Apple dovrebbe assumersi la responsabilità dello smaltimento dei prodotti obsoleti. Io mi chiedo, ma perché

    Leggi quanto ha scritto Giona ;)

    Visto che smaltire/riciclare certi composti è più difficile (cioè più costoso), se le aziende fossero tenute a farsi carico delle macchine dismesse sarebbero anche incentivate ad usare composti più facilmente riciclabili/smaltibili/etc.

    Questo è il “perché”.

    Detto questo poi è anche curioso leggere una frase come quella (”perché dovrebbe farlo”) quando, come riconosciuto anche da Greenpeace, negli USA Apple già lo fa!

    Se compri un Mac puoi rottamare il tuo computer vecchio, anche se prodotto da altri:

    http://www.apple.com/environment/recycling/program/index.html

    È evidente quindi che con una operazione del genere il suo “ritorno” ce l’ha (presumbilmente più che altro in termini di immagine - cosa non da poco in ogni caso).

    Perché questa campagna non viene estesa anche in tutti gli altri paesi in cui Apple commercializza i suoi prodotti?

    Se io compro un pollo al supermercato, questo marcisce e decido di buttarlo via.

    Carne e ossa Vs. plastica e metalli. Cosa inquina di più?

    Penso si possa dire con una certa sicurezza che l’impatto ambientale di un pollo è trascurabile, rispetto a quello di un computer ;)

    L’”imballaggio” (in genere carta o polestirolo + cellophan) in cui è avvolto il pollo, invece, puoi smaltirlo negli appositi bidoni (hint: raccolta differenziata).

    Certo se a chi confeziona i prodotti per la grande distribuzione fosse imposto di farsi carico dei costi di smaltimento dell’imballaggio, al ritorno dal supermercato avremmo meno carta e plastica da buttar via. Ma questo è un altro discorso.

    E ancora, perché dovrebbe essere Apple ad occuparsi di questo? Se il berillio o il mercurio sono dentro un chip della NVIDIA o della Intel, non dovrebbero essere allora loro ad occuparsi dello smaltimento?

    Certo che no!

    Quando vai in un negozio chiedi un “MacQualcosa“, non un “Processore Intel + Scheda Grafica NVIDIA + Hard Disk Foo + Combo Drive Bar + Batteria Pirotecnica Sony + …”.

    Del resto noi altri ci pavoneggiamo continuamente del Mac come “assemblato” in pezzi accuratamente scelti da Apple per funzionare bene insieme.

    Bene, dato che è Apple a decidere di usare un componente piuttosto che un altro, è Apple che può fare pressioni sul produttore del componente X per fargli rimuovere il composto Y.

    È Apple quindi che deve prendersi il mio Mac che non funziona più, disassemblarlo, e smaltirne i pezzi presentando poi il conto a Intel, NVIDIA o altri.

    Altrimenti, chi deve farlo? L’utente? Gli facciamo smontare il Mac e spedire i pezzi ai rispettivi produttori?

  • Profilo di Marcello Majonchi

    Marcello Majonchi

    30 set 2006 - 06:52 - #9
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    @Ale
    Si, sono proprio un felsineo! :-)

    @Federico
    Cito dal post:
    “Ovviamente si tratta di una forzatura, noi di Melablog non chiudiamo gli occhi, e i ragazzi di Ecoblog, tra l’altro, amano Apple. Ma con una artificiosa separazione netta si può provare a mettere ordine nelle opinioni.” ;-)

  • 0 punti
    Up Down

    […] Non mi hanno toccato le critiche alla campagna, come quella letta su Melablog: Greenpeace cerca di farsi un po’ di pubblicità prendendo di mira un soggetto conosciuto e “di moda” come Apple. […] E non è giusto penalizzare solo Cupertino, a causa della sua notorietà. […]

  • (ƒederico)

    30 set 2006 - 12:26 - #11
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    sì sì, ma artificiose forzature oppure no, è stato scritto che la campagna è “errata nei contenuti di base” portando l’esempio del pollo ;)

  • (simo)

    30 set 2006 - 13:13 - #12
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    apple lo fa negli usa perchè costretta. dove non è costretta non lo fa’, si risparmia

    quella del pollo è fantastica…siete dei fanatici…hp e dell qualcosina fanno…si “assumono le responsabilità di quel che producono”, apple se ne frega dell’inquinamento del riclicaggio e voi, come sempre del resto, non fate che giustificarla…

    “E ancora, perché dovrebbe essere Apple ad occuparsi di questo?”
    bah, che siete tristi

    “Siamo perfettamente d’accordo sulla necessità di correzioni nel nostro stile di vita e nelle dinamiche industriali. Ma è una via che va intrapresa con mezzi istituzionali, leggi e normative chiare, controlli scrupolosi e sanzioni anche pesanti.”
    hai pensato che forse anche noi, con la nostra testa, liberi da preconcetti e maestri di se stessi e con quella volontà da rinnovare ogni giorno di comportarci nel modo migliore possibile potremmo cambiare le cose?

    com’è che si diceva….”think different”?

  • (Folletto Malefico)

    30 set 2006 - 22:19 - #13
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    @ simo:
    com’è che si diceva….”think different”?

    …but before, read it.

    Il commento mio poco sopra rispondeva già al tuo commento. Ti è sfuggito?

    Fai uscite come “apple se ne frega dell’inquinamento del riclicaggio” quando questo è falso. Tanto per dire:
    http://www.apple.com/environment/recycling/nationalservices/europe.html

    …ovviamnete in aggiunta al fatto, sopra citato, della ritrattazione e degli errori nel primo report di Greenpeace.

  • (ƒederico)

    30 set 2006 - 23:36 - #14
    0 punti
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    Fai uscite come “apple se ne frega dell’inquinamento del riclicaggio” quando questo è falso

    Per curiosità hai dato una occhiata veloce alla “scorcard” e le pagine di questa nuova campagna? :)

    Oppure hai letto solo la “confutazione” fatta da chi tira in ballo “First hand reports from Apple employees” (”mio cuggino mio cuggino…”) sulle richieste di denaro a Steve Jobs?

    “Tanto per dire”, sia nel primo report che questa nuova campagna ad Apple viene rinfacciato di non avere un programma di riciclaggio in ogni paese in cui commercializza i prodotti. Ed è vero, lo conferma - gulp! - pure Apple, nella pagina che hai riportato tu!

    Tu qui:
    http://www.apple.com/environment/recycling/nationalservices/europe.html

    Vedi informazioni su come riciclare il tuo vecchio Mac qui in Italia? A me pare che si parli del solo imballaggio.

  • (simo)

    01 ott 2006 - 09:48 - #15
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    @ Folletto Malefico
    …but before, read it

    “Apple Recycling in Italy

    Packaging

    The national collection and recycling program for packaging in Italy is Conai. Apple customers can dispose of their packaging waste at local packaging collection points or in dedicated disposal bins available in some municipalities.”

    “Il commento mio poco sopra rispondeva già al tuo commento. Ti è sfuggito?”
    no ma infatti non mi riferivo a te : )
    mi sembrava pure superfluo spiegare…apple commercializza il prodotto e apple ne ha le responsabilità
    ridicole sono le motivazioni contro questa tesi, vedi l’argomento del pollo
    ma su questa campagna ho letto tante di quelle cose…apple user che fanno finta di nulla consolandosi che “il pc produce in più inquinamento mentale mentre il mac produce goduria mentale”…dico si può? -fonte: un commento su italiamac

    apple fa’ molto meno rispetto i suoi concorrenti, e il fatto che rappresenti il 4% non vuol dire nulla, dato che come marchio vale molto di più
    per noi apple user vale molto di più, e non parlo in termini informatici o tecnologici ma di life style…almeno…per me è così : )

    io non ho tirato in ballo nessun report
    la mia -hèlas- era una sorta di tirata morale -hèlas- : se vogliamo cambiare le cose dobbiam prima partire da noi

  • designerblog

    03 ott 2006 - 10:37 - #16
    0 punti
    Up Down

    […] […]

  • […] Ma ho voluto approfondire ancora di più il discorso ed ho trovato un’interessantissimo confronto effettuato l’anno scorso da melablog tra un utente “Ecologico” ed uno “Apple”: un bel confronto (che evidenziava già la problematica circa un anno fa!!!!) di cui vi riporto le parti migliori: Giona di Ecoblogger “Ma cos’è che chiede Greenpeace in concreto? Sostanzialmente le richieste di Greenpeace sono due: l’eliminazione di sostanze ritenute altamente tossiche da tutta la catena di produzione, e l’istituzione di un programma mondiale di ritiro e riciclo dei prodotti non più utilizzati. Per quanto riguarda il primo punto penso sia difficile contestare le posizioni degli ambientalisti: l’elettronica contiene moltissime sostanze tossiche come mercurio, piombo, polivinil cloruro (PVC), ritardanti di fiamma (BFRs). Contemporaneamente i volumi di vendita di questo mercato sta aumentando in maniera esponenziale, con un ricambio dei nostri giocattoli elettronici sempre più rapido. E’ evidente che qualcosa deve essere cambiato e che questo deve essere fatto anche in fretta. In questo settore, purtroppo, la Apple risulta essere indietro rispetto alle concorrenti: Dell e Hp hanno promesso di eliminare a breve tali sostanze dai propri prodotti, mentre la Nokia aveva eliminato il PVC già dal 2005 e eliminerà i ritardanti di fiamma a partire dal 2007 . […]

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